Prima di lasciarvi alla lettura vorrei scusarmi per la prolungata assenza ma purtroppo non ho avuto molta ispirazione nello scrivere e quindi sono un po' scomparsa. Vedrete questa cosa dal fatto che il post che segue non è un gran che, ma è un inizio e spero quindi che preceda il ritorno di una enorme ispirazione per post futuri!
* Sabato 06 maggio 2000 *
Toc Toc Toc Toc Toc
Un picchio.
Toc Toc Toc Toc Toc
Cosa diavolo ci fa un picchio in casa mia?
Toc Toc Toc Toc Toc
Che batte nervosamente il suo becco contro…qualcosa…cazzo saranno si è no le dieci del mattino ma cosa…
Toc Toc Toc Toc Toc
Devo alzarmi, per uccidere quell’uccellaccio…no calmi sarò anche addormentato ma non penso davvero che possa essere un picchio…
Toc Toc Toc Toc Toc
“Chiunque tu sia sappi che stai per morire!” la voce di Brett risuona rauca e grottesca dal soggiorno, lui è il peggiore dei tre quando qualche molestatore viene a svegliarci di prima mattina. Cerco di aprire gli occhi e guardo la sveglia sul comodino: prima mattina…è l’una passata.
“Affoga chiunque sia nella doccia!” sbotta Jared che probabilmente a questo punto si alzato, il signorino ha sonno leggero, e parecchia voglia di rompere le scatole, soprattutto di prima mattina. Caccio con un calcio le coperte a lato e mi passo una mano sul viso cercando di riprendere un aspetto umano, mi guardo intorno alla ricerca di una maglietta, ma poi, al diavolo, sto andando a compiere un omicidio, posso farlo anche senza maglietta.
Esco dalla stanza e mi appoggio alla stipite della porta, Brett se ne sta lì e fissa con sguardo omicida Danielle che se ne sta sorridente sulla soglia di casa nostra.
“Hai deciso di suicidarti Dan?” le chiede Jar sbadigliando mentre arranca verso la cucina spero con l’intenzione di mettere su il caffè.
“Sì, ha finalmente deciso di fare un bene per l’umanità e liberarci della sua ingombrante presenza…” commento io passandomi una mano tra i capelli, cercando di capire almeno di striscio quello che sta succedendo.
“Ambasciator non porta pena…” esclama lei entrando nel nostro appartamento ed andando in cucina e sedendosi su uno degli sgabelli.
“Proverbi del cazzo di prima mattina?” ride Brett e lei lo manda candidamente a quel paese.
“Stavo facendo colazione a casa in tutta tranquillità quando mio fratello è entrato dalla porta sbraitando, lo sapete com’è quando si incazza vero? Beh blaterava qualcosa di non troppo comprensibile ma sono riuscita a capire il messaggio ‘Vai… dire… teste di cazzo… suonare… barbeque… ammazzo… idioti…’ e poi non ricordo ma di sicuro c’erano altri insulti…” ci spiega lei tutta convinta mentre cala il silenzio e tutti e tre nel giro di un secondo un solo secondo ci ricordiamo che c’era qualcosa che dovevamo fare: suonare al barbeque di Dom, il fratello di Danielle.
“Merda!” esclamiamo all’unisono e uno più veloce dell’altro schizziamo nelle nostre camere per vestirci; Brett esce dalla sua camera saltellando con solo una gamba dei pantaloni infilata e un paio di calzini, spero puliti, in bocca; Jared si becca una colossale testata contro la porta mentre cerca di infilarsi maglietta felpa e giubbotto con un solo gesto; io cado disteso a letto mentre con una mano cerco di mettermi una scarpa e con l’altra di recuperare la maglietta che è a terra vicino all’armadio.
“Una tribù di deficienti…” commenta Danielle divertita, mentre se ne sta appollaiata sul NOSTRO sgabello, nella NOSTRA cucina a ridere di NOI.
“Io l’avevo detto da subito che era morta…” la minaccia Brett indicandola.
“Fossi in voi mi muoverei, la festa inizia tra mezzora e dobbiamo nell’ordine: farvi avere un aspetto decente, caricare gli strumenti nel pulmino, andare a prendere Nick e Mike anzi, prima svegliarli, poi farli vestire e poi caricarli nel pulmino, poi dobbiamo arrivare fino alla casa in campagna di Jason, scaricare gli strumenti, evitare di farvi uccidere da mio fratello…e poi dovreste anche iniziare a suonare, che dite?” risponde lei serafica, mentre tre paia di occhi la scrutano minacciosi.
“Tu saresti da rinchiudere…” commento tornando in camera mia per finire di vestirmi.
* 2007 *
Esco da Emergenza Uno sbuffando, è stato snervante, stancante, è stato uni schifo: due pazienti persi in meno di tre ore.
Arrivo al triage e mi guardo in giro cercando Dan, prima è andata nel pallone, la prima emergenza… è comprensibile, ma conoscendola non l’avrà presa bene, conoscendola si starà dando la colpa per qualcosa di inesistente, perché lei è così, forte, decisa ma capace di infrangersi su un nulla…
“Sam…” esclamo girandomi “…hai visto Danielle? L’infermiera… nuova…” chiedo.
“Dan? Sì penso sia in salottino!” mi risponde indicando la porta con un cenno del capo.
La ringrazio ed entro: è quasi buio, in effetti sono le otto di sera passate, Dan se ne sta seduta su un divanetto con le gambe incrociate e alza il viso appena mi vede.
“Hey…” dico semplicemente avvicinandomi e prendendo posto su una poltrona, quella vicino a lei.
“Hey…” sorride un po’ stanca, poi cade il silenzio.
