domenica, 10 giugno 2007

Prima di lasciarvi alla lettura vorrei scusarmi per la prolungata assenza ma purtroppo non ho avuto molta ispirazione nello scrivere e quindi sono un po' scomparsa. Vedrete questa cosa dal fatto che il post che segue non è un gran che, ma è un inizio e spero quindi che preceda il ritorno di una enorme ispirazione per post futuri!



* Sabato 06 maggio 2000 *




Toc Toc Toc Toc Toc



Un picchio.



Toc Toc Toc Toc Toc



Cosa diavolo ci fa un picchio in casa mia?



Toc Toc Toc Toc Toc



Che batte nervosamente il suo becco contro…qualcosa…cazzo saranno si è no le dieci del mattino ma cosa…



Toc Toc Toc Toc Toc



Devo alzarmi, per uccidere quell’uccellaccio…no calmi sarò anche addormentato ma non penso davvero che possa essere un picchio…



Toc Toc Toc Toc Toc



“Chiunque tu sia sappi che stai per morire!” la voce di Brett risuona rauca e grottesca dal soggiorno, lui è il peggiore dei tre quando qualche molestatore viene a svegliarci di prima mattina. Cerco di aprire gli occhi e guardo la sveglia sul comodino: prima mattina…è l’una passata.

“Affoga chiunque sia nella doccia!” sbotta Jared che probabilmente a questo punto si alzato, il signorino ha sonno leggero, e parecchia voglia di rompere le scatole, soprattutto di prima mattina. Caccio con un calcio le coperte a lato e mi passo una mano sul viso cercando di riprendere un aspetto umano, mi guardo intorno alla ricerca di una maglietta, ma poi, al diavolo, sto andando a compiere un omicidio, posso farlo anche senza maglietta.

Esco dalla stanza e mi appoggio alla stipite della porta, Brett se ne sta lì e fissa con sguardo omicida Danielle che se ne sta sorridente sulla soglia di casa nostra.

“Hai deciso di suicidarti Dan?” le chiede Jar sbadigliando mentre arranca verso la cucina spero con l’intenzione di mettere su il caffè.

“Sì, ha finalmente deciso di fare un bene per l’umanità e liberarci della sua ingombrante presenza…” commento io passandomi una mano tra i capelli, cercando di capire almeno di striscio quello che sta succedendo.

“Ambasciator non porta pena…” esclama lei entrando nel nostro appartamento ed andando in cucina e sedendosi su uno degli sgabelli.

“Proverbi del cazzo di prima mattina?” ride Brett e lei lo manda candidamente a quel paese.

“Stavo facendo colazione a casa in tutta tranquillità quando mio fratello è entrato dalla porta sbraitando, lo sapete com’è quando si incazza vero? Beh blaterava qualcosa di non troppo comprensibile ma sono riuscita a capire il messaggio ‘Vai… dire… teste di cazzo… suonare… barbeque… ammazzo… idioti…’ e poi non ricordo ma di sicuro c’erano altri insulti…” ci spiega lei tutta convinta mentre cala il silenzio e tutti e tre nel giro di un secondo un solo secondo ci ricordiamo che c’era qualcosa che dovevamo fare: suonare al barbeque di Dom, il fratello di Danielle.

“Merda!” esclamiamo all’unisono e uno più veloce dell’altro schizziamo nelle nostre camere per vestirci; Brett esce dalla sua camera saltellando con solo una gamba dei pantaloni infilata e un paio di calzini, spero puliti, in bocca; Jared si becca una colossale testata contro la porta mentre cerca di infilarsi maglietta felpa e giubbotto con un solo gesto; io cado disteso a letto mentre con una mano cerco di mettermi una scarpa e con l’altra di recuperare la maglietta che è a terra vicino all’armadio.

“Una tribù di deficienti…” commenta Danielle divertita, mentre se ne sta appollaiata sul NOSTRO sgabello, nella NOSTRA cucina a ridere di NOI.

“Io l’avevo detto da subito che era morta…” la minaccia Brett indicandola.

“Fossi in voi mi muoverei, la festa inizia tra mezzora e dobbiamo nell’ordine: farvi avere un aspetto decente, caricare gli strumenti nel pulmino, andare a prendere Nick e Mike anzi, prima svegliarli, poi farli vestire e poi caricarli nel pulmino, poi dobbiamo arrivare fino alla casa in campagna di Jason, scaricare gli strumenti, evitare di farvi uccidere da mio fratello…e poi dovreste anche iniziare a suonare, che dite?” risponde lei serafica, mentre tre paia di occhi la scrutano minacciosi.

“Tu saresti da rinchiudere…” commento tornando in camera mia per finire di vestirmi.




* 2007 *



Esco da Emergenza Uno sbuffando, è stato snervante, stancante, è stato uni schifo: due pazienti persi in meno di tre ore.

Arrivo al triage e mi guardo in giro cercando Dan, prima è andata nel pallone, la prima emergenza… è comprensibile, ma conoscendola non l’avrà presa bene, conoscendola si starà dando la colpa per qualcosa di inesistente, perché lei è così, forte, decisa ma capace di infrangersi su un nulla…

“Sam…” esclamo girandomi “…hai visto Danielle? L’infermiera… nuova…” chiedo.

“Dan? Sì penso sia in salottino!” mi risponde indicando la porta con un cenno del capo.

La ringrazio ed entro: è quasi buio, in effetti sono le otto di sera passate, Dan se ne sta seduta su un divanetto con le gambe incrociate e alza il viso appena mi vede.

“Hey…” dico semplicemente avvicinandomi e prendendo posto su una poltrona, quella vicino a lei.

“Hey…” sorride un po’ stanca, poi cade il silenzio.

“Mi dispiace per prima…” esclama un certo punto mentre gioca nervosamente con le mani, alzando semplicemente lo sguardo su di me “Non so cosa mi è preso ma…so contare fino a tre, lo giuro!”

Mi metto a ridere, non riesco a farne a meno “Lo so che sai contare fino a tre, ho fiducia in te, credo che almeno al dieci tu ci sappia arrivare Tink…” rispondo usando quel suo soprannome, quello di quando aveva si e no 12 anni e se ne andava in giro con il suo astuccio di Tinkerbell, dicendoci che un giorno ci avrebbe lasciato tutti qui e se ne sarebbe volata all’isola che non c’è…

“Chiami così ancora una volta e ti ammazzo!” esclama lei fingendo uno sguardo truce sotto cui nasconde un sorriso.

“E’ normale sbagliare…” le dico dopo un po’ “…la tensione, eri appena arrivata, insomma non te l’aspettavi…”

“Si chiamano emergenze Ray, nessuno si aspetta le emergenze ma è nostro compito essere sempre preparati… noi esitiamo, la gente muore…” risponde con una serietà che non le si addice, con una consapevolezza che ogni tanto mi stupisco di trovarle dentro, ma poi mi ricordo di chi ho davanti, una persona che ostenta una facciata ai più, riservando certe cose solo a pochi.

“Senti, non siamo invincibili! Hai sbagliato, ok, ma quel tizio sarebbe morto comunque, non voglio che tu te ne faccia una colpa, chiaro?” continuo seriamente e lei inclina la testa guardandomi senza dire niente “Hey Tink, hai capito?” continuo attirando la sua attenzione con quel soprannome, di nuovo.

“Capito…” sorride e io ricambio.

“Devo andare adesso, Neela mi aspetta qui fuori…” concludo alzandomi, prima di mettere via il camice e infilare la giacca.

“Ok, ci vediamo domani allora…” dice alzandosi a sua volta “Io finisco un paio di cose qui e… vado a casa, dovrebbe anche esserci Dom stasera!” sorride.

“Una di queste sere facciamo una rimpatriata!” dico richiudendo l’armadietto.

“L’ha detto anche Dom!” risponde lei inclinando la testa.

“A domani Tink!” rido aprendo la porta del salottino.

“A domani deficiente!” la sento rispondere alle mie spalle poco divertita.

Esco dal salottino e vedo Neela che mi sorride le vado incontro e la passo un braccio attorno alla vita “Scusa il ritardo” sorrido, ma vedo il suo sguardo spostarsi dietro di me, mi giro e vedo Dan che torna in accettazione, “Le ho parlato per quello che è successo prima, non volevo che si buttasse giù…” spiego.

“Certo” commenta lei con quel suo tono, quello di quando c’è qualcosa che non va, quello di quando il qualcosa che non va è la gelosia.

Usciamo nel piazzale ambulanze “E dai Roomie…” sorrido passandole un braccio attorno alle spalle mentre camminiamo lungo il marciapiede.

Neela scuote semplicemente un attimo la testa e non dice nulla iniziando a salire gli scalini per arrivare alla stazione della sopraelevata.

Ci fermiamo per aspettare, il treno non c’è molta gente, Neela tiene lo sguardo davanti a sé “Non mi avevi mai parlato di lei…” dice a un certo punto.

“Sono sicuro di averla nominata!” mi difendo ridendo.

“Beh mi pare una persona che merita più di un ‘L’ho nominata’, Ray mi pare che la conosciate decisamente bene, cosa sono dieci anni che la conoscete?” continua lei.

“Sì, anche qualcosa di più…” ammetto “Ma non lo so era in Australia da due anni, ok ci eravamo sentiti, via mail, un paio di telefonate…ma… non so non mi è venuto in mente, anche perché è una vita che non vedo Dom, suo fratello…” continuo scrollando le spalle, mentre finalmente arriva la metro e saliamo cercando un posto dove sederci e trovandolo in uno dei vagoni centrali.

“Dico solo che sembrate legati, molto… e insomma una che ti conosce da una vita arriva saltandoti con le braccia al collo, ridendo e scherzando come ha fatto l’altra sera al locale… e io non l’avevo neanche mai sentita nominare…” ribatte incrociando le braccia al petto senza guardarmi.

“Hey…” dico semplicemente per richiamare la sua attenzione ma lei non si gira “Hey!” ripeto prendendole il viso tra le mani “Non voglio che tu sia gelosa di lei…” dico e la sua espressione è tutta un programma “Roomie sul serio, ok? Non c’è niente che mi possa distrarre da te, lo sai vero?” scherzo con un sorriso.

“Bugiardo! L’altra sera stavo cercando di parlarti e eri distratto perfino dalla Ruota della Fortuna!” mia Accusa divertita.

“Hey! La frase segreta era una strofa di una canzone degli ACDC!” rido beccandomi una colossale sberla sul braccio.

“Vengo dopo gli ACDC?” mi accusa mettendosi a ridere.

“Dipende, dopo Highway to Hell ma prima di Back in Black!” scherzo sporgendomi per darle un bacio.

Arriviamo a casa circa una mezz’ora dopo, Neela sembra aver riguadagnato il buonumore, o almeno è quello che cerca di farmi credere, a volte penso che abbia imparato fin troppo bene a fingere che vada tutto bene.

Mi richiudo la porta alle spalle “E’ stata una giornata orribile…” commenta lasciando la borsa sopra una sedia.

“Hey…” dico a bassa voce abbracciandola da dietro e dandole un bacio sul collo “…perché nn ci buttiamo in vasca, io, te, un paio di birre e vediamo cosa succede?” propongo ridendo e lei si gira verso di me.

“Secondo te cosa succede?” mi chiede sorridendo.

“Dipende… alle nove e mezza inizia la Ruota della Fortuna!” scherzo strappandolo un bacio. “Riempi la vasca io prendo le birre!” mi dice andando in cucina.

Io lascio lo zaino per terra ed entro in bagno,togliendomi la maglietta e lanciandola sullo sgabello prima di aprire l’acqua della vasca.

Meno di dieci minuti dopo Neela è distesa nell’acqua contro di me, e io me ne sto in completo relax con la testa appoggiata al muro e gli occhi semichiusi.

“Domani a che ora attacchi?” mi chiede.

“Dieci, credo…” rispondo.

“Anche io… è una benedizione aver convinto Morris a metterci i turni uguali…” ride.

“Decisamente, non sopportavo di vederti mezzora al giorno e tra l’altro nel parcheggio ambulanze, e poi farlo nei ripostigli dell’ospedale era diventato scomodo!” commento tutto serio.

“Ray!” ride lei “Non l’abbiamo mai fatto nei ripostigli dell’ospedale comunque…” si difende.

“Hey non è una cosa di cui andare fieri eh? Anzi, è una grave mancanza!!!” ribatto.

“Non lo farò in mezzo a detersivi e spazzoloni…” continua.

“Ah sei di vedute ristrette Roomie…” la prendo in giro e ci mettiamo a ridere, rimanendo poi in silenzio per un po’.

“E della vasca da bagno che ne dici?” propongo dopo un po’.

“Direi che la vasca da bagno è perfetta…” commenta girandosi e iniziando a baciarmi…

 


| RayBarnett |
| amore, ricordi, lavoro, amicizie, roomies |

mercoledì, 28 febbraio 2007

* 18 gennaio *


“Ho solo detto che non capisco perché a metà gennaio debbano mettere le canzoni natalizie!” mi lamento finendo di allacciarmi i pattini e alzandomi in piedi.