“Mi dispiace per prima…” esclama un certo punto mentre gioca nervosamente con le mani, alzando semplicemente lo sguardo su di me “Non so cosa mi è preso ma…so contare fino a tre, lo giuro!”
Mi metto a ridere, non riesco a farne a meno “Lo so che sai contare fino a tre, ho fiducia in te, credo che almeno al dieci tu ci sappia arrivare Tink…” rispondo usando quel suo soprannome, quello di quando aveva si e no 12 anni e se ne andava in giro con il suo astuccio di Tinkerbell, dicendoci che un giorno ci avrebbe lasciato tutti qui e se ne sarebbe volata all’isola che non c’è…
“Chiami così ancora una volta e ti ammazzo!” esclama lei fingendo uno sguardo truce sotto cui nasconde un sorriso.
“E’ normale sbagliare…” le dico dopo un po’ “…la tensione, eri appena arrivata, insomma non te l’aspettavi…”
“Si chiamano emergenze Ray, nessuno si aspetta le emergenze ma è nostro compito essere sempre preparati… noi esitiamo, la gente muore…” risponde con una serietà che non le si addice, con una consapevolezza che ogni tanto mi stupisco di trovarle dentro, ma poi mi ricordo di chi ho davanti, una persona che ostenta una facciata ai più, riservando certe cose solo a pochi.
“Senti, non siamo invincibili! Hai sbagliato, ok, ma quel tizio sarebbe morto comunque, non voglio che tu te ne faccia una colpa, chiaro?” continuo seriamente e lei inclina la testa guardandomi senza dire niente “Hey Tink, hai capito?” continuo attirando la sua attenzione con quel soprannome, di nuovo.
“Capito…” sorride e io ricambio.
“Devo andare adesso, Neela mi aspetta qui fuori…” concludo alzandomi, prima di mettere via il camice e infilare la giacca.
“Ok, ci vediamo domani allora…” dice alzandosi a sua volta “Io finisco un paio di cose qui e… vado a casa, dovrebbe anche esserci Dom stasera!” sorride.
“Una di queste sere facciamo una rimpatriata!” dico richiudendo l’armadietto.
“L’ha detto anche Dom!” risponde lei inclinando la testa.
“A domani Tink!” rido aprendo la porta del salottino.
“A domani deficiente!” la sento rispondere alle mie spalle poco divertita.
Esco dal salottino e vedo Neela che mi sorride le vado incontro e la passo un braccio attorno alla vita “Scusa il ritardo” sorrido, ma vedo il suo sguardo spostarsi dietro di me, mi giro e vedo Dan che torna in accettazione, “Le ho parlato per quello che è successo prima, non volevo che si buttasse giù…” spiego.
“Certo” commenta lei con quel suo tono, quello di quando c’è qualcosa che non va, quello di quando il qualcosa che non va è la gelosia.
Usciamo nel piazzale ambulanze “E dai Roomie…” sorrido passandole un braccio attorno alle spalle mentre camminiamo lungo il marciapiede.
Neela scuote semplicemente un attimo la testa e non dice nulla iniziando a salire gli scalini per arrivare alla stazione della sopraelevata.
Ci fermiamo per aspettare, il treno non c’è molta gente, Neela tiene lo sguardo davanti a sé “Non mi avevi mai parlato di lei…” dice a un certo punto.
“Sono sicuro di averla nominata!” mi difendo ridendo.
“Beh mi pare una persona che merita più di un ‘L’ho nominata’, Ray mi pare che la conosciate decisamente bene, cosa sono dieci anni che la conoscete?” continua lei.
“Sì, anche qualcosa di più…” ammetto “Ma non lo so era in Australia da due anni, ok ci eravamo sentiti, via mail, un paio di telefonate…ma… non so non mi è venuto in mente, anche perché è una vita che non vedo Dom, suo fratello…” continuo scrollando le spalle, mentre finalmente arriva la metro e saliamo cercando un posto dove sederci e trovandolo in uno dei vagoni centrali.
“Dico solo che sembrate legati, molto… e insomma una che ti conosce da una vita arriva saltandoti con le braccia al collo, ridendo e scherzando come ha fatto l’altra sera al locale… e io non l’avevo neanche mai sentita nominare…” ribatte incrociando le braccia al petto senza guardarmi.
“Hey…” dico semplicemente per richiamare la sua attenzione ma lei non si gira “Hey!” ripeto prendendole il viso tra le mani “Non voglio che tu sia gelosa di lei…” dico e la sua espressione è tutta un programma “Roomie sul serio, ok? Non c’è niente che mi possa distrarre da te, lo sai vero?” scherzo con un sorriso.
“Bugiardo! L’altra sera stavo cercando di parlarti e eri distratto perfino dalla Ruota della Fortuna!” mia Accusa divertita.
“Hey! La frase segreta era una strofa di una canzone degli ACDC!” rido beccandomi una colossale sberla sul braccio.
“Vengo dopo gli ACDC?” mi accusa mettendosi a ridere.
“Dipende, dopo Highway to Hell ma prima di Back in Black!” scherzo sporgendomi per darle un bacio.
Arriviamo a casa circa una mezz’ora dopo, Neela sembra aver riguadagnato il buonumore, o almeno è quello che cerca di farmi credere, a volte penso che abbia imparato fin troppo bene a fingere che vada tutto bene.
Mi richiudo la porta alle spalle “E’ stata una giornata orribile…” commenta lasciando la borsa sopra una sedia.
“Hey…” dico a bassa voce abbracciandola da dietro e dandole un bacio sul collo “…perché nn ci buttiamo in vasca, io, te, un paio di birre e vediamo cosa succede?” propongo ridendo e lei si gira verso di me.
“Secondo te cosa succede?” mi chiede sorridendo.
“Dipende… alle nove e mezza inizia la Ruota della Fortuna!” scherzo strappandolo un bacio. “Riempi la vasca io prendo le birre!” mi dice andando in cucina.
Io lascio lo zaino per terra ed entro in bagno,togliendomi la maglietta e lanciandola sullo sgabello prima di aprire l’acqua della vasca.
Meno di dieci minuti dopo Neela è distesa nell’acqua contro di me, e io me ne sto in completo relax con la testa appoggiata al muro e gli occhi semichiusi.
“Domani a che ora attacchi?” mi chiede.
“Dieci, credo…” rispondo.
“Anche io… è una benedizione aver convinto Morris a metterci i turni uguali…” ride.
“Decisamente, non sopportavo di vederti mezzora al giorno e tra l’altro nel parcheggio ambulanze, e poi farlo nei ripostigli dell’ospedale era diventato scomodo!” commento tutto serio.
“Ray!” ride lei “Non l’abbiamo mai fatto nei ripostigli dell’ospedale comunque…” si difende.
“Hey non è una cosa di cui andare fieri eh? Anzi, è una grave mancanza!!!” ribatto.
“Non lo farò in mezzo a detersivi e spazzoloni…” continua.
“Ah sei di vedute ristrette Roomie…” la prendo in giro e ci mettiamo a ridere, rimanendo poi in silenzio per un po’.
“E della vasca da bagno che ne dici?” propongo dopo un po’.
“Direi che la vasca da bagno è perfetta…” commenta girandosi e iniziando a baciarmi…
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mercoledì, 28 febbraio 2007 |
* 18 gennaio *
“Ho solo detto che non capisco perché a metà gennaio debbano mettere le canzoni natalizie!” mi lamento finendo di allacciarmi i pattini e alzandomi in piedi.
“Siamo sul ghiaccio, al freddo… in un certo senso c’è ancora l’atmosfera natalizia, ci sono ancora le luci e le decorazioni…” ribatte Neela chiudendosi il giaccone ed alzandosi dalla panchina dopo essersi infilata i pattini da ghiaccio che le ho regalato per Natale, cercando di mantenere in maniera abbastanza comica l’equilibrio: e siamo ancora fuori dalla pista…
Siamo al Rockefeller Center, e come promesso sto per insegnarle a pattinare sul ghiaccio; c’è moltissima gente che parla e ride mentre va su e giù per l’enorme lastra di ghiaccio che si stende davanti a noi.
“Ok, va bene, ma sinceramente George Micheal sparato a simili volumi dovrebbe essere considerato illegale, Roomie!” statuisco tendendole le mani prima di scendere in pista.
“Non essere così ottuso! È un classico! Last Christmas è un classico di tutto il periodo invernale, e qui siamo nel posto più classico e turistico di New York, non possono non metterla!” dice lei mentre mi fissa, senza prendere le mie mani e senza muovere un solo passo oltre la staccionata che delimita il ghiaccio.
“Ok, ok, pattineremo al ritmo di questa meravigliosa canzone!” commento ironico, “Adesso ti muovi o no?” la prendo in giro subito dopo e lei inclina la testa rivolgendomi un’occhiata poco convinta.
“Io non ho mai pattinato in vita mia Ray!” esclama.
“Questo me l’hai ripetuto almeno una ventina di volte Neela, e ogni volta ti ho risposto che cercherò di insegnartelo!” rido appoggiandomi alla balaustra e fissandola mentre lei si guarda in giro dubbiosa.
“E se cado?” mi chiede incrociando le braccia.
“Ti tengo su io! E poi anche se dovessi cadere non è mica la fine del mondo! Ti rialzi e ricominciamo!” la rassicuro.
“Mi faccio male se cado sul ghiaccio!” ribatte lei, cercando di accampare scuse per non provare.
“Neela…” rido io scuotendo la testa, e poi mi posiziono davanti all’entrata della pista tendendole ancora una volta le mani, “Dai forza! Ci sono io di cosa hai paura?”
“Questa frase detta da te non funziona, Ray!” esclama mentre la guardo fingendomi offeso, poco prima che lei si decida finalmente a prendermi le mani e a scendere sul ghiaccio.
“Ok, adesso… io vado all’indietro, ok? Così tu puoi appoggiarti a me!” le dico e lei annuisce scettica, “E dai Neela!” rido, “Non ti sto portando al patibolo, un po’ di entusiasmo!” la prendo in giro ed anche lei si mette a ridere.
“Ok, a quanto pare devo fidarmi di te!” commenta ironica mentre inizio a muovermi lentamente all’indietro e lei fa una faccia terrorizzata, “Ray i piedi vanno dove vogliono loro!” esclama e io cerco di reprimere in malo modo una risata, “E non ridere cretino!” mi rimprovera con quel suo solito tono mentre vedo che sta per perdere l’equilibrio.
“Guarda me! Non per terra!” le spiego.
“Per quanto tu possa essere bello Ray preferisco vedere dove sto andando!” ribatte e io non posso fare altro che buttare gli occhi al cielo.
“Se guardi avanti tieni meglio l’equilibrio!” commento e lei mi rivolge un’occhiata totalmente priva di convinzione.
“Non è assolutamente vero! Se guardo te mi schianto!” mi dice.
“Hey, ti faccio davvero questo effetto?” scherzo e lei stacca la mano dalla mia, alzando il braccio e tirandomi una sberla fortissima sul braccio: in meno di un secondo si sbilancia totalmente in avanti e si aggrappa alle mie spalle facendomi cadere rovinosamente a terra insieme a lei a bordo pista.
Scoppio a ridere scuotendo la testa e la guardo “Lo vedi? Se evitavi di picchiarmi non cadevamo!” dico convinto prima di ricevere l’ennesimo pugno da parte di Neela.