“Siamo sul ghiaccio, al freddo… in un certo senso c’è ancora l’atmosfera natalizia, ci sono ancora le luci e le decorazioni…” ribatte Neela chiudendosi il giaccone ed alzandosi dalla panchina dopo essersi infilata i pattini da ghiaccio che le ho regalato per Natale, cercando di mantenere in maniera abbastanza comica l’equilibrio: e siamo ancora fuori dalla pista…

Siamo al Rockefeller Center, e come promesso sto per insegnarle a pattinare sul ghiaccio; c’è moltissima gente che parla e ride mentre va su e giù per l’enorme lastra di ghiaccio che si stende davanti a noi.

“Ok, va bene, ma sinceramente George Micheal sparato a simili volumi dovrebbe essere considerato illegale, Roomie!” statuisco tendendole le mani prima di scendere in pista.

“Non essere così ottuso! È un classico! Last Christmas è un classico di tutto il periodo invernale, e qui siamo nel posto più classico e turistico di New York, non possono non metterla!” dice lei mentre mi fissa, senza prendere le mie mani e senza muovere un solo passo oltre la staccionata che delimita il ghiaccio.

“Ok, ok, pattineremo al ritmo di questa meravigliosa canzone!” commento ironico, “Adesso ti muovi o no?” la prendo in giro subito dopo e lei inclina la testa rivolgendomi un’occhiata poco convinta.

“Io non ho mai pattinato in vita mia Ray!” esclama.

“Questo me l’hai ripetuto almeno una ventina di volte Neela, e ogni volta ti ho risposto che cercherò di insegnartelo!” rido appoggiandomi alla balaustra e fissandola mentre lei si guarda in giro dubbiosa.

“E se cado?” mi chiede incrociando le braccia.

“Ti tengo su io! E poi anche se dovessi cadere non è mica la fine del mondo! Ti rialzi e ricominciamo!” la rassicuro.

“Mi faccio male se cado sul ghiaccio!” ribatte lei, cercando di accampare scuse per non provare.

“Neela…” rido io scuotendo la testa, e poi mi posiziono davanti all’entrata della pista tendendole ancora una volta le mani, “Dai forza! Ci sono io di cosa hai paura?”

“Questa frase detta da te non funziona, Ray!” esclama mentre la guardo fingendomi offeso, poco prima che lei si decida finalmente a prendermi le mani e a scendere sul ghiaccio.

“Ok, adesso… io vado all’indietro, ok? Così tu puoi appoggiarti a me!” le dico e lei annuisce scettica, “E dai Neela!” rido, “Non ti sto portando al patibolo, un po’ di entusiasmo!” la prendo in giro ed anche lei si mette a ridere.

“Ok, a quanto pare devo fidarmi di te!” commenta ironica mentre inizio a muovermi lentamente all’indietro e lei fa una faccia terrorizzata, “Ray i piedi vanno dove vogliono loro!” esclama e io cerco di reprimere in malo modo una risata, “E non ridere cretino!” mi rimprovera con quel suo solito tono mentre vedo che sta per perdere l’equilibrio.

“Guarda me! Non per terra!” le spiego.

“Per quanto tu possa essere bello Ray preferisco vedere dove sto andando!” ribatte e io non posso fare altro che buttare gli occhi al cielo.

“Se guardi avanti tieni meglio l’equilibrio!” commento e lei mi rivolge un’occhiata totalmente priva di convinzione.

“Non è assolutamente vero! Se guardo te mi schianto!” mi dice.

“Hey, ti faccio davvero questo effetto?” scherzo e lei stacca la mano dalla mia, alzando il braccio e tirandomi una sberla fortissima sul braccio: in meno di un secondo si sbilancia totalmente in avanti e si aggrappa alle mie spalle facendomi cadere rovinosamente a terra insieme a lei a bordo pista.

Scoppio a ridere scuotendo la testa e la guardo “Lo vedi? Se evitavi di picchiarmi non cadevamo!” dico convinto prima di ricevere l’ennesimo pugno da parte di Neela.

“Se tu avessi evitato di fare le tue solite battute idiote…” mi rimprovera inclinando la testa e guardandomi male.

“Sei tu che hai detto che guardandomi ti saresti schiantata!” mi difendo con un sorriso che non riesce a non ricambiare, scuote la testa e poi la gira verso sinistra, verso l’enorme albero di Natale che è ancora lì nonostante sia ormai passato un po’ di tempo, sotto cui decine di persone si godono la vista dei pattinatori come noi.

“Oddio, guarda quanta gente! Ci stanno guardando tutti Ray! E ci hanno anche visto cadere!” esclama preoccupata.

“E chi se ne frega scusa!” rido, “Che ci guardino, no?”

“Abbiamo appena fatto una gran figura di merda!” ribatte.

“Roomie, è pieno di gente che cade! Che vuoi che gliene importi!” la rassicuro prendendole in viso tra le mani e dandole un bacio.

“Ti ho appena detto che ci stanno guardando tutti…” sorride a bassa voce.

“Diamogli qualcosa da guardare, no?” rispondo mentre ci mettiamo a ridere.

Mi alzo appoggiandomi alla staccionata e poi le tendo le mani per aiutarla, in meno di due minuti siamo di nuovo in pista che proviamo a pattinare, con risultati fortunatamente migliori di quelli di prima. Abbiamo da poco concluso il quarto o quinto giro quando sentiamo della confusione a bordo pista, poco dietro di noi, e girandoci vediamo due bambini a terra, uno dei due si tiene la gamba piangendo, l’altra si massaggia la testa che deve aver sbattuto sul ghiaccio;

“Vado a vedere che è successo!” dico a Neela facendola appoggiare alla staccionata e poi mi dirigo velocemente verso i ragazzini. “Tutto a posto?” chiedo e uno dei due mi risponde di sì.

“Mi sono tagliato con la lama dei pattini…” esclama l’altro trattenendo le lacrime e indicando con un cenno del capo la gamba leggermente insanguinata.

“Sono un medico!” dico rivolto alle due persone che gli stanno accanto, probabilmente i genitori, “Fammi vedere” continuo accucciandomi per vedere il taglio: non è molto profondo per fortuna ma è lungo almeno una decina di centimetri. “La lama ha tagliato i pantaloni ed è arrivata alla gamba, è superficiale ma ci vorranno dei punti, devi andare al pronto soccorso”, gli dico e i genitori annuiscono.

“Abbiamo chiamato l’ambulanza!” esclama uno dei presenti mentre il padre prende in braccio il ragazzino e lo porta fuori dalla pista.

“Tutto ok?” continuo io rivolto all’altra ragazzina che sta ancora seduta a terra.

“Sì,” risponde, “ho solo sbattuto la testa…” continua massaggiandosi la nuca.

“Sei con qualcuno?” chiedo.

“No sono venuto da sola…” aggiunge cercando di alzarsi ma la fermo.

“Aspetta!” sorrido prendendola in braccio e portandola su una delle panchine fuori dal ghiaccio, è piccola avrà dieci anni al massimo; Neela ci raggiunge pochi istanti dopo.

“Stai bene?” le chiede e la bambina annuisce.

“Come mai sei qui da sola?” chiedo guardandole la testa per vedere se ci sono tagli.

“Abito qui vicino e quando posso vengo qui a pattinare…” ci spiega sfregando le mani una contro l’altra per riscaldarle.

“Hai freddo? Vuoi qualcosa?” interviene Neela.

“No, sto bene grazie…” risponde guardandoci.

“Hey, non si rifiuta mai una cioccolata, sai?” rido io strappandole un sorriso.

“Ok…” acconsente alla fine mentre ci togliamo i pattini e iniziamo a camminare verso il bar.

“Prima siete caduti!” esclama lei a un certo punto, girandosi a guardarci e io mi metto a ridere.

“Neela è un po’ una schiappa!” commento e lei si gira indispettita.

“Hey!” mi rimprovera senza riuscire a trattenere una risata, “Era la prima volta che pattinavo!” si difende mentre entriamo nel locale e ci sediamo a un tavolino.

“Io pattino da quando ho due anni!” dice la ragazzina, che ci ha detto prima di chiamarsi Jess, alzando lo sguardo dal menù.

Ordiniamo qualcosa per lei e ci facciamo spiegare dove abita per poterla riaccompagnare; dopo aver bevuto la cioccolata ed aver pagato la riportiamo a casa, spiegando ai genitori quello che è successo, e dicendo loro di non preoccuparsi. E’ l’una passata quando finalmente torniamo in albergo, dopo aver fatto l’ultimo giro della città.

“Non ho proprio voglia di tornare a casa domani!” commenta Neela lasciandosi cadere sul letto.

“Neanche io! Soprattutto non ho voglia di tornare al lavoro!” aggiungo distendendomi accanto a lei che sorride, “Che c’è?” le chiedo divertito.

“E’ stata un bella vacanza!” risponde voltando la testa verso di me, per guardarmi.

“Hey, non è ancora finita…” commento io girandomi su un fianco.

“Ah no?” mi fa eco lei leggendomi nel pensiero.

“No, abbiamo ancora una notte per renderla ancora più bella!” scherzo tirandola sopra di me…


* 10 febbraio *


Sto camminando per il centro commerciale con Neela, abbiamo appena fatto la spesa e adesso ci stiamo concedendo un po’ di tempo libero per guardare le vetrine; è pieno di gente, come sempre il sabato pomeriggio, bambini che urlano, coppiette piene di pacchi, famiglie con i carrelli stracolmi di sacchetti.

Neela sta guardando una vetrina di abbigliamento quando il mio sguardo cade su quella di un negozio lì vicino: un enorme divano rosso, con una decina di cuscini a forma di cuore, qualche palloncino metallizzato, qualche, almeno una trentina a dire la verità, delle scatole enormi rosse e rossa ricoperte da un orribile pelo fluorescente, e sulla vetrina un enorme adesivo iridescente “Everything for Valentine’s Day”…

Mi guardo intorno leggermente spaesato e poi mi giro notando che ogni singola vetrina del centro commerciale è tappezzata di lustrini, peluches, cuori e cioccolatini di ogni genere, e tutto risponde a una sola e unica parola: San Valentino.

“Ray entro a prendere una cosa!” la voce di Neela mi riporta alla realtà, annuisco un po’ confuso e la seguo dentro un negozio; compra un paio di candele profumate, che come al solito invaderanno la casa facendola sembrare un’enorme torta alla vaniglia, almeno questa volta si è risparmiata l’incenso, dopo il mal di testa cronico che mi ero ritrovato la settimana scorsa.

Siamo alla cassa in attesa di pagare, davanti a noi un’altra coppia.

“E dai dimmi dove hai prenotato!” esclama la ragazza attaccandosi al braccio del compagno.

“No! Ti ho detto che è una sorpresa!” ride lui scuotendo la testa.

“Devo sapere come vestirmi Julian! È il nostro primo San Valentino insieme!” risponde lei interrompendosi quando arriva il suo turno di pagare.

Merda.

Merda.

Merda.

San Valentino. Ma allora la gente lo festeggia davvero…

Merda.

Ok, calmo Ray, magari Neela non li ha sentiti parlare, magari a Neela non è neanche mai passata per la mente l’idea di San Valentino, giusto?

Giusto.

E se invece si aspetta che la porti fuori a cena? Tu non sapevi neanche che San Valentino cade… quando cade? A febbraio, ovvio, probabilmente tra poco…

Mi giro e vengo salvato dall’ennesimo cartellone pubblicitario: il 14 febbraio.

Neela intanto ha pagato, prende il sacchetto con le candele e ci avviamo fuori dal negozio, siamo ormai quasi al parcheggio quando mi convinco che è arrivato il momento di affrontare il discorso…

“Senti Roomie…” esordisco mentre lei si gira a guardarmi.

“…e io e Victor andiamo a cena da Wimpsey per San Valentino!” ridono due ragazze passandoci a fianco e io le guardo stranito.

“…a te non piacciono queste vaccate come San Valentino, vero?” le chiedo così su due piedi indicando la coppia che si sta allontanando da noi.

Neela sorride ed inclina la testa guardandomi leggermente contrariata “Stai cercando di dirmi che non ha organizzato niente per quella sera?” risponde mettendo le mani sui fianchi.

Merda.

“Beh, a dire il vero io pensavo che… insomma…” inizio a blaterare passandomi confusamente una mano sulla nuca.

“Ray ti assicuro che se tutti i ristoranti più romantici della città sono prenotati mi offenderò a morte!” continua girandosi e riprendendo a camminare verso la macchina, mentre rimango a fissarla come un ebete.

Merda.

Sta dicendo sul serio? Neela? Neela un tipo tanto… tanto… tanto da San Valentino!

“E dai Roomie, aspetta!” esclamo affrettandomi per raggiungerla, “Fai sul serio?” le chiedo poi piazzandomi davanti lei ed abbassando il viso fino a metterlo davanti al suo.

“Certo!” risponde lei, “Insomma mi aspettavo migliaia di rose rosse, palloncini e scatole di cioccolatini come minimo!” continua e io spalanco la bocca incredulo, inarcando un sopracciglio.

“Roomie…” dico passandomi ancora una volta la mano tra i capelli.

“O magari mi sarei accontentata di un gioiello di Cartier, o di una di quelle cene nei ristoranti di lusso che, come minimo, devi prenotare sei mesi prima…” continua senza staccare gli occhi dai miei, “ma direi che se mi riempi la casa di rose potrei passare sopra alla mancanza di un enorme diamante…forse…” aggiunge con un’espressione che si sta tramutando in molto ironica e divertita.

Mi lascio scappare un sorriso e scuoto la testa “Stai scherzando…” dico non con il tono della domanda ma dell’affermazione.