“Se tu avessi evitato di fare le tue solite battute idiote…” mi rimprovera inclinando la testa e guardandomi male.
“Sei tu che hai detto che guardandomi ti saresti schiantata!” mi difendo con un sorriso che non riesce a non ricambiare, scuote la testa e poi la gira verso sinistra, verso l’enorme albero di Natale che è ancora lì nonostante sia ormai passato un po’ di tempo, sotto cui decine di persone si godono la vista dei pattinatori come noi.
“Oddio, guarda quanta gente! Ci stanno guardando tutti Ray! E ci hanno anche visto cadere!” esclama preoccupata.
“E chi se ne frega scusa!” rido, “Che ci guardino, no?”
“Abbiamo appena fatto una gran figura di merda!” ribatte.
“Roomie, è pieno di gente che cade! Che vuoi che gliene importi!” la rassicuro prendendole in viso tra le mani e dandole un bacio.
“Ti ho appena detto che ci stanno guardando tutti…” sorride a bassa voce.
“Diamogli qualcosa da guardare, no?” rispondo mentre ci mettiamo a ridere.
Mi alzo appoggiandomi alla staccionata e poi le tendo le mani per aiutarla, in meno di due minuti siamo di nuovo in pista che proviamo a pattinare, con risultati fortunatamente migliori di quelli di prima. Abbiamo da poco concluso il quarto o quinto giro quando sentiamo della confusione a bordo pista, poco dietro di noi, e girandoci vediamo due bambini a terra, uno dei due si tiene la gamba piangendo, l’altra si massaggia la testa che deve aver sbattuto sul ghiaccio;
“Vado a vedere che è successo!” dico a Neela facendola appoggiare alla staccionata e poi mi dirigo velocemente verso i ragazzini. “Tutto a posto?” chiedo e uno dei due mi risponde di sì.
“Mi sono tagliato con la lama dei pattini…” esclama l’altro trattenendo le lacrime e indicando con un cenno del capo la gamba leggermente insanguinata.
“Sono un medico!” dico rivolto alle due persone che gli stanno accanto, probabilmente i genitori, “Fammi vedere” continuo accucciandomi per vedere il taglio: non è molto profondo per fortuna ma è lungo almeno una decina di centimetri. “La lama ha tagliato i pantaloni ed è arrivata alla gamba, è superficiale ma ci vorranno dei punti, devi andare al pronto soccorso”, gli dico e i genitori annuiscono.
“Abbiamo chiamato l’ambulanza!” esclama uno dei presenti mentre il padre prende in braccio il ragazzino e lo porta fuori dalla pista.
“Tutto ok?” continuo io rivolto all’altra ragazzina che sta ancora seduta a terra.
“Sì,” risponde, “ho solo sbattuto la testa…” continua massaggiandosi la nuca.
“Sei con qualcuno?” chiedo.
“No sono venuto da sola…” aggiunge cercando di alzarsi ma la fermo.
“Aspetta!” sorrido prendendola in braccio e portandola su una delle panchine fuori dal ghiaccio, è piccola avrà dieci anni al massimo; Neela ci raggiunge pochi istanti dopo.
“Stai bene?” le chiede e la bambina annuisce.
“Come mai sei qui da sola?” chiedo guardandole la testa per vedere se ci sono tagli.
“Abito qui vicino e quando posso vengo qui a pattinare…” ci spiega sfregando le mani una contro l’altra per riscaldarle.
“Hai freddo? Vuoi qualcosa?” interviene Neela.
“No, sto bene grazie…” risponde guardandoci.
“Hey, non si rifiuta mai una cioccolata, sai?” rido io strappandole un sorriso.
“Ok…” acconsente alla fine mentre ci togliamo i pattini e iniziamo a camminare verso il bar.
“Prima siete caduti!” esclama lei a un certo punto, girandosi a guardarci e io mi metto a ridere.
“Neela è un po’ una schiappa!” commento e lei si gira indispettita.
“Hey!” mi rimprovera senza riuscire a trattenere una risata, “Era la prima volta che pattinavo!” si difende mentre entriamo nel locale e ci sediamo a un tavolino.
“Io pattino da quando ho due anni!” dice la ragazzina, che ci ha detto prima di chiamarsi Jess, alzando lo sguardo dal menù.
Ordiniamo qualcosa per lei e ci facciamo spiegare dove abita per poterla riaccompagnare; dopo aver bevuto la cioccolata ed aver pagato la riportiamo a casa, spiegando ai genitori quello che è successo, e dicendo loro di non preoccuparsi. E’ l’una passata quando finalmente torniamo in albergo, dopo aver fatto l’ultimo giro della città.
“Non ho proprio voglia di tornare a casa domani!” commenta Neela lasciandosi cadere sul letto.
“Neanche io! Soprattutto non ho voglia di tornare al lavoro!” aggiungo distendendomi accanto a lei che sorride, “Che c’è?” le chiedo divertito.
“E’ stata un bella vacanza!” risponde voltando la testa verso di me, per guardarmi.
“Hey, non è ancora finita…” commento io girandomi su un fianco.
“Ah no?” mi fa eco lei leggendomi nel pensiero.
“No, abbiamo ancora una notte per renderla ancora più bella!” scherzo tirandola sopra di me…
* 10 febbraio *
Sto camminando per il centro commerciale con Neela, abbiamo appena fatto la spesa e adesso ci stiamo concedendo un po’ di tempo libero per guardare le vetrine; è pieno di gente, come sempre il sabato pomeriggio, bambini che urlano, coppiette piene di pacchi, famiglie con i carrelli stracolmi di sacchetti.
Neela sta guardando una vetrina di abbigliamento quando il mio sguardo cade su quella di un negozio lì vicino: un enorme divano rosso, con una decina di cuscini a forma di cuore, qualche palloncino metallizzato, qualche, almeno una trentina a dire la verità, delle scatole enormi rosse e rossa ricoperte da un orribile pelo fluorescente, e sulla vetrina un enorme adesivo iridescente “Everything for Valentine’s Day”…
Mi guardo intorno leggermente spaesato e poi mi giro notando che ogni singola vetrina del centro commerciale è tappezzata di lustrini, peluches, cuori e cioccolatini di ogni genere, e tutto risponde a una sola e unica parola: San Valentino.
“Ray entro a prendere una cosa!” la voce di Neela mi riporta alla realtà, annuisco un po’ confuso e la seguo dentro un negozio; compra un paio di candele profumate, che come al solito invaderanno la casa facendola sembrare un’enorme torta alla vaniglia, almeno questa volta si è risparmiata l’incenso, dopo il mal di testa cronico che mi ero ritrovato la settimana scorsa.
Siamo alla cassa in attesa di pagare, davanti a noi un’altra coppia.
“E dai dimmi dove hai prenotato!” esclama la ragazza attaccandosi al braccio del compagno.
“No! Ti ho detto che è una sorpresa!” ride lui scuotendo la testa.
“Devo sapere come vestirmi Julian! È il nostro primo San Valentino insieme!” risponde lei interrompendosi quando arriva il suo turno di pagare.
Merda.
Merda.
Merda.
San Valentino. Ma allora la gente lo festeggia davvero…
Merda.
Ok, calmo Ray, magari Neela non li ha sentiti parlare, magari a Neela non è neanche mai passata per la mente l’idea di San Valentino, giusto?
Giusto.
E se invece si aspetta che la porti fuori a cena? Tu non sapevi neanche che San Valentino cade… quando cade? A febbraio, ovvio, probabilmente tra poco…
Mi giro e vengo salvato dall’ennesimo cartellone pubblicitario: il 14 febbraio.
Neela intanto ha pagato, prende il sacchetto con le candele e ci avviamo fuori dal negozio, siamo ormai quasi al parcheggio quando mi convinco che è arrivato il momento di affrontare il discorso…
“Senti Roomie…” esordisco mentre lei si gira a guardarmi.
“…e io e Victor andiamo a cena da Wimpsey per San Valentino!” ridono due ragazze passandoci a fianco e io le guardo stranito.
“…a te non piacciono queste vaccate come San Valentino, vero?” le chiedo così su due piedi indicando la coppia che si sta allontanando da noi.
Neela sorride ed inclina la testa guardandomi leggermente contrariata “Stai cercando di dirmi che non ha organizzato niente per quella sera?” risponde mettendo le mani sui fianchi.
Merda.
“Beh, a dire il vero io pensavo che… insomma…” inizio a blaterare passandomi confusamente una mano sulla nuca.
“Ray ti assicuro che se tutti i ristoranti più romantici della città sono prenotati mi offenderò a morte!” continua girandosi e riprendendo a camminare verso la macchina, mentre rimango a fissarla come un ebete.
Merda.
Sta dicendo sul serio? Neela? Neela un tipo tanto… tanto… tanto da San Valentino!
“E dai Roomie, aspetta!” esclamo affrettandomi per raggiungerla, “Fai sul serio?” le chiedo poi piazzandomi davanti lei ed abbassando il viso fino a metterlo davanti al suo.
“Certo!” risponde lei, “Insomma mi aspettavo migliaia di rose rosse, palloncini e scatole di cioccolatini come minimo!” continua e io spalanco la bocca incredulo, inarcando un sopracciglio.
“Roomie…” dico passandomi ancora una volta la mano tra i capelli.
“O magari mi sarei accontentata di un gioiello di Cartier, o di una di quelle cene nei ristoranti di lusso che, come minimo, devi prenotare sei mesi prima…” continua senza staccare gli occhi dai miei, “ma direi che se mi riempi la casa di rose potrei passare sopra alla mancanza di un enorme diamante…forse…” aggiunge con un’espressione che si sta tramutando in molto ironica e divertita.
Mi lascio scappare un sorriso e scuoto la testa “Stai scherzando…” dico non con il tono della domanda ma dell’affermazione.
Lei scoppia a ridere “Forse…” commenta cercando di fare la misteriosa ma con scarsi risultati.
Continuo a fissarla con un’espressione decisamente sollevata prima di passarle un braccio attorno alla vita e stringerla contro di me.
“Hai una vaga idea del colpo che mi ha fatto prendere?” le dico appoggiando la fronte contro la sua.
“Avresti dovuto vedere che faccia che avevi!” mi prende in giro e ci mettiamo a ridere entrambi, “Stai tranquillo comunque, non me ne importa niente di San Valentino, sei salvo! Te la caverai con poco… semplicemente facendomi ascoltare quella famosa canzon…”
“Scordatelo!” la interrompo, “Piuttosto ti compro una cioccolateria e un fiorista insieme, piuttosto ti invado la casa di rose e di cosi pelosi, ma tu quella canzone non la sentirai! Tanto meno a San Valentino!” ribatto convinto e lei butta gli occhi al cielo.
“Ray…” inizia a lamentarsi.
“Credimi Roomie, è più probabile che tu mi veda vestito da Cupido con un mazzo di rose in mano, piuttosto che tu riesca a sentire quella canzone!” continuo.
“Vuoi dire che posso convincerti a fare una cosa del genere?” mi chiede incuriosita.
“NO!” esclamo ridendo, “Ho solo detto che è più probabile, non ho detto che lo farò, perché credimi non succederà!” le spiego mentre mi passa le mani intorno al collo.