Lei scoppia a ridere “Forse…” commenta cercando di fare la misteriosa ma con scarsi risultati.

Continuo a fissarla con un’espressione decisamente sollevata prima di passarle un braccio attorno alla vita e stringerla contro di me.

“Hai una vaga idea del colpo che mi ha fatto prendere?” le dico appoggiando la fronte contro la sua.

“Avresti dovuto vedere che faccia che avevi!” mi prende in giro e ci mettiamo a ridere entrambi, “Stai tranquillo comunque, non me ne importa niente di San Valentino, sei salvo! Te la caverai con poco… semplicemente facendomi ascoltare quella famosa canzon…”

“Scordatelo!” la interrompo, “Piuttosto ti compro una cioccolateria e un fiorista insieme, piuttosto ti invado la casa di rose e di cosi pelosi, ma tu quella canzone non la sentirai! Tanto meno a San Valentino!”  ribatto convinto e lei butta gli occhi al cielo.

“Ray…” inizia a lamentarsi.

“Credimi Roomie, è più probabile che tu mi veda vestito da Cupido con un mazzo di rose in mano, piuttosto che tu riesca a sentire quella canzone!” continuo.

“Vuoi dire che posso convincerti a fare una cosa del genere?” mi chiede incuriosita.

“NO!” esclamo ridendo, “Ho solo detto che è più probabile, non ho detto che lo farò, perché credimi non succederà!” le spiego mentre mi passa le mani intorno al collo.

“Troverò il modo di fartela cantare…” mi minaccia con sguardo truce.

“Certo, come no…” scherzo passandole poi un braccio sulle spalle ricominciando a camminare.

“E dai Ray! È la mia canzone ho il diritto di sentirla!” sbotta.

“Punto primo la canzone è mia, e quindi punto secondo tu non hai alcun diritto. Punto terzo mancano quattro giorni a San Valentino, continuerai così ininterrottamente?” le chiedo guardandola.

“Sì!” risponde incrociando le braccia.

“Bene!” commento aprendo il bagagliaio della macchina “A quanto pare ci toccherà fare i separati in casa…” aggiungo montando al posto del guidatore e cercando di ignorare le sue insistenti richieste…


* 14 febbraio *


“Insomma non ci posso credere!” esclama Morris arrivando in accettazione.

“Che c’è?” gli chiedo divertito.

“C’è che ho appena curato quattro pazienti in seguito a delle contusioni provocate dalle frecce sparate addosso a loro da un uomo travestito da Cupido, fuori da Wallmart!” mi risponde allargando le braccia, mentre tutti ci mettiamo a ridere.

“Non solo è una festa stupida, ma ci raddoppia anche il lavoro!” commenta Jared sistemando un paio di cartelle.

“Non mi dite niente, in visita due c’è una coppia che ha fatto indigestione di cioccolatini…” interviene Sam scuotendo la testa.

“Io l’ho sempre sostenuto che è una festa del cazzo!” ribatto cancellando un paio di nomi dal tabellone.

“Un modo per far sentire i ragazzi sottopressione e le ragazze depresse se sono single!” aggiunge Jared.

“Sapete non mi stupisco di sentirvi dire certe cose, un vostro caro amico ieri sera stava esprimendo opinioni praticamente identiche alle vostre…” ci prende in giro Sam.

“Hey, non gli avrai mica chiesto, rose, cuori e cioccolatini?” la fissa Jar inorriditi.

“No, dico, ti sembro il tipo?” risponde lei serafica mentre mi scambio con lui uno sguardo sollevato.

“Vuoi dire che tu e Wendall non farete niente? Niente cuoricini, pasticcini e cene al lume di candela?” ride Kovac cercando di essere volutamente provocatore.

“No!” ride Jared, “Niente di tutto questo! Ce ne stiamo a casa, alla larga dalle masse mielose di innamorati che invaderanno le strade di Chicago!” continua convinto.

“Ray, anche voi?” chiede Abby passandomi una prescrizione che mi ha fatto fare per un paziente.

“Quoto, approvo e sottoscrivo quanto detto dal mio illustre collega!” rispondo semplicemente.

“Non hai promesso niente alla tua ‘Roomie’?” mi  prende in giro Sam, mentre le rivolgo un’occhiata assassina.

“Veramente qualcosa me l’ha promesso!” interviene Neela risoluta, mentre porto lo sguardo su di lei.

“No, direi proprio di no!” commento indicandola e lei mi rivolge un’occhiata di sfida.

“Io direi di sì…” dice appoggiando i gomiti al bancone dell’accettazione.

“Io direi che ti sei autopromessa qualcosa di imprecisato a cui non ho mai acconsentito!” ribatto “Ripeto, dovrai passare sul mio cadavere!” concludo lanciando una bottiglietta vuota di acqua nel cestino.

“Passare sul suo cadavere  per fare cosa?” chiede Sam incuriosita.

“Niente!” mi affretto a rispondere mentre Neela ridacchia con tono ironico.

“Ray! Cosa ci nascondi?” ride Kovac passandomi le cartelle di un paio di pazienti.

“A breve vi nasconderò un cadavere!” rispondo alludendo a Neela che se ne va verso Emergenza Uno ridendosela per bene…


“Assaggia!” esclama Neela prendendo con un cucchiaio un po’ di paella dalla pentola e avvicinandosi a me.

“Chi mi assicura che non ci hai messo qualcosa dentro?” azzardo.

“Ray…” sbuffa, leggermente divertita.

“Una qualche droga per convincermi a farti sentire quella dannata canzone! Maledizione a me quella volta che te l’ho detto!” mi lamento assaggiando la nostra cena, “E’ buona!” commento, “Metti ancora un po’ di sale” continuo mentre lei si gira per aggiungerlo.

“E comunque non mi servono droghe per convincerti a farmela sentire!” statuisce risoluta bevendo un sorso dal suo bicchiere di vino.

“Ah no?” la guardo divertito.

“No, ho i miei metodi!” continua con un’occhiata furba.

“Non ci sperare Roomie,” rido avvicinandomi a lei e abbracciandola, “NIENTE potrebbe convincermi…”

Sbuffa ancora una volta “Niente, niente, niente? Neanche… queste?” mi chiede tirando fuori da dietro di lei un paio di manette di plastica rosa…

Scoppio a ridere scuotendo la testa davvero ammirato “E si può sapere dove le hai trovate quelle?” chiedo prendendole in mano e rimirandole divertito.

“Nei cereali…” risponde lei senza riuscire a smettere di ridere.

“Eh? Mi stai dicendo che nei cereali di Mr.Tigro o come cavolo si chiama ti regalavano un paio di manette?” chiedo incredulo.

“Sai com’è… San Valentino…” mi dice ridendo.

“Sì ma quei cereali li comprano anche i bambini! Regala dei cuoricini che ne so, non un paio di manette!” commento.

“Allora è una vera fortuna che io e te non siamo due bambini…” ride Neela mentre ci scambiamo uno sguardo di intesa “…ma ti avverto che non hai ancora risposto alla mia domanda…!” continua cambiando tono.

“Quale domanda?” mi informo inclinando la testa.

“Neanche quelle possono convincerti a farti cantare la mia canzone?” mi spiega e io mi lascio scappare un sorriso.

“Vediamo… direi di provarle… e poi deciderò sul da farsi…” rispondo mentre lei mi guarda scettica.

“Certo prima le proviamo e poi mi dici di no vero?” mi dice cercando di sembrare arrabbiata.

“Esatto Roomie, esatto!” rido dandole un bacio.

“Ma cosa avrà mai di tanto terribile quella canzone!” si lamenta.

“Niente! Cioè… e dai Roomie fa anche un po’ schifo… è la prima che scrivo e poi…beh… mi vergogno ok?” ammetto con uno sforzo incredibile.

“Ma va? Non me n’ero accorta…” commenta ironica.

“Se non la pianti ti ammanetto al letto!” la minaccio con le manette.

“Me lo prometti?” mi chiede lei mentre ci mettiamo a ridere, poco prima che la sollevi da terra per portarla in camera, armato di manette di plastica rosa…

 


| RayBarnett |
| amore, risate, amicizie, roomies |

giovedì, 25 gennaio 2007

Sono in camera mia con Neela, ci stiamo preparando per andare alla festa, alla vecchia rimpatriata qui a Philadelphia quando sento il suono del campanello di casa.

“Tua madre aspetta qualcuno?” mi chiede Neela e io scuoto la testa.

“Magari è Clive…” rispondo.

“No, Clive è arrivato poco fa…” commenta lei mentre apro la porta e mi arriva chiaramente la risata di mia madre seguita da altre voci che riconosco fin troppo bene; inizio a scendere le scale…

“Ray, hai visto chi è arrivato?” mi dice mamma appena mi nota, o meglio appena Jared la libera dal suo abbraccio mortale.

“E voi tre cosa ci fate qui?” rido rivolto a Jar, Brett e Wendall che se ne stanno nell’ingresso guardandomi divertiti.

“Hey, hai detto festa, no? Potevamo forse mancare?” risponde Brett allargando le braccia.

“Hey cosa…” la frase di Neela si trasforma in una risata non appena vede i ragazzi “…hey!” esclama.

“Siamo venuti a salvarti Roomie, lo sappiamo che non ne potevi più di Ray, e probabilmente neanche di Judy…” esclama Jared mentre mia madre lo guarda con aria di romprovero e lo prende per un’orecchio.

“Jared O’Connor, ricordati che ti considero ancora come un figlio…quindi…comportati bene!” esclama mentre lui si lamenta.

“Ahia!” esclama non appena lei lo lascia andare “…muovetevi voi due! Ray tua madre è sempre la solita schiavista!” continua nascondendosi dietro Wen per sfuggire alle ire di Judy che invece scoppia a ridere.

“Noi siamo pronti!” commento scendendo anche gli ultimi scalini.

“Ok allora andiamo!” esclama Brett battendo le mani.

“E voi stanotte dove dormite?” chiede mia madre rivolta ai nostri amici, Jar e Brett si girano e si guardano perplessi.

“A dire il vero non ci avevamo pensato…” dicono all’unisono.

“Cosa vuol dire che non ci avevate pensato??” si lamenta Wen mettendo le mani sui fianchi mentre noi ci mettiamo a ridere.

“Chissà come mai ci avrei scommesso…” commenta mia madre “…qualcosa mi dice che vi dovrò dare ospitalità…e questa cosa non mi è nuova, no?” continua scherzando “Jared tu e Wen potete prendere la camera degli ospiti…”

“E io? Io posso scegliere in mezzo a chi dormire stanotte?” interviene Brett con quel suo solito tono.

“Tu dormi sul divano! Così impari a presentarti senza una ragazza!” gli risponde mia madre.

“Hey questa è discriminazione!” si lamenta lui e poi la guarda “E se fossi gay?” aggiunge poi facendoci scoppiare a ridere.

“Brett, una cosa che so benissimo di te e dei tuoi due fidati compagni, è che tutto potreste essere tranne che gay…” esclama mia madre mentre noi tre annuiamo convinti.

“Ok…allora pronti via?” dico battendo le mani e in cinque minuti, dopo aver salutato mia madre sia tutti in macchina diretti al vecchio ‘905’.

“Ci avete fatto una bella sorpresa a venire qui!” dice Neela che è seduta dietro con Brett e Wendall.

“Io e Brett abbiamo avuto una sorta di attacco di nostalgia…” risponde Jar.

“E io prospettando lo scenario ho pensato di venirti in aiuto…” continua Wendall ridendo.

“Hey!” ci lamentiamo noi tre uomini.

Arriviamo al locale poco dopo, parcheggiamo un po’ distante per evitare la calca e iniziamo a camminare, Neela e Wen chiacchierano di qualcosa leggermente avanti a noi.

“Hai una vaga idea di quante vecchie conoscenze ci saranno stasera??” ride Jar.

“Tremo all’idea che Neela possa vederle tutte…” scherzo.

“Al massimo se l’intera squadra delle cheerleader ti si fionda addosso io cerco di distrarre Neela…” mi rassicura Brett mettendo le mani in tasca.

Jared lo guarda e ride “Ray sai che Brett…”

“Taci!” lo zittisce lui guardandolo male.

“Brett cosa?” chiedo io.

“Brett niente!” sbotta.

“E dai! Non puoi nascondermi qualcosa lo sai!” mi lamento.

“E dai Brett sputa il rospo…” aggiunge Jar a bassa voce e istintivamente ci stringiamo un attimo tra di noi per non far sentire alle due davanti i nostri discorsi.

“Ok si tratta di Sam…” esclama lui.

“Woooooooooooooooooow!” esclamiamo all’unisono io e Jar mentre le nostre ragazze si girano a vedere che succede e Brett cerca di tirarci un pugno a testa.

“Teste di cazzo!” sbotta cercando di mantenere un normale tono di voce.

“Voglio i particolari!” continuo convinto.

“Scordateli!” mi risponde lui.

“Che palle Brett! Almeno qualcosina!” lo incalza Jared.

“Esatto ti ricordo che quando io e Neela…” inizio a dire.

“Quando tu e io cosa?” interviene lei parandosi davanti senza che nemmeno ce ne fossimo accorti.

“Niente!” esclamiamo in contemporanea noi tre ostentando un’aria noncurante.

“Cosa state architettando?” ride Wendall.

“Niente!” ripetiamo ancora una volta insieme e le due ci guardano molto, molto scettiche.