“Troverò il modo di fartela cantare…” mi minaccia con sguardo truce.
“Certo, come no…” scherzo passandole poi un braccio sulle spalle ricominciando a camminare.
“E dai Ray! È la mia canzone ho il diritto di sentirla!” sbotta.
“Punto primo la canzone è mia, e quindi punto secondo tu non hai alcun diritto. Punto terzo mancano quattro giorni a San Valentino, continuerai così ininterrottamente?” le chiedo guardandola.
“Sì!” risponde incrociando le braccia.
“Bene!” commento aprendo il bagagliaio della macchina “A quanto pare ci toccherà fare i separati in casa…” aggiungo montando al posto del guidatore e cercando di ignorare le sue insistenti richieste…
* 14 febbraio *
“Insomma non ci posso credere!” esclama Morris arrivando in accettazione.
“Che c’è?” gli chiedo divertito.
“C’è che ho appena curato quattro pazienti in seguito a delle contusioni provocate dalle frecce sparate addosso a loro da un uomo travestito da Cupido, fuori da Wallmart!” mi risponde allargando le braccia, mentre tutti ci mettiamo a ridere.
“Non solo è una festa stupida, ma ci raddoppia anche il lavoro!” commenta Jared sistemando un paio di cartelle.
“Non mi dite niente, in visita due c’è una coppia che ha fatto indigestione di cioccolatini…” interviene Sam scuotendo la testa.
“Io l’ho sempre sostenuto che è una festa del cazzo!” ribatto cancellando un paio di nomi dal tabellone.
“Un modo per far sentire i ragazzi sottopressione e le ragazze depresse se sono single!” aggiunge Jared.
“Sapete non mi stupisco di sentirvi dire certe cose, un vostro caro amico ieri sera stava esprimendo opinioni praticamente identiche alle vostre…” ci prende in giro Sam.
“Hey, non gli avrai mica chiesto, rose, cuori e cioccolatini?” la fissa Jar inorriditi.
“No, dico, ti sembro il tipo?” risponde lei serafica mentre mi scambio con lui uno sguardo sollevato.
“Vuoi dire che tu e Wendall non farete niente? Niente cuoricini, pasticcini e cene al lume di candela?” ride Kovac cercando di essere volutamente provocatore.
“No!” ride Jared, “Niente di tutto questo! Ce ne stiamo a casa, alla larga dalle masse mielose di innamorati che invaderanno le strade di Chicago!” continua convinto.
“Ray, anche voi?” chiede Abby passandomi una prescrizione che mi ha fatto fare per un paziente.
“Quoto, approvo e sottoscrivo quanto detto dal mio illustre collega!” rispondo semplicemente.
“Non hai promesso niente alla tua ‘Roomie’?” mi prende in giro Sam, mentre le rivolgo un’occhiata assassina.
“Veramente qualcosa me l’ha promesso!” interviene Neela risoluta, mentre porto lo sguardo su di lei.
“No, direi proprio di no!” commento indicandola e lei mi rivolge un’occhiata di sfida.
“Io direi di sì…” dice appoggiando i gomiti al bancone dell’accettazione.
“Io direi che ti sei autopromessa qualcosa di imprecisato a cui non ho mai acconsentito!” ribatto “Ripeto, dovrai passare sul mio cadavere!” concludo lanciando una bottiglietta vuota di acqua nel cestino.
“Passare sul suo cadavere per fare cosa?” chiede Sam incuriosita.
“Niente!” mi affretto a rispondere mentre Neela ridacchia con tono ironico.
“Ray! Cosa ci nascondi?” ride Kovac passandomi le cartelle di un paio di pazienti.
“A breve vi nasconderò un cadavere!” rispondo alludendo a Neela che se ne va verso Emergenza Uno ridendosela per bene…
“Assaggia!” esclama Neela prendendo con un cucchiaio un po’ di paella dalla pentola e avvicinandosi a me.
“Chi mi assicura che non ci hai messo qualcosa dentro?” azzardo.
“Ray…” sbuffa, leggermente divertita.
“Una qualche droga per convincermi a farti sentire quella dannata canzone! Maledizione a me quella volta che te l’ho detto!” mi lamento assaggiando la nostra cena, “E’ buona!” commento, “Metti ancora un po’ di sale” continuo mentre lei si gira per aggiungerlo.
“E comunque non mi servono droghe per convincerti a farmela sentire!” statuisce risoluta bevendo un sorso dal suo bicchiere di vino.
“Ah no?” la guardo divertito.
“No, ho i miei metodi!” continua con un’occhiata furba.
“Non ci sperare Roomie,” rido avvicinandomi a lei e abbracciandola, “NIENTE potrebbe convincermi…”
Sbuffa ancora una volta “Niente, niente, niente? Neanche… queste?” mi chiede tirando fuori da dietro di lei un paio di manette di plastica rosa…
Scoppio a ridere scuotendo la testa davvero ammirato “E si può sapere dove le hai trovate quelle?” chiedo prendendole in mano e rimirandole divertito.
“Nei cereali…” risponde lei senza riuscire a smettere di ridere.
“Eh? Mi stai dicendo che nei cereali di Mr.Tigro o come cavolo si chiama ti regalavano un paio di manette?” chiedo incredulo.
“Sai com’è… San Valentino…” mi dice ridendo.
“Sì ma quei cereali li comprano anche i bambini! Regala dei cuoricini che ne so, non un paio di manette!” commento.
“Allora è una vera fortuna che io e te non siamo due bambini…” ride Neela mentre ci scambiamo uno sguardo di intesa “…ma ti avverto che non hai ancora risposto alla mia domanda…!” continua cambiando tono.
“Quale domanda?” mi informo inclinando la testa.
“Neanche quelle possono convincerti a farti cantare la mia canzone?” mi spiega e io mi lascio scappare un sorriso.
“Vediamo… direi di provarle… e poi deciderò sul da farsi…” rispondo mentre lei mi guarda scettica.
“Certo prima le proviamo e poi mi dici di no vero?” mi dice cercando di sembrare arrabbiata.
“Esatto Roomie, esatto!” rido dandole un bacio.
“Ma cosa avrà mai di tanto terribile quella canzone!” si lamenta.
“Niente! Cioè… e dai Roomie fa anche un po’ schifo… è la prima che scrivo e poi…beh… mi vergogno ok?” ammetto con uno sforzo incredibile.
“Ma va? Non me n’ero accorta…” commenta ironica.
“Se non la pianti ti ammanetto al letto!” la minaccio con le manette.
“Me lo prometti?” mi chiede lei mentre ci mettiamo a ridere, poco prima che la sollevi da terra per portarla in camera, armato di manette di plastica rosa…
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Sono in camera mia con Neela, ci stiamo preparando per andare alla festa, alla vecchia rimpatriata qui a Philadelphia quando sento il suono del campanello di casa.
“Tua madre aspetta qualcuno?” mi chiede Neela e io scuoto la testa.
“Magari è Clive…” rispondo.
“No, Clive è arrivato poco fa…” commenta lei mentre apro la porta e mi arriva chiaramente la risata di mia madre seguita da altre voci che riconosco fin troppo bene; inizio a scendere le scale…
“Ray, hai visto chi è arrivato?” mi dice mamma appena mi nota, o meglio appena Jared la libera dal suo abbraccio mortale.
“E voi tre cosa ci fate qui?” rido rivolto a Jar, Brett e Wendall che se ne stanno nell’ingresso guardandomi divertiti.
“Hey, hai detto festa, no? Potevamo forse mancare?” risponde Brett allargando le braccia.
“Hey cosa…” la frase di Neela si trasforma in una risata non appena vede i ragazzi “…hey!” esclama.
“Siamo venuti a salvarti Roomie, lo sappiamo che non ne potevi più di Ray, e probabilmente neanche di Judy…” esclama Jared mentre mia madre lo guarda con aria di romprovero e lo prende per un’orecchio.
“Jared O’Connor, ricordati che ti considero ancora come un figlio…quindi…comportati bene!” esclama mentre lui si lamenta.
“Ahia!” esclama non appena lei lo lascia andare “…muovetevi voi due! Ray tua madre è sempre la solita schiavista!” continua nascondendosi dietro Wen per sfuggire alle ire di Judy che invece scoppia a ridere.
“Noi siamo pronti!” commento scendendo anche gli ultimi scalini.
“Ok allora andiamo!” esclama Brett battendo le mani.
“E voi stanotte dove dormite?” chiede mia madre rivolta ai nostri amici, Jar e Brett si girano e si guardano perplessi.
“A dire il vero non ci avevamo pensato…” dicono all’unisono.
“Cosa vuol dire che non ci avevate pensato??” si lamenta Wen mettendo le mani sui fianchi mentre noi ci mettiamo a ridere.
“Chissà come mai ci avrei scommesso…” commenta mia madre “…qualcosa mi dice che vi dovrò dare ospitalità…e questa cosa non mi è nuova, no?” continua scherzando “Jared tu e Wen potete prendere la camera degli ospiti…”
“E io? Io posso scegliere in mezzo a chi dormire stanotte?” interviene Brett con quel suo solito tono.
“Tu dormi sul divano! Così impari a presentarti senza una ragazza!” gli risponde mia madre.
“Hey questa è discriminazione!” si lamenta lui e poi la guarda “E se fossi gay?” aggiunge poi facendoci scoppiare a ridere.
“Brett, una cosa che so benissimo di te e dei tuoi due fidati compagni, è che tutto potreste essere tranne che gay…” esclama mia madre mentre noi tre annuiamo convinti.
“Ok…allora pronti via?” dico battendo le mani e in cinque minuti, dopo aver salutato mia madre sia tutti in macchina diretti al vecchio ‘905’.
“Ci avete fatto una bella sorpresa a venire qui!” dice Neela che è seduta dietro con Brett e Wendall.
“Io e Brett abbiamo avuto una sorta di attacco di nostalgia…” risponde Jar.
“E io prospettando lo scenario ho pensato di venirti in aiuto…” continua Wendall ridendo.
“Hey!” ci lamentiamo noi tre uomini.
Arriviamo al locale poco dopo, parcheggiamo un po’ distante per evitare la calca e iniziamo a camminare, Neela e Wen chiacchierano di qualcosa leggermente avanti a noi.
“Hai una vaga idea di quante vecchie conoscenze ci saranno stasera??” ride Jar.
“Tremo all’idea che Neela possa vederle tutte…” scherzo.
“Al massimo se l’intera squadra delle cheerleader ti si fionda addosso io cerco di distrarre Neela…” mi rassicura Brett mettendo le mani in tasca.
Jared lo guarda e ride “Ray sai che Brett…”
“Taci!” lo zittisce lui guardandolo male.
“Brett cosa?” chiedo io.
“Brett niente!” sbotta.
“E dai! Non puoi nascondermi qualcosa lo sai!” mi lamento.
“E dai Brett sputa il rospo…” aggiunge Jar a bassa voce e istintivamente ci stringiamo un attimo tra di noi per non far sentire alle due davanti i nostri discorsi.
“Ok si tratta di Sam…” esclama lui.
“Woooooooooooooooooow!” esclamiamo all’unisono io e Jar mentre le nostre ragazze si girano a vedere che succede e Brett cerca di tirarci un pugno a testa.
“Teste di cazzo!” sbotta cercando di mantenere un normale tono di voce.