Ci accorgiamo di essere arrivati all’ingresso del locale “Entriamo?” propongo.

“Ok! Ma voi due sfigati entrate da soli, io entro con le vostre ragazze!” esclama Brett mettendo un braccio sulle spalle di Neela e Wen che ridono ed iniziando a entrare.

“Dici che Sam gli ha fottuto quel poco di cervello che gli rimaneva?” chiedo a Jar con fare preoccupato.

“Ho paura di sì amico, mi sa che ce lo siamo giocati…” mi risponde mentre iniziamo a camminare dentro il locale.

La prima ora e mezza passa via incontrando persone di cui non ci ricordavamo neanche l’esistenza, vecchi compagni, vecchi amici, qualche vecchia ragazza che Neela e Wen squadrano da testa a piedi nn troppo convinte, anzi direi che questa espressione è un eufemismo, Neela ha sguardi assassini per tutte.

“Hey Roomie…” le dico abbracciandola dopo l’ennesimo incontro con una di cui non ricordo il nome, lei mi guarda e io le do un bacio.

“C’è n’è una che non ti sei fatto?” sbotta e io mi metto a ridere stringendola contro di me.

“E dai, non essere gelosa!” le dico a bassa voce mettendole una mano sul viso.

“Non sono gelosa sono seccata!” ribatte e io mi metto a ridere.

Sto per dire qualcosa quando…

“Ray! Ray Barnett!” una voce risuona alle mie spalle e mi giro trovandomi davanti una ragazza uguale alle altre che ho incontrato stasera ma forse con i capelli vagamente più lunghi, la guardo leggermente confuso “Sono Eve!” continua, ma questo nome non mi accende nessuna lampadina “Ero la capo cheerleader all’ultimo anno di liceo…” aggiunge.

“Eve…” esclamo annuendo e facendo finta di ricordare qualcosa che invece ignoro totalmente. “Jared O’Connor e Brett Micheals! Mi ricordo anche di voi!” esclama poi notando i miei amici con cui ci scambiamo sguardi molto, molto confusi.

“Chi cazzo eh?” sussurra Jar a bassissima voce in un momento di distrazione di Eve e io e Brett scrolliamo le spalle.

“Voi tre non vi ricordate di me, vero?” continua Eve e noi abbassiamo lo sguardo un po’ imbarazzati.

“No!” diciamo all’unisono e lei si mette a ridere, prima di venire interrotta da…un’altra Eve…

Una ragazza identica a lei, ma vestita diversa le appare accanto.

“Neanche il fatto che siamo in due vi dice niente, o magari la trasferta a Boston può dirvi qualcosa.

“Oh cazzo …” esclamiamo io, Jar e Brett ricordandoci ‘quella’ famosa gita e ‘quelle’ due gemelle.

“Vi ricordate anche di me?” dice la nuova arrivata “Kimberly?”

“Direi che mi ricordo!” ride Brett mentre sento Neela che si schiarisce la voce.

“Ah, sì…posso presentarvi Neela, la mia ragazza?” esclamo presentandola alle due biondine davanti a noi.

“E lei è Wendall…” interviene Jared.

A presentazioni ultimate, la conversazione nostro malgrado riprende, con l’aggiunta di qualche altro ex-compagno che si aggiunge al gruppo…

“Quella gita è stata stupenda…ci avevano anche scelto un albergo bellissimo!” ride Eve “Vi ricordate?”

“A dire il vero le camere d’albergo sono l’unica cosa che mi ricordo!” ride Jeremy, l’ex quaterback della squadra, come da copione…

“Io e te stavamo insieme te lo ricordi Ray?” mi dice la gemella, Kimberly e io la guardo confuso, sentendo Neela che si irrigidisce al mio fianco, mentre istintivamente la abbraccio tenendomela vicino.

“C…certo!” esclamo. Falso. Bugiardo.

Non me lo ricordo! Io con quella non ci sono mai stato insieme. Magari me la sono portata a letto ma di certo non l’ho mai considerata la mia ragazza.

“E mia sorella stava con Jar!” continua lei mentre il mio amico mi lancia uno sguardo a dir poco terrorizzato “E mi ricordo benissimo che una sera abbiamo scambiato…”

“Hey qualcuno vuole da bere?” interviene Brett interrompendola e guardando i presenti.

“Sì io prenderei una birra…” esclama Eve.

“Ecco brava allora perché tu e la gemellina non andate a prendere birra per tutti?” continua lui mentre le due lo guardano esterreffatte prima di borbottare qualcosa e girare i tacchi per andarsene abbastanza offese.

“Te la facevi con la capo cheerleader!” esclama Neela “Quanto sei prevedibile Ray!” continua cercando di sembrare ironica ma senza riuscire a mascherare il fatto che la cosa le rode da morire.

“E dai Roomie…sono stai quasi dodici anni fa!” mi difendo inscenando la mia miglior espressione da cucciolone.

“Resta il fatto che il tuo standard è piuttosto basso…le cheerleader…” commenta Neela con tono di rimprovero.

“E dai non crocifiggerlo! Poi si ì tirato su di livello facendosi l’insegnante di lettere, no?” esclama Brett mentre mi giro di scatto verso di lui rivolgendomi la mia peggiore occhiata.

“Io vado a prendere una birra!” esclama scappando verso il bancone con il terrore di essere ucciso dal sottoscritto.

“Andiamo anche noi…” si aggiungono Jared e Wendall ridendo mentre io e Neela rimaniamo da soli.

“Ti sei fatto anche un’insegnante?” esclama allargando le braccia.

“Roomie è stato…”

“…dodici anni fa l’ho capito!” mi interrompe rivolgendomi uno sguardo ben poco divertito “Ma il fatto resta! Ti sei fatto chiunque sia presente a questa festa!” continua scuotendo la testa.

“Hey, hey, hey! Ma non l’avevamo superata la fase ‘sono gelosa di tutte’? Non eravamo arrivati a quella ‘Ray mi ama da morire e devo smetterla di essere gelosa’?” chiedo e lei sbuffa.

“A Chicago! A Chicago posso pensare di averla superata ma qui è tutta un’altra storia!” ribatte alzando lo sguardo nel mio.

Mi metto a ridere e la abbraccio, lei si lascia andare contro di me “E dai Neela è tutta gente di cui non ricordavo nemmeno l’esistenza…”

“Peccato che tutte si ricordino di te…” borbotta e io le prendo il viso e le do un bacio.

“Forza andiamo dagli altri, ok?” le dico cercando di cambiare discorso e lei annuisce mentre ci incamminiamo verso il bar dove incontriamo Brett, Jar e Wen.

Il barista si gira verso di me per chiedermi se voglio qualcosa, ma si ferma a guardarmi senza dire niente: è un uomo sulla cinquantina, con i capelli leggermente brizzolati.

“Hey!” ride “Ray!” esclama ma io non lo riconosco “Ah lo so che ti stai chiedendo chi sono! Micheal, Micheal Wallace, lavoravo con tuo padre ti ricordi?” continua mentre sento i muscoli contrarsi al solo sentir nominare di mio padre.

“Salve…” rispondo cercando di suonare il più educato possibile.

“Ma guarda te che coincidenza! Proprio adesso ti incontro! Pensa che ho visto tuo padre poco meno di due mesi fa!” continua ridendo e io non so cosa dire.

Rimango semplicemente a fissarlo prima che ricominci a parlare “Pensa che è passato di qui! Qui a Philadelphia non ricordo neanche per cosa e…”

“Ray, senti allora mi accompagni a prendere quella roba in macchina?” interviene Jared e io lo guardo senza capire più molto di quello che si sta dicendo “Muoviti, è mezzora che ti chiedo di andare!” continua prendendomi per un braccio.

Sento Neela dire qualcosa ma Jar le risponde con un sorriso “Lasciamelo un attimo ok…?” e poi ci incamminiamo verso l’uscita del locale.

Fuori fa freddo, l’aria è gelida e noi siamo senza giacca, camminiamo per almeno un paio di minuti buoni senza dire niente, fino a trovare una panchina, Jared ci salta su e si siede sullo schienale, fissando il nulla.

Io rimango in piedi per un po’ poi mi siedo appoggiando le braccia alle ginocchia.

“Ho lasciato Neela dentro senza dirle niente…” inizio.

“C’è Wendall con lei tranquillo…” mi rassicura.

“Che stronzo che sono…” sbotto.

“Quello sì ma per altri motivi Barnett!” scherza e ci lasciamo scappare una mezza risata “Tra cinque minuti ti riporto dalla tua bella…” continua.

“Grazie…” gli dico “…per…boh…ho iniziato a un capire più un cazzo…” ammetto e scende di nuovo il silenzio, anche se in certo senso sappiamo tutti e due a cosa sta pensando l’altro.

“Non hai mai pensato a dove possa essere?” mi chiede a un certo punto, riferendosi a mio padre. Mi lascio scappare una risata e mi appoggio indietro contro lo schienale della panchina.

“Ci penso ogni giorno a dove cazzo è…” ammetto con una sincerità che non avevo mai usato nemmeno con me stesso “Certo l’idea che potesse tornare a Philadelphia non mi aveva mai sfiorato…”

“Perché?” mi chiede.

“Non lo so…” rispondo scrollando le spalle “Ho sempre pensato che a lui Philly facesse schifo e che quando se ne andato stesse scappando non solo da noi ma anche da questa città…” spiego.

Ricade di nuovo il silenzio, che viene dopo poco interrotto dai passi di Brett che arriva con le mani in tasca, volto la testa per guardarlo “Neela?” gli chiedo immediatamente.

“Sta tranquillo, ok? Hai una ragazza terribilmente intelligente, Ray, capisce fin troppe cose…” scherza mentre mi sposto a destra per farlo sedere.

Rimaniamo ancora in silenzio poi Brett inizia a parlare “Il barista ha continuato a dire cose dopo…” esclama con un sospiro.

“Su…” intervengo lasciando cadere la frase.

“E’ stato qui un giorno scarso per lavoro, e l’ha visto solo di sfuggita…” mi interrompe “Non sa dove abiti né…”

“Non lo voglio sapere!” sbotto aggressivo.

“Non te l’ho mai chiesto in tutti questi anni…” dice Jared e mi giro a guardarlo “Non ti è mai presa la voglia di cercarlo? Cazzo di andare lì e spaccargli la faccia?” mi chiede sporgendosi in avanti e io rido amaramente.

“Parecchie volte…” sussurro.

“Perché non l’hai mai cercato?” continua lui.

“Non lo voglio vedere!” esclamo convinto.

“Dovrai prima o poi…” interviene Brett.

“Magari quando sarà in una bara!” dico senza pensarci, pentendomi poi di quello che ho detto.

“Quando una persona muore Ray, poi è troppo tardi per tutto, persino per odiarlo…” commenta Jared alzandosi in piedi sulla panchina e poi saltando a terra.

“Tu non lo odiavi tuo padre…” gli dico e lui scuote la testa.

“No, tutt’altro…ma avrei avuto ancora parecchie cose da dirgli…” continua guardandomi negli occhi.

“Io a quell’uomo non ho niente da dire…” intervengo scandendo le parole.

“Balle!” ribatte lui “Hai un odio dentro che ti lacera anche se tu non te ne accorgi, e fai finta di niente, è un figlio di puttana, Cristo Ray lo so benissimo, e lo sai che se potessi gli spaccherei io la faccia per te, ma prima o poi dovrai farci i conti, non puoi scappare come ha sempre fatto lui…”

“IO NON SONO COME LUI!” urlo scattando in piedi per fronteggiarlo.

“No, non lo sei, cazzo ti conosco lo so che non sei come lui…” risponde calmo mentre ci fissiamo.

“Continuare a rimandare quello di cui si ha paura non serve a niente. Me lo ha detto tu te lo ricordi?” interviene Brett e io mi giro abbassando lo sguardo su di lui e annuisco.

“Non li volevo incontrare i miei veri genitori, ero terrorizzato…non volevo fronteggiare le persone che mi avevano abbandonato, anche perché tanto dei genitori li avevo già…quelli che mi avevano adottato e cresciuto come un figlio loro…” riprende fissandomi.

“E’ diverso…” gli dico.

“Sì è molto diverso, lo so…non ti sto dicendo di cercarlo Ray, anzi, lo sai bene che non ti darei mai un consiglio del genere, ti solo dicendo che prima o poi dovrai farci i conti, Jared ha ragione…” conclude e io scuoto la testa sedendomi di nuovo sulla panchina.

“Cazzo…” sorrido “…cazzo…” ripeto “…siamo di nuovo a Philadelphia, seduti su una cazzo di panchina a…”

“…psicoanalizzarci?” propone Jared ridendo.

“Alla fine non è molto diverso da dodici anni fa no?” scherza Brett.

“Avrei una paura fottuta di incontrarlo…” ammetto senza avere il coraggio di guardarli.

“Se dovesse succedere ce la farai, ce la faremo…” interviene Jar “E dai Barnett…quante cazzo ne abbiamo passate noi tre?” sorride.

“C’eravamo quando se n’è andato la prima volta, beh Brett non c’era fisicamente, ma c’era con lo spirito no?” scherza e Brett annuisce “C’eravamo quando è tornato e quando se n’è andato di nuovo, c’eravamo quando lui ha scoperto di essere stato adottato, c’eravamo quando ha incontrato i suoi veri genitori, c’eravamo quando è morto mio padre, ci saremo anche se tu dovrai incontrare il tuo…” dice con tono solenne.

“Cazzo…a dirla così sembra che abbiamo quasi avuto una vita seria…” commenta Brett mentre scoppiamo a ridere.

“Questa definizione dopo stasera ci sta proprio di merda…” esclamo.

“Non male trovarsi davanti l’intera squadra delle cheerleaders eh?” dice Jar.

“Soprattutto se te le eri fatte tutte…” continuo io e ridiamo ancora una volta.

“Allunghiamo la lista…” interviene Brett “…c’eravamo quando…Jared si è fatto per la prima volta due tipe contemporaneamente…!”

“C’eravamo quando la tua ragazza ti ha beccato con sua sorella nello sgabuzzino dei bidelli…” dico io.

“C’eravamo quando pensavi di essere sospeso perché ti facevi l’insegnate di lettere!” esclama Jar divertito.

“C’eravamo quando…siamo stati sospesi per aver rubato i vestiti dallo spogliatoio delle cheerleaders mentre si facevano la doccia costringedole a uscire in asciugamano!” ride Brett.

“C’eravamo anche quando la squadra delle cheerleaders ha scoperto che eravamo stati noi…” continuo e ci facciamo l’ennesima risata.

Senza dire niente ci alziamo in piedi tutti e tre e ricominciamo a camminare verso il locale.

“E così siamo di nuovo a Philly…” commenta Jar con le mani in tasca.

“Già…” dico alzando lo sguardo, ho voglia di tornare dentro, di tornare da Neela, ho voglia di portarla a casa e stare con lei “C’eravate quando mi sono innamorato per prima volta…” dico senza guardarli.

“Aaaaah ma cosa ti ha fatto questa Roomie!” scherza Jar passandomi una braccio attorno al collo.

“C’eravamo anche quando ti sei innamorato tu della biondina che ti aspetta dentro!” esclama Brett indicandolo.

“E direi che dobbiamo aggiungere che ci siamo anche adesso che stai pensando di mettere la testa a posto, no?” gli dico divertito e lui annuisce abbassando la testa mentre rientriamo nel locale…


***


Prima di iniziare questa parte del post ...queste sono le foto che abbiamo scelto per Sean ed Emily !


Ok, stai per conoscere due ragazzini, uno ha cosa? 10 anni e l’altra 16? Non sarai mica spaventato da loro vero? No, non puoi essere spaventato da loro…sarebbe una cosa stupida…

“Ray…” sento la voce di Neela di là in camera e poi la porta del bagno si apre e lei entra, si gira verso destra e rimane ferma a guardami “Ray cosa diavolo stai facendo?” mi chiede lasciandosi scappare un sorriso.

Sono seduto per terra contro il termosifone con un asciugamano legato il vita e uno appoggiato sulla testa immerso in una nuvola di vapore dovuta alla doccia bollente che mi sono appena fatto.

“Rifletto…” rispondo scuotendo la testa.

“Rifletti seduto per terra in bagno?” ride incrociando le braccia.

Mi alzo scrollando le spalle e mi tolgo l’asciugamano dalla testa “Non è che stai cercando di prenderti qualcosa per non dover scendere a cena?” scherza.

“Ah ah divertente Roomie…” commento passandole vicino e dandole un bacio sulla fronte “Devo vestirmi…” continuo.

“Già, Clive e i ragazzi arriveranno a momenti mi ha detto tua madre…” aggiunge lei mentre apro l’armadio tirando fuori la biancheria pulita e la roba da vestire, poi mi lascio cadere sul letto.

“Sono nervoso…” ammetto e lei si siede vicino a me.

“Me n’ero accorta…” dice accarezzandomi le spalle “soprattutto quando hai cercato in ogni modo di far rimanere qui Jared e Brett…”

“Quello era perché mi avrebbe fatto piacere…” mi difendo.

“No…quello era perché con loro sei una squadra e per qualche ragione incontrare i figli di Clive ti avrebbe fatto meno paura…” mi corregge e io la guardo “…ma certe cose le devi affrontare da solo…”

“Ma ci sei tu no?” la interrompo e lei sorride.

“Certo che ci sono io…”

“Non è che a un certo punto ti alzi e scappi via vero?” continuo un po’ preoccupato e lei scoppia a ridere.

“E dove vuoi che vada?”

“E che ne so…da qualche parte…” rispondo vago “…magari sono due mocciosi insopportabili…” riprendo dopo poco.

“O magari li adorerai…” ribatte lei e mi schiocca un bacio “Forza vestiti ti aspetto giù!” mi dice prima di alzarsi.

Rimango a fissare il nulla ancora un po’ e poi mi preparo, in cinque minuti scarsi sono pronto e sto scendendo le scale, mi lascio alle spalle l’ultimo scalino proprio nel momento in cui suonano alla porta e così, trovandomici davanti, prendo il coraggio a quattro mani e vado ad aprire…

“Ciao Ray!” mi saluta Clive.

“Ciao!” ricambio io mentre lui entra e vedo dietro di lui i miei spauracchi, i suoi figli.

Il ragazzino è piccolo e tiene la testa bassa, ha i capelli castano rossicci e sembra molto spaventato “Hey!” esclamo e lui tira su gli occhi azzurri e mi guarda “Io sono Ray!” continuo tendendogli la mano per farlo entrare, lui muove un passo e sorride “Io sono Sean…” dice stringendomi la mano.

“E…io sono Emily…” si presenta sua sorella, guardandomi, ha i capelli castani molto lunghi e gli stessi occhi del fratello, chiari e molto marcati.

“Ciao Emily!” rispondo e poi chiudo la porta alle sue spalle.

“Siete arrivati!” esclama mia madre arrivando in in ingresso.

“Ciao Judy!” la saluta Emily con un sorriso e Sean le va incontro “Ciaoooooo” le dice con un sorriso e sento distintamente la prima fitta di gelosia che ricaccio in malomodo avvicinandomi a Neela.

Mia madre presenta i due ragazzi anche a lei e poi andiamo tutti in sala da pranzo dove ci sediamo a tavola, la conversazione inizia un pochino a rilento mentre mia madre serve il primo…

“Sei al penultimo anno del liceo?” chiede Neela ad Emily cercando di fare un po’ di dialogo.

“Sì!” risponde lei.

“Ed ha una mezza idea di fare medicina al college…” interviene Clive.

“Papà…” si lamenta lei guardandolo e lui alza le mani in segno di resa, lasciandola continuare.

“Davvero ti piacerebbe medicina?” le chiedo e lei si rivolge di nuovo verso me e Neela.

“Beh…sì…a dire il vero non mi dispiacerebbe…” risponde leggermente imbarazzata “Voi avete studiato a Chicago?” continua.

“Io sì…” rispondo “Ho fatto il college lì…”

“Io a Seattle…” mi fa eco Neela.

“A me piacerebbe…molto rimanere qui a Philadelphia o andare a New York…cioè guadagnarsi la borsa di studio è dura ma vado abbastanza bene a scuola…forse ce la potrei fare…” dice sorridendo “…beh…ho ancora un annetto di tempo comunque!” commenta “Voi siete al pronto soccorso, vero?” aggiunge poi.

“Sì, medicina d’urgenza tutti e due…” risponde Neela.

“E come mai? Cioè…perché proprio medicina d’urgenza…?” chiede e io e Neela ci guardiamo.

“E’ una domanda difficile, sai?” scherzo “Non so di preciso…credo…è una cosa molto varia…e volendo anche abbastanza imprevedibile…non sai mai bene cosa ti capiterà o cosa non ti capiterà…sei sempre…puoi dover affrontare qualunque evenienza…” spiego cercando di risultare il più chiaro possibile.

“E’ un campo molto vasto…” interviene Neela “Ma anche molto vario…è stimolante direi…” sorride.

“Quando dovrò scegliere se dovessi finire a medicina vi chiederò un consiglio!” scherza e ci mettiamo a ridere.

Mi alzo per aiutare mia madre a portare di là qualche piatto e poi torniamo a tavola sedendoci per mangiare il secondo, Sean è alla mia sinistra, vicino a suo padre ma per tutta la cena non ha proferito parola, adesso se ne sta lì che guarda il suo piatto tagliando la carne e…per un attimo mi chiedo quanto sono stato idiota. Avevo paura di incontrarli e adesso mi trovo a guardare un ragazzino che sembra terribilmente a disagio in questa situazione, che non sa assolutamente cosa dire…e che mi fa una tenerezza pazzesca…e questa cosa un pochino mi sconvolge visto che avevo pensato che l’avrei odiato…cosa che adesso mi sembra decisamente impossibile…

“Hey, mi hanno detto che suoni la chitarra…” gli dico e lui alza il viso guardandomi e annuisce incerto “Sai che suono anche io?” continuo e vedo gli occhi che si illuminano mentre sorride.

“Sì papà me l’ha detto!” esclama “Che chitarra suoni?” aggiunge.

“Una Fender…Stratocaster…” rispondo e lui spalanca la bocca.

“Davvero? È la mia chitarra preferita!” esclama “Ce l’ha anche il mio insegnante di musica e la settimana scorsa me l’ha fatta provare…però io sono un po’ una schiappa…”

“Da quanto suoni?” gli chiedo.

“Da un anno…” risponde.

“Beh è poco…ti ci vorra un po’ di tempo…” gli dico.

“Sì ma io voglio mettere su un gruppo! Tu hai un gruppo?” continua mettendosi in ginocchio sulla sedia per partecipare meglio alla conversazione, dopo aver infilzato una patata con la forchetta.

“Sì, suono in gruppo…” sorrido mentre lui sembra sempre più interessato.

“Ma vi scrivete voi le canzoni?” continua nella sua raffica di domande “Oppure fate le cover?”

“Tutte e due le cose a dire il vero, ma le scriviamo quasi tutte…” rispondo.

“Anche io e Cody abbiamo provato a scriverne una…” mi dice “Si intitola ‘La rana splattellata’ dopo te la faccio sentire se vuoi…” continua mentre ci mettiamo tutti a ridere.

“Volentieri, sembra un testo interessante…” rispondo.

“Ma tu non scrivi le canzoni d’amore vero?” chiede ancora guardandomi “Perché a me fanno schifo…” aggiunge con un’espressione meravigliosa e io rido di nuovo ma è Neela a rispondere questa volta.

“Ti assicuro che non ha mai scritto una sola canzone d’amore!” esclama e lui sorride.

“Per fortuna! Cody voleva scriverne una per Claire della 5b ma gli ho detto che le canzoni d’amore fanno proprio schifo!” commenta lui.

“E che canzoni sai suonare invece?” riprendo a chiedergli notando che l’argomento musica lo interessa particolarmente.

“Sto imparando Smoke on the Water!” esclama “Però dopo la prima metà non ci capisco più niente…” ride.

“E’ difficile sai? Ero parecchio più grande di te quando ho imparato a farla bene…” lo rassicuro.

“Adesso volevo imparare qualcosa dei Muse…il fratello di Cody è andato al concerto due settimane fa e suona anche lui…e ha detto che ci insegna…” riprende “…però sono un po’ difficili e anche se le ascoltiamo e le proviamo tante volte non è che riusciamo a farle tanto bene…”

“Sai che anche noi andiamo al concerto tra qualche giorno?” gli dico.

“Sul serio?? Ma qui a Philadelphia??”

“No, a New York…andiamo lì qualche giorno e andiamo anche al concerto…” gli spiego.

“Il fratello di Cody gli ha portato una maglietta fighissima…tutta nera con le scritte…sembra davvero un chitarrista quando se la mette…” dice lui finendo la roba che ha nel piatto.

“Hey, te la prendiamo noi una maglietta, così dopo sei un chitarrista anche tu no?” gli propongo e ancora una volta gli si apre sul viso un sorriso enorme.

“Davvero? Papà hai sentito mi prendono una maglietta!” esclama rivolgendosi a Clive e ci mettiamo tutti a ridere.

“Te la spediamo il giorno dopo il concerto, così arriva subito!” gli dice Neela e lui annuisce tutto contento.

Dopo aver finito anche il secondo io e Neela ci alziamo per sparecchiare lasciando gli altri a parlare di un progetto scolastico di Emily.

“Allora, mi pare stia andando tutto bene no?” mi dice Neela mentre siamo solo io e lei in cucina e io la abbraccio.

“Direi di sì…” ammetto guardandola “…sono forti!” sorrido.

“Dillo che il piccoletto ti ha conquistato!” mi prende in giro passandomi una mano tra i capelli e io mi metto a ridere.

“E dai è strepitoso!” le dico “Hai visto che sguardo aveva mentre parlavamo?”

“Sì che l’ho visto! Era in tua adorazione…” ride lei e io mi abbasso per darle un bacio.

Pochi istanti dopo si apre la porta della cucina ed entra Sean…

“Scusate…” dice fermandosi un po’ titubante.

“E di che?” sorrido guardandolo.

“Judy ha detto…” inizia a dire mettendo le mani in tasca “Mi mostri il canestro?” chiede poi.

“Certo!” rispondo “Andiamo a prendere le giacche poi facciamo una partita!” continuo e lui annuisce schizzando fuori dalla porta verso l’ingresso.

“Ti rompe se…” inizio a dire a Neela  e lei scuote la testa “Ti amo…” mi dice dandomi un bacio prima di prendermi la mano per tornare in sala da pranzo; lei si siede a tavola mentre io vado in ingresso e prendo il giaccone uscendo con Sean.

“Giocavi da piccolo?” mi chiede infilandosi il berretto.

“Sì sempre…nella casa qui di fronte abitava il mio migliore amico e poco più in là un altro, e giocavamo sempre a basket insieme!” gli dico tenendo in mano il pallone.

“Io gioco nella squadra della scuola, quest’anno sono anche diventato titolare!” dice saltellando sulla piazzola di cemento davanti al canestro e alzando la testa per guardarlo “Però giochiamo con quelli più bassi, questo è altissimo!” ride.

“Dai fai un tiro!” esclamo lanciandogli la palla che prende prima di fare qualche palleggio e poi lanciarla senza riuscire a fare canestro.

La rincorro e la recupero tornando poi da lui “Piega di più le gambe!” gli dico dandogliela di nuovo e lui riprova sbagliando ancora.

“E’ proprio alto!” ride divertito “Prova tu!” dice poi e mi passa il pallone.

Faccio qualche palleggio e poi tiro, sbagliando anche io.

“Lo vedi? È troppo alto anche per me!” scherzo e ridiamo, poi riprendo la palla e riprovo a tirare, facendo finalmente canestro.

“Wow!” ride e corre dietro al pallone prendendolo in mano.

“Pronto a fare canestro?” gli dico e poi lo prendo in braccio alzandolo mentre lui si mette a ridere e tira la palla facendo centro.

“Lo vedi che era solo questione di altezza?” gli dico e lui annuisce convinto mentre lo rimetto a terra.

“Hey…” la voce di Neela ci interrompe e ci giriamo a guardarla “C’è il dolce!” dice.

“Ok!” rispondo e poi prendo di nuovo Sean caricandomelo sulla schiena e lui scoppia a ridere di nuovo “Qualche altro centimetro e questo diventa un campione!” scherzo passando vicino alla mia Roomie che ci guarda divertita.

“Papà ho fatto canestro!” dice Sean entrando tenendo le mani attorno al mio collo e noto distintamente l’occhiata che ci rivolge mia madre, la ricambio e le sorrido, forse sono pronto addirittura ad accettare una famiglia allargata…


Sono su in camera a prendere un vecchio spartito che ho promesso di regalare a Sean quando sento qualcuno bussare alla porta aperta, mi giro e vedo Emily, appoggiata allo stipite con le braccia incrociate ed un’espressione indecifrabile.

Sto per dire qualcosa ma lei mi precede “Non ti sembra strana tutta questa cosa?” mi dice e io mi alzo in piedi, ero accucciato per cercare qualcosa in uno degli scaffali più bassi, e apro la bocca richiudendola poi, metto le mani in tasca e cerco di pensare a cosa dire.

“Da morire…” ammetto senza sapere perché sono così sincero con una ragazzina di sedici anni che praticamente non conosco.

“Non voglio romperti davvero, ma tu sei nella mia situazione, no? Sean è…Sean è un po’ troppo piccolo per parlarne, e lo so che tu vivi per gli affari tuoi che sei ben più grande di me…però…” si ferma e scrolla le spalle “…sono solo io ad avere paura che la cosa non funzioni di nuovo?” mi chiede abbassando molto il tono di voce, mentre mi rivolge uno sguardo che riconosco immediatamente, perché l’ho visto troppe volte, quando avevo sedici anni lo vedevo ogni mattina, ogni volta che mi guardavo allo specchio.

Sospiro e le faccio cenno di entrare lei muove qualche passo e rimane in piedi con le braccia incrociate “Io l’ho scoperto l’altro giorno, di tuo padre e…mia madre…” ammetto passandomi una mano tra i capelli.

“Non ti avevano detto niente?” mi chiede stupita e io scuoto la testa.

“E in due giorni sono venuto a sapere che stava con lui e che c’eravate tu e tuo fratello…” continuo e lei sorride.

“Immagino che non ti stessimo molto simpatici a pelle…” commenta e mi viene da ridere, perché capisce molto più di quanto non vorrei.

“No, direi di no…” ammetto “…ma mi sono ricreduto…”

“Nemmno io volevo incontrarti…” mi interrompe “…Judy è ok..mi piace…ma, insomma sedersi a tavola con suo figlio di 28 anni e la sua ragazza? A parlare di cosa? Del tempo qui e a Chicago?” continua allargando le braccia “Mi sebrava una cosa così idiota!”.

“Anche a me, ma è andata meglio del previsto…” azzardo e lei sorride annuendo.

“Siete forti, tu e Neela dico…” commenta.

“Anche tu e Sean non siete male!” scherzo e ridiamo ancora.

“Grazie…per aver reso la cosa…più semplice di quanto pensassi…” continua “…credevo…ti avevo immaginato come uno di quei medici boriosi e rompipalle…che magari avrebbe iniziato a farci qualche diagnosi…” esclama e scoppio a ridere “Non credevo fossi…così…normale!” conclude.

“Neanche io lo credevo di voi…” confesso “…grazie per non essere dei mostriciattoli urlanti, petulanti e insopportabili!” continuo e ridiamo, ancora una volta.

“Hey vi muovete?” la voce di mia madre risuona dal piano di sotto.

“Ci reclamano…” dico e lei annuisce.

“Meglio andare…” sorride e scendiamo insieme scambiandoci qualche commento sullo spartito per suo fratello.

 


| RayBarnett |
| amore, gelosia, risate, amicizie |

venerdì, 12 gennaio 2007

I Roomies sono ancora a Philadelphia, dalla madre di Ray, e come promesso vi abbiamo preparato anche la piantina del piano di sopra, così capite bene tutto! Per questo post comunque vi servirà di più il piano terra! Ecco qui il primo piano e il piano terra.


“Già pazzesco eh? L’aria di Chicago quest’anno ci ha portato bene!” rido versandomi un po’ di caffè.

“Anche Jared si è trovato una ragazza? Non ci posso credere!” commenta mia madre scuotendo la testa “Mi ha chiamata per il mio compleanno ma quel disgraziato non mi ha mica detto che aveva una ragazza…aspetta che lo senta…” continua, alla fine Jar è una specie di secondo figlio per lei, così come io lo sono per la madre di Jar…

“Verrai a trovarci a Chicago…così ti presentiamo anche Wen…” commento appoggiandomi all’indietro al bancone della cucina.

“E Brett?” chiede poi.

“Ah…Brett…Brett ci sta lavorando…” rido “…c’è una infermiera del nostro ospedale…è una gran ragazza credimi, un po’…beh incasinata direi…ti ho detto no? La madre di quel ragazzino…” lascio cadere il discorso e lei annuisce “Ma adesso si sta tirando su e credo che Brett…beh si sia preso una bella sbandata!” rido.

“Buongiorno!” la voce di Neela interrompe il nostro discorso mentre entra in cucina con un sorriso.

“Hey Roomie…” sorrido passandole un braccio attorno alla vita appena mi si avvicina e dandole un bacio forse un po’ troppo lungo.

“Ray…” si stacca lei imbarazzata mentre mi metto a ridere “Scusa mamma…” esclamo guardando divertito mia madre.

“Se mi dovessi scandarlizzare per questo con il figlio che mi ritrovo saremmo a posto!” commenta lei con quel suo solito sarcasmo.

“Hey…” esclamo indicandola cercando di sembrare minaccioso “…non rovinarmi la reputazione…” continuo.

“Oh…Ray…figurati se Neela non la conosce fin troppo bene la tua reputazione!” esclama mia madre alzandosi per mettere la sua tazza nel lavello.

Neela ride divertita mentre io la stringo contro di me “E tu cosa ridi…eh Roomie?” le chiedo appoggiando la fronte alla sua.

“Sei in trappola Barnett…tra due persone che ti conoscono fin troppo bene…” mi prende in giro e io la guardo cercando di sembrare minaccioso ma poi mi metto a ridere.

“Cosa pensavate di fare oggi?” ci chiede mia madre girandosi a guardarci.

“Non so…volevo portare Neela un po’ in giro…che dici Roomie?” rispondo rivolgendomi poi a lei.

“Sì…non sono mai stata a Philadelphia…” commenta.

“Io purtroppo lavoro fino a dopo pranzo…ma poi prometto di dedicarvi il pomeriggio!” esclama mia madre “Ho provato in ogni modo a spostare l’appuntamento di oggi ma…niente…” continua scuotendo la testa.

“Hey non c’è problema…!” la rassicuro “…passeremo la mattinata girovagando per l’oscuro passato di Ray Barnett!” scherzo facendole ridere entrambe.

“Allora ci vediamo nel pomeriggio…le chiavi sono in ingresso…se volete mangiare a casa nel frigo…”

“…mamma…mamma…mamma!” la interrompo “Non moriremo di fame ok?” le sorrido e lei si avvicina per darmi un bacio.

“Ok…” sospira divertita “A dopo!”

“Ciao ma’!” la saluto.

“Arrivederci!” esclama Neela poco prima che si senta la porta di casa chiudersi.

“E ora siamo solo io e te Roomie…” commento abbracciandola “…che vuoi fare?”

“Non so…è la tua città…non pensi che dovresti decidere tu?” sorride lei.

“No! Se lasci decidere a me Roomie non riusciremo ad andare più lontani dell’idromassaggio di sopra quindi…” rispondo e lei scuote la testa divertita.

“Andiamo in centro…mi fai vedere la tua scuola…dove uscivate, i locali…” propone.

“Ok…” dico poco convinto “…e io che speravo che tu condividessi l’idea dell’idromassaggio…” aggiungo poi.

“Non ti sembra che stanotte abbiamo già…beh dato abbastanza?” commenta lei ironica.

“Non è mai abbastanza Roomie…credimi!” esclamo prendendola per la mano mentre andiamo su in camera a prepararci.


“Ok e adesso prova a immaginare…noi tre…con lo skateboard appena comprato che ci spaccavamo i denti su quell’halfpipe!” rido indicando a Neela il campetto in cui con Jared e Brett perdevamo pomeriggi interi.

“Oddio!” ride anche lei “Passavate qui delle ore eh?”

“Sì…anche perché…” mi fermo e lei mi guarda incuriosita.

“Cosa?” mi chiede con quel suo solito tono.

“Beh…ok…anche se lo skate non lo usavamo beh…no dai mi sto tirando la zappa sui piedi!” esclamo prendendola per la mano per trascinarla via da lì.

“Ray Barnett!” esclama piantando i piedi a terra e fermandomi di scatto facendomi tornare indietro e sbattere leggermente contro di lei.

“Roomie!” mi lamento cercando di inscenare un sorriso.

“Confessa…cosa stavi per dire prima?” mi chiede divertita.

Sospiro e scuoto la testa “Beh…eravamo sempre qui…non solo per lo skate…dalla rampa di destra…quando eri in piedi sulla rampa di destra…c’era una visuale pazzesca degli spogliatoi femminili della squadra locale di pallavolo…con tanto di scorcio sulle docce quando aprivano le finestre giuste e…” mi fermo e lei mi guarda ironica

“E?”

“Ed eravamo riusciti a corrompere uno degli inservienti a lasciarla quasi sempre socchiusa…lo avevamo corrotto regalandogli la collezione di giornalini porno dello zio di Brett!” rido ed anche lei si mette a ridere.

“Io…davvero non oso immaginare voi tre a quindici anni! A corrompere bidelli con dei giornalini porno! Dello zio di Brett tra l’altro!” esclama cercando di trattenere le risate.

“Ne abbiamo fatte talmente tante…” sorrido reprimendo per un attimo qualche ricordo.

“Hey…” mi dice forse vedendo la mia espressione leggermente cambiata “…hey Roomie…” continua mettendomi una mano sul viso.

Abbasso lo sguardo e poi la fisso “Jar e Brett sono stati praticamente la mia salvezza sai?” esclamo e poi mi fermo per un attimo “…quando mio padre è tornato a casa…io non volevo mai starci…ero sempre fuori, sempre ogni istante…e loro lo stesso per non lasciarmi da solo. Hanno sfidato le ire dei loro genitori in ogni modo…una volta Brett ha rubato la macchina a suo padre e…siamo andati a pesca giù…in un laghetto artificiale…odiavamo pescare…non avevamo mai pescato in vita nostra ma…ogni giorno cercavamo un modo diverso per stare fuori il più possibile…ed abbiamo provato la pesca…e una volta siamo andati a sparare in un campo con il fucile a pallettoni del nonno di Jar…ci hanno messo in punizione tre settimane quella volta…” rido perdendomi nei ricordi dei miei 15 anni.

Neela mi sorride e mi abbraccia forte “Sono due deficienti ma a quanto pare come amici non sono male…” commenta accarezzandomi il viso.

Rido “No…non sono male per niente…” poi mi ricordo una cosa “Vieni…!” esclamo e la prendo per mano iniziando a camminare a passo veloce attraverso il parco davanti a noi.

“Ray!” ride cercando di starmi dietro, giriamo intorno alla collinetta dietro il parco giochi dei bambini e poi su lungo il vialetto di sassi, eccolo lì…lui, il grande albero!

Arrivo ai piedi dell’immensa quercia e mi ci arrampico “Dai Roomie vieni!” esclamo tendendole la mano.

“Ray come minimo mi ammazzo!” ribatte lei.

“E dai!” continuo e lei sbuffa prendendo la mia mano e salendo sull’albero.

Ci fermiamo sul terzo o quarto ramo e mi metto dietro di lei facendola girare verso la recinzione del parco “Da qui usavamo le cerbottane contro i professori…” esclamo fiero.

“Scusa?” ride lei.

“Vedi lì c’è il parcheggio professori della mia scuola…quindi per andare alla loro macchina passavano sempre qui davanti, e in primavera questa quercia è piena di foglie e se ti ci nascondevi in mezzo nessuno ti vedeva, quindi ci mettevamo qui con le cerbottane a tirare palline di carta contro i prof…” spiego e lei scoppia a ridere di gusto.

“Non ci posso credere…voi eravate dei teppisti in piena regola Ray…” mi dice appoggiandosi all’indietro contro di me mentre mi posiziono meglio sul ramo per rimanere in equilibrio.

“Ti amo Roomie…” le dico a bassa voce senza guardarla, continuando a tenere gli occhi sulla gente che passa e su un paio di bambini che corrono avanti e indietro rincorrendo un pallone.

“Anche io teppista…” risponde divertita poco prima di ricominciare a scendere dall’albero…


Stiamo camminando per il centro della città, ho appena mostrato a Neela “Hayle’s” il pub dove ho passato metà delle serate della mia adolescenza, dentro è ancora tutto come dieci anni fa, i divanetti rossi, rubati a Happy Days, il vecchio jukebox che cercavamo di far partire come Fonzie, rimendiandoci solo le mani doloranti per i troppi pugni tirati.

Non so che ci fosse preso, Happy Days non è un telefilm propriamente della nostra epoca, ma per un periodo quando avevamo credo 11 anni avevano ricominciato a dare le repliche prima di pranzo…ed eravamo completamente partiti…tanto che si salutavamo con un “Hey…” tipicamente alla Fonzie…

Poi a 13 anni la mania era cambiata, avevamo scoperto l’A-Team, io ero Murdoch, Jared Sberla e Brett, che avevamo appena conosciuto, Hannibal…ci mancava solo un Mr.T e così avevamo iniziato a girare per la città alla ricerca di un nuovo amico, che doveva essere per forza di colore…

Avevamo avuto la pessima idea di interrompere una partita di Basket di alcuni ragazzi parecchio più grandi di noi…e ci eravamo resi conti che come A-Team facevamo proprio schifo: io ero finito dentro un bidone della spazzatura, Jared chiuso in uno degli armadietti dello spogliatoio e Brett nello sgabuzzino delle scope…da quel giorno era finita anche la mania dell’A-Team…

“Barnett!” uno voce mi riporta alla realtà… “Barnett!” ripete e io mi giro “Ray Barnett…!”

“Jimmy!” esclamo con sorriso “Jimmy Costingan!” ripeto avvicinandomi per stringergli la mano “Come stai?” gli chiedo.

“Alla grande amico e tu? È una vita che non ci si vede!” risponde lui ricambiando la stretta di mano.

“Saranno 6 anni! Ormai sto a Chicago in pianta stabile e tu?” gli chiedo.

“Io sempre qui! Lavoro con mio padre…studio di avvocati…” risponde lui.

“E’ pazzesco vederti…” commento “…Jimmy posso presentarti Neela? La mia ragazza!” continuo introducendoli.

“Hey piacere di conoscerti! Jimmy Costigan...un vecchio compagno di scuola di Ray!” esclama lui mentre Neela gli stringe la mano con un sorriso “Sei qui a trovare tua madre?” mi chiede e io annuisco.

“Sì siamo qui per qualche giorno, poi andiamo un weekend a New York e poi si torna a casa…” rispondo.

“Senti…dopodomani siete ancora qui no?” continua e io faccio cenno di sì con la testa “C’è una festa giù al “905” perché non venite? So che c’è parecchia della vecchie gente…potremmo fare una bella rimpatriata!”

“Sarebbe fantastico!” esclamo “Che dici Roomie?” le chiedo.

“Volentieri…” sorride lei.

“Perfetto allora…ci si vede lì allora!” esclama Jimmy prima di salutarci dicendo che è in ritardo per una riunione di lavoro.

“Una festa con tutti i tuoi amici di qui eh?” mi chiede Neela abbracciandomi mentre riprendiamo a camminare.

“Già…gente che non vedo da chissà quanto…” sorrido “…ho voglia di rivedere qualcuno…”

“Spero siano tutti uomini questi che hai voglia di rivedere!” commenta lei guardando la strada davanti a sé.

“E dai Neela…non puoi essere gelosa a prescindere!” rido.

“Certo che posso! E lo sono!” mi dice lei “Dovrò tenerti a guinzaglio…o metterti un paio di manette…” continua.

“Per le manette ci sto…ma magari in un'altra occasione ti va?” le sussurro in un orecchio facendola ridere.


Entriamo in casa ridendo e subito sento una musica provenire dalla cucina e scuoto la testa divertito, Neela mi guarda e io la prendo per mano attraversando la sala da pranzo mentre anche lei inizia a distinguere chiaramente le strofe…


Pretty woman walkin down the street

Pretty woman, the kind I like to meet

Pretty woman, I dont believe you

Youre not the truth

No one could look as good as you


“Non ci posso credere che ascolti ancora questa…” commento aprendo la porta della cucina cercando di fare il minor rumore possibile; mi appoggio allo stipite e Neela sorride accoccolandosi contro di me.

Mia madre è lì, al bancone della cucina, con lo stereo troppo alto per una mamma, che muove la testa ritmicamente canticchiando a voce relativamente bassa le parole della canzone.

“Sedici anni!” dico ridendo e lei si gira di scatto forse leggermente spaventata e poi sorride “Questo film è uscito da sedici anni e tu ascolti ancora sempre questa mentre cucini?” riprendo guardandola.

“Buone vecchie abitudini Ray!” scherza buttando qualcosa nell’immondizia e riprendendo poi a tagliare una carota; poi si ferma e scuote la testa “Avevi 12 anni quando hanno dato questo film alla tv…”

“E tu non volevi che lo vedessi perché Julia Roberts era decisamente troppo svestita…” commento.

“E tu ti sei nascosto dietro il divano e sei rimasto lì per tutta la durata del film…” continua.

“Era una palla…!” esclamo ridendo “Ma per Julia Roberts in minigonna attillata…” aggiungo.

“Dopo averlo visto cucinavi sempre ascoltando questa canzone…” riprendo.

“E l’avevi imparata anche tu! Anzi ogni tanto me ne cantavi addirittura una strofa!” mi prende in giro, prima di prendere una teglia da forno e metterci dentro qualcosa…

Pretty woman, don’t walk on by

Pretty woman, don’t make me cry

Pretty woman, don’t walk away
…” canticchio divertito andando a tempo con la musica e Neela alza il viso guardandomi e scoppia a ridere, mentre anche mia madre si gira e mi guarda con un sorriso.

“Ok signore il Barnett show è finito…cambiamo cd?” propongo poi rendendomi conto di aver fortemente incrinato la mia reputazione agli occhi della mia ragazza…muovo qualche passo vicino allo stereo e inizio a guardare i cd.

“E dai Ray! La sai! La sai davvero!” mi prende in giro Neela mentre mi costringo a non alzare gli occhi dalla lista di canzoni che sto scorrendo, troppo imbarazzato per ammettere che…sì…so a memoria la canzone di Pretty Woman.

“Guardavo in continuazione quel film! E la colonna sonora era perennemente nello stereo! Penso fosse logico che arrivasse a piacerti…” esclama mia madre.

“Hey non ho detto che mi piace!” mi difendo guardandola, ma vedo quell’espressione sul suo viso…e allora mi rivolgo verso Neela che mi sta guardando e mi sorride “So qualche strofa niente di più…vivendo con una che ascoltava solo quello…e i Chicago!” concludo alzando verso di lei il Greatest Hits da cui mia madre non si separa mai.

“Beh direi che hai sviluppato comunque i tuoi personalissimi gusti musicali no?” obietta lei.

“Per fortuna…” bofonchio girandomi ancora verso i cd mentre sento Neela che ride e poi si avvicina a me abbracciandomi da dietro.

“Non preoccuparti Ray…vengo lo stesso ai tuoi concerti…anche se inizi con le serenate...” scherza e io mi giro di scatto, passandole un braccio attorno alla vita e stringendola contro di me.

“Non scherzare con il fuoco Roomie…” la minaccio con un sorriso avvicinando il mio viso al suo.

“A dodici anni canticchiavi Pretty Woman in cucina con la tua mamma…questa non me la toglie più nessuno…” commenta lei molto soddisfatta mentre scuoto la testa, assolutamente convinto del fatto che questa non gliela farò mai più dimenticare.

“Hey…” dico poi ricordandomi una cosa “…ma abbiamo ospiti? Ho visto la tavola apparecchiata per quattro…” continuo e lei appoggia il coltello vicino al tagliere e si gira a guardarmi aprendo la bocca, con una espressione che non riesco a decifrare.

“A dire il vero sì, ho invitato una persona a cena…” inzia a dire “…lo so che magari avrei potuto farlo prima ma…per telefono…” si ferma “…a dire il vero Ray dovrei parlarti di una cosa…” conclude e sento i muscoli contrarsi mentre mi si forma in testa un’idea precisa di quello che sta per dirmi.

“Io…è da stamattina che siamo in giro e…vado a farmi una doccia…” si intromette Neela mentre sento che mi stringe la mano per un attimo.

Nessuno aggiunge niente e Neela si gira seguita solo dal suono della porta che si richiude alle nostre spalle.

“Chi c’è a cena stasera?” chiedo pochi istanti dopo senza muovermi né smettere di guardarla.

Lei sospira senza dire nulla e io mi muovo andando davanti al frigo ed aprendolo per tirarne fuori una birra, lo richiudo pesantemente e mi giro verso di lei cercando di calmarmi “Mamma…” dico cambiando leggermente tono.

“Ho invitato una persona Ray, una persona…che…una persona con cui mi vedo da qualche tempo…” inizia a dirmi.

“Un uomo?” la interrompo e lei annuisce, io faccio lo stesso mentre bevo un sorso di birra ghiacchiata “E da quanto…” continuo incrociando le braccia.

“Sono otto mesi…” mi risponde lei.

“Otto mesi?” ripeto incredulo, rido nervosamente e giro la testa per non guardarla, poi mi passo una mano tra i capelli “Esci con questo tizio da otto mesi e me lo dici due ore prima che si presenti a cena?” le chiedo.

“Non ce n’è mai stata occasione Ray…” cerca di giustificarsi.

“Mamma ti ho tenuto non so quanto al telefono raccontandoti di Neela!” la accuso “Magari tra una frase e l’altra avresti potuto accennare a questo idiota!”

“Ray!” mi rimprovera guardandomi storto “Clive è una persona meravigliosa, il motivo per cui non te ne avevo parlato era che volevo farlo di persona…”

“Clive…” ripeto bevendo un sorso di birra.

Otto mesi. Otto mesi e non ha mai trovato il tempo di dirmi che si vede con questo, forse perché sapeva come avrei reagito, sapeva che avrei preso il primo aereo per Philadelphia e mi sarei presentato da questo a fargli il terzo grado…

“…magari avresti potuto accennare la cosa!” continuo “Cristo mamma…otto mesi è…tantissimo!” esclamo e lei mi viene vicino.

“Mi dispiace Ray…” esclama mettendomi le mani sulle braccia “…adesso…beh mi rendo conto che magari avrei potuto parlartene ma…” sospira “…tu reagisci sempre così, lo sai è già successo…”

“Erano delle teste di cazzo!” sbotto e lei mi guarda male “Non ti meritavano!” continuo molto più convinto scostandomi per buttare la bottiglietta ormai finita nel cestino.

“Clive ti piacerà…” commenta lei con tono disteso ed estremamente rilassato.

“Lo spero…” commento girandomi e la guardo, sospiro e scuoto la testa “…lo sai perché faccio così vero?” le chiedo a bassa voce e lei annuisce venendomi vicino e mettendo una mano sulla mia.

“Lo so…” risponde.

“Non permetterò mai più a nessuno di farlo…neanche di provarci a…” lascio cadere la frase e scuoto la testa, poi porto lo sguardo oltre la porta a vetri della cucina, quella che dà sul giardino.

“E’ una persona straordinaria…è inglese come Neela…e…” scrolla le spalle e sorride.

“Sei felice?” le chiedo interrompendola e lei annuisce “Come non lo ero da tempo…” ammette e ci sorridiamo.

“Gli darò il beneficio del dubbio…ma non ti prometto niente…” dico cercando di scherzare, ma in realtà sono fin troppo serio.

“Se non ti piace lo caccio fuori di casa…” sorride.

“Lo faresti sul serio?” chiedo inclinando la testa.

E lei non risponde mettendosi semplicemente a ridere “Hey non hai risposto!” mi lamento scherzando.

“Ti piacerà!” commenta lei sibillina andando in sala da pranzo.


Siamo tutti e tre in cucina, mamma e Neela parlano tra di loro, ridendo di qualcosa, io gioco con un pezzo di peperone crudo…facendolo lentamente a pezzettini con il coltello, intanto tendo l’orecchio per sentire il campanello…quello dovrebbe arrivare a minuti.

Non passano neanche una manciata di secondi che sento proprio quel suono, che aspettavo all’inizio della serata, mi mamma va di là, va ad aprire e poggio lentamente il coltello sul tavolo.

“Dovremmo andare…” mi dice Neela e io scrollo le spalle.

“Già…” commento alzandomi dall sgabello e prendendole la mano; eviterei tutto e salterei questa serata senza eccessivi problemi, ma a quanto pare non posso…

Arriviamo in ingresso e sento mia madre ridere, mentre una voce maschile le dice qualcosa.

Sospiro e Neela mi stringe la mano, capisce…lei capisce senza bisogno che io pronunci neanche una parola…o almeno ci prova perché quello che mi auguro è che non abbia idea del sentimento che sto provando adesso, all’idea che quello che mi si parerà davanti sia solo un coglione, pronto solo a deluderla come ha già fatto ‘lui’ troppe volte…

“Clive…” esclama mia madre vedendoci “…posso presentarti mio figlio Ray e la sua ragazza, Neela?” continua mentre l’uomo si gira con un sorriso.

I capelli scuri e leggermente scompigliati, sembra più giovane di mia madre, sembra calmo, rilassato, glielo si legge negli occhi, due profondi occhi verdi che sembrano quasi trasmettere sicurezza…quasi…

“Ray…piacere!” esclamo stringendogli la mano.

“Clive…Clive Hudson…ho sentito parlare molto di te…” esclama rispondendo con una stretta di mano forte e decisa.

Vorrei poter dire lo stesso amico…ma ho sentito parlare di te la prima volta due ore fa…no non glielo posso dire “Spero di essere all’altezza…le madri tendono sempre a esagerare…” scherzo facendolo sorridere; si gira poi verso Neela e stringe la mano anche a lei.

“Neela Rasgotra…” si presenta.

“Hey questo è un accento familiare…” esclama lui sorpreso.

“Sembra che la passione per il vecchio continente sia di famiglia…” commenta lei sorridendo.

“A quanto pare…” esclama lui.

“Andiamo a sederci di là?” Propone mia madre mentre la seguiamo in sala da pranzo; Neela mi prende la mano ancora un volta e io mi volto per guardarla, mi tira contro di sé e mi dà un semplice bacio sulle labbra prima si raggiungere gli altri.


“Quindi vi siete trovati a vivere insieme per caso?” chiede Clive divertito bevendo un sorso di vino.

“Mi ha incastrato…” commenta Neela rivolgendomi un’occhiata “…ero senza casa e lui con un affitto in meno e…” lascia cadere il discorso ridendo.

“Una inglese con un rockettaro americano…siete una bella accoppiata!” ride incorciando le mani  sotto il mento.

“Neela mi raccontava oggi che ogni tanto sente la nostalgia dell’Inghilterra…” interviene mia madre.

“Non me lo dire…succede anche a me in continuazione…” commenta lui guardando la ‘mia’ ragazza

“Clive mi racconta spesso degli anni che ha vissuto lì…” continua mia mamma.

“Precisamente dove?” chiede Neela interessata

“Liverpool prima…” risponde lui.

“Ah che città assolutamente…grigia…” commenta Neela.

“Oh da morire…sono stato molto meglio quando mi sono trasferito vicino a Londra…e poi ancora proprio nel centro della città sempre per lavoro…” dice Clive che in meno di una serata sembra aver conquistato il trono di imperatore di casa Barnett.

Sarà mezzora che non apro bocca, hanno parlato di Beatles e Rolling Stones…di che cazzo ne so di cosa hanno parlato, lui ha parlato…parlato per tutta la cena…

“Anche io ho vissuto a Londra…quasi sempre lì direi…giusto qualche periodo in campagna da mia nonna, a ovest del Surrey…” continua Neela.

“Oh mio fratello abita da quelle parti!” commenta il damerino inglese dei poveri “L’autunno per quanto piovoso è una meraviglia…”

“Piovoso più o meno quanto Chicago!” interviene Neela ridendo.

“Clive ha proposto di portarmi da suo fratello…magari il prossimo autunno…” esclama mia madre fin troppo entusiasta della cosa.

Progettano già un cazzo di viaggio? E poi anche un matrimonio?

“Ne vale la pena…ho sempre amato quei posti…certo ormai considero l’America la mia casa, ma rimango sempre legata a…al resto…” dice Neela sorridendo.

“Questo non fa altro che farti guadagnare punti Neela! Inglese, bella e intelligente…” inizia a dire Clive mentre mi alzo in piedi spingendo rumorosamente la sedia all’indietro.

“E’ finita l’acqua…” stauisco senza aggiungere altro, entrando subito dopo in cucina e sbattendo la brocca sul tavolo.

Appoggio le mani al bancone e cerco di respirare, di ricacciare dentro tutto quello che è venuto fuori negli ultimi minuti…

Passa poco più di un minuto, sento la porta aprirsi di nuovo e richiudersi, poi più niente; non mi giro e rimango a fissare il marmo del piano della cucina, spostando solo poco dopo lo sguardo oltre la finestra.

“Ray…” la voce di Neela mi arriva bassa da dietro di me, poi sento i suoi passi che si avvicinano.

Non rispondo, e non mi muovo, senza nemmeno muovere lo sguardo “Torna di là…” dico con una calma che non sembra mia “…altrimenti si sente perso senza il suo pubblico…” continuo.

“Ray…” ripete lei mettendomi una mano sulla spalla.

“Lo sai cosa ha fatto quando è tornato?” le dico portando gli occhi nei suoi “Lo sai cosa faceva ogni sera?” continuo “Ci intratteneva…provava a essere spiritoso, a interessarsi delle nostre cose…prometteva di portarci a fare chissà quali viaggi…e lusingava qualunque persona mettesse piede in questa dannatissima casa…” mi fermo e giro ancora una volta la testa, oltre il vetro scuro della finestra “…e ci siamo cascati Neela, a tutte le sue fottute lusinghe…ci siamo cascati tutti e due…” concludo stringendo i pugni, mentre sento chiaramente la voce farsi più roca.

“Non sta cercando di ingannarvi Ray…” cerca di spiegarsi.

“E secondo te cosa sta facendo?” esclamo a voce troppo alta girandomi verso di lei.

“Sta solo cercando di piacerti…” riprende mentre mi mette le mani sul viso.

“Può risparmiarselo…” commento secco.

“Vieni qui…” mi dice poi e io la guardo “…Ray…” continua e io mi giro lasciando che mi passi le braccia attorno alla vita, che affondi la testa contro il mio petto mentre appoggio la mia sui suoi capelli.

La sua mano si muove lenta lungo la mia schiena “Mi dispiace Neela…” dico a bassa voce.

Rimaniamo lì in silenzio per un po’ “Dobbiamo tornare di là…” dico a metà tra una domanda ed una affermazione.

“Dagli una possibilità Ray…” esclama guardandomi negli occhi “Tua madre mi sembra felice…”

“Anche a me…è questo che mi ha mandato fuori di testa…” sorrido e lei ricambia “Lo so che…ho esagerato…che…non è così…male ma…ho paura che qualcuno la lasci di nuovo da sola…e quando gli ho sentito dire quelle cose…” sospiro.

“Non è tuo padre Ray…” azzarda stringendomi.

“Lo so…” commento e mi abbasso per posare le labbra sulle sue “…e comunque piantala di fare la cascamorta con lui!” esclamo e lei mi guarda con gli occhi sgranati.

“Ray Barnett!” mi minaccia.

“Ti ho vista…” continuo con un sorriso.

“Sei geloso! Ecco cos’è sei geloso!” mi accusa divertita “Geloso di me e di tua madre! Geloso del fatto che non sei più al centro dell’attenzione…”

“Non è assolutamente vero!” mi difendo staccandomi da lei e prendendole la mano, poi la tiro ancora contro di me “Grazie…” sussurro mentre mi passa una mano sul viso.

“Torniamo di là…” dice e io annuisco.

Varchiamo di nuovo la porta della cucina “Scusate…non poteva fare a meno di me…” scherzo mentre mi arriva pronto un pugno sul braccio da parte di Neela.

“Ray!” esclama rimproverandomi mentre a tutti scappa una risata.

Mi siedo e guardo Clive “Scusa l’interruzione…” dico con tono serio ma lui sorride.

“Figurati…gli estranei danno sui nervi a tutti…” dice con un tono strano, con un qualcosa nella voce che mi fa venire voglia di credere che capisca davvero…


Sono uscito a portare fuori l’immondizia, fa freddo, l’aria è secca e gelida; cammino lentamente per il vialetto di casa, qualcosa sulla destra attira la mia attenzione: un pallone da basket.

Sarà del bambino dei vicini…mi accucio e lo prendo in mano facendogli fare qualche rimbalzo per terra, poi muovo un paio di passi veloci fino ad arrivare alla piazzola asfaltata sopra cui avevo attaccato il canestro; faccio rimbalzare ancora la palla a terra e la lancio prendendo in pieno l’anello di ferro.

“Peccato…” risuona una voce alla mia sinistra, coperta dai rimbalzi della palla, mi volto e vedo Clive che si abbassa e la prende in mano, poi me la tira deciso.

“Grazie…” rispondo facendola di nuovo rimbalzare qualche volta a terra.

“Senti Ray…” inizia a dire “…non sono un tipo che gira intorno ai discorsi…”

“Neanche io…” lo interrompo e rimaniamo un attimo in silenzio “…sto cercando un motivo per cui tu non mi debba piacere…” statuisco guardandolo negli occhi.

“L’hai trovato?” mi chiede e io scrollo le spalle tirando la palla verso il canestro e mancandolo di nuovo.

Clive si muove ed intercetta la palla, la prende in mano ed inizia a palleggiare.

“Non ho mai avuto una discussione del genere…quindi credimi non ho la più pallida idea di cosa dirti…” esclama fermandosi e prendendo la mira, poi lancia la palla e fa canestro.

“Io ne ho visti altri…” commento mentre recupero il pallone e lo faccio rimbalzare, poi mi fermo “Credi che sia il classico figlio paranoico, eh?”

“No…” risponde con tono deciso “…se avessi alle spalle anche solo metà della storia familiare che hai tu farei lo stesso…” continua facendomi cenno di passargli la palla.

La lancio e lui la intercetta iniziando a palleggiare, poi si gira e me la passa di nuovo, la prendo, le faccio fare qualche rimbalzo e la tiro: canestro.

“Tua madre non è una stupida…” commenta poi e io lo guardo.

“Lo so…” gli dico “…ma credo sia alla disperata ricerca di qualcuno che le dia quello che mio padre non le ha mai dato…” aggiungo.

“Pensi che possa essere io?” chiede.

“Non ne ho idea, non ti conosco…” rispondo prendendo la palla e ricominciando i palleggi.

“Sono innamorato di tua madre Ray…” stauisce mentre mi fermo tenendo la palla tra le mani e poi gliela lancio con forza.

“Credo lo sia di te…” commento.

“Siamo abbastanza grandi per gestire questa storia…” aggiunge scrollando le spalle prima di mettere le mani in tasca.

“Direi di sì…” dico a bassa voce.

“Proviamoci ok? Ad andare d’accordo…per lei…” propone facendo rimbalzare il pallone e passandomelo da dietro.

“Penso che possiamo riuscirci…” convengo lanciando la palla: canestro.


“Hey…” esclamo entrando in cucina, mia madre sta lavando qualche pentola e mettendo il resto in lavastoviglie.

“Hey…” risponde lei con un sorriso.

“Parlano di…calcio…qualche squadra a me sconosciuta…” rido mettendo le mani in tasca e avvicinandomi a lei, appoggiandomi all’indietro contro il bancone della cucina.

Sorride anche lei e mi passa un piatto da asciugare.

“Ti ho visto fuori con Clive prima…” mi dice.

“L’ho sfidato a basket…” rispondo “…noi americani siamo ancora i migliori!” scherzo e si mette a ridere.

“Non è…” mi fermo “…non è male…” riprendo e ci guardiamo.

“No, non lo è…” sorride.

“E poi…” scuoto la testa “…hai la stessa espressione che…ho io quando mi guardo allo specchio…” le dico e mi guarda confusa “…da quando sto con Neela dico…Jared dice che è un misto tra l’essere completamente rincoglioniti e un grave danno cerebrale…” spiego e si mette a ridere.

“Mi mancavano i commenti da Jared…” esclama scuotendo la testa molto divertita “…e comunque grazie per avermi appena dato della decerebrata…”

“Non a te! Alla tua espressione…” puntualizzo e ci mettiamo a ridere “Si ferma qui?” chiedo così su due piedi, girare intorno alla domanda che voglio farle da quando sono entrata in cucina non servirà a molto.

“Non lo so…sarebbe un problema?” risponde e io scrollo le spalle.

“Direi…direi di no…” confesso “…ho deciso di dargli una chance…quindi…” allargo le braccia e poi le incrocio di nuovo al petto.

“Sei cambiato…” esclama di punto in bianco e io mi giro a guardarla “…sei terribilmente cambiato…” sorride e io abbasso la testa “…sei sereno…e tranquillo, e la rabbia che ti porti dentro da sempre si sta quasi affievolendo…”

“Non c’era mai riuscito nessun altro…” confesso senza guardarla.

“Lei sì però…” sorride.

“Con lei non ho ragione di essere incazzato per qualcosa…con lei quello che è passato è passato e non conta più…con lei conta…” mi fermo “…conta lei…e basta…” sorrido.

“Vai di là…io arrivo tra poco…” sorride.

“Ok…” concludo e mi sporgo