“Voglio i particolari!” continuo convinto.
“Scordateli!” mi risponde lui.
“Che palle Brett! Almeno qualcosina!” lo incalza Jared.
“Esatto ti ricordo che quando io e Neela…” inizio a dire.
“Quando tu e io cosa?” interviene lei parandosi davanti senza che nemmeno ce ne fossimo accorti.
“Niente!” esclamiamo in contemporanea noi tre ostentando un’aria noncurante.
“Cosa state architettando?” ride Wendall.
“Niente!” ripetiamo ancora una volta insieme e le due ci guardano molto, molto scettiche.
Ci accorgiamo di essere arrivati all’ingresso del locale “Entriamo?” propongo.
“Ok! Ma voi due sfigati entrate da soli, io entro con le vostre ragazze!” esclama Brett mettendo un braccio sulle spalle di Neela e Wen che ridono ed iniziando a entrare.
“Dici che Sam gli ha fottuto quel poco di cervello che gli rimaneva?” chiedo a Jar con fare preoccupato.
“Ho paura di sì amico, mi sa che ce lo siamo giocati…” mi risponde mentre iniziamo a camminare dentro il locale.
La prima ora e mezza passa via incontrando persone di cui non ci ricordavamo neanche l’esistenza, vecchi compagni, vecchi amici, qualche vecchia ragazza che Neela e Wen squadrano da testa a piedi nn troppo convinte, anzi direi che questa espressione è un eufemismo, Neela ha sguardi assassini per tutte.
“Hey Roomie…” le dico abbracciandola dopo l’ennesimo incontro con una di cui non ricordo il nome, lei mi guarda e io le do un bacio.
“C’è n’è una che non ti sei fatto?” sbotta e io mi metto a ridere stringendola contro di me.
“E dai, non essere gelosa!” le dico a bassa voce mettendole una mano sul viso.
“Non sono gelosa sono seccata!” ribatte e io mi metto a ridere.
Sto per dire qualcosa quando…
“Ray! Ray Barnett!” una voce risuona alle mie spalle e mi giro trovandomi davanti una ragazza uguale alle altre che ho incontrato stasera ma forse con i capelli vagamente più lunghi, la guardo leggermente confuso “Sono Eve!” continua, ma questo nome non mi accende nessuna lampadina “Ero la capo cheerleader all’ultimo anno di liceo…” aggiunge.
“Eve…” esclamo annuendo e facendo finta di ricordare qualcosa che invece ignoro totalmente. “Jared O’Connor e Brett Micheals! Mi ricordo anche di voi!” esclama poi notando i miei amici con cui ci scambiamo sguardi molto, molto confusi.
“Chi cazzo eh?” sussurra Jar a bassissima voce in un momento di distrazione di Eve e io e Brett scrolliamo le spalle.
“Voi tre non vi ricordate di me, vero?” continua Eve e noi abbassiamo lo sguardo un po’ imbarazzati.
“No!” diciamo all’unisono e lei si mette a ridere, prima di venire interrotta da…un’altra Eve…
Una ragazza identica a lei, ma vestita diversa le appare accanto.
“Neanche il fatto che siamo in due vi dice niente, o magari la trasferta a Boston può dirvi qualcosa.
“Oh cazzo …” esclamiamo io, Jar e Brett ricordandoci ‘quella’ famosa gita e ‘quelle’ due gemelle.
“Vi ricordate anche di me?” dice la nuova arrivata “Kimberly?”
“Direi che mi ricordo!” ride Brett mentre sento Neela che si schiarisce la voce.
“Ah, sì…posso presentarvi Neela, la mia ragazza?” esclamo presentandola alle due biondine davanti a noi.
“E lei è Wendall…” interviene Jared.
A presentazioni ultimate, la conversazione nostro malgrado riprende, con l’aggiunta di qualche altro ex-compagno che si aggiunge al gruppo…
“Quella gita è stata stupenda…ci avevano anche scelto un albergo bellissimo!” ride Eve “Vi ricordate?”
“A dire il vero le camere d’albergo sono l’unica cosa che mi ricordo!” ride Jeremy, l’ex quaterback della squadra, come da copione…
“Io e te stavamo insieme te lo ricordi Ray?” mi dice la gemella, Kimberly e io la guardo confuso, sentendo Neela che si irrigidisce al mio fianco, mentre istintivamente la abbraccio tenendomela vicino.
“C…certo!” esclamo. Falso. Bugiardo.
Non me lo ricordo! Io con quella non ci sono mai stato insieme. Magari me la sono portata a letto ma di certo non l’ho mai considerata la mia ragazza.
“E mia sorella stava con Jar!” continua lei mentre il mio amico mi lancia uno sguardo a dir poco terrorizzato “E mi ricordo benissimo che una sera abbiamo scambiato…”
“Hey qualcuno vuole da bere?” interviene Brett interrompendola e guardando i presenti.
“Sì io prenderei una birra…” esclama Eve.
“Ecco brava allora perché tu e la gemellina non andate a prendere birra per tutti?” continua lui mentre le due lo guardano esterreffatte prima di borbottare qualcosa e girare i tacchi per andarsene abbastanza offese.
“Te la facevi con la capo cheerleader!” esclama Neela “Quanto sei prevedibile Ray!” continua cercando di sembrare ironica ma senza riuscire a mascherare il fatto che la cosa le rode da morire.
“E dai Roomie…sono stai quasi dodici anni fa!” mi difendo inscenando la mia miglior espressione da cucciolone.
“Resta il fatto che il tuo standard è piuttosto basso…le cheerleader…” commenta Neela con tono di rimprovero.
“E dai non crocifiggerlo! Poi si ì tirato su di livello facendosi l’insegnante di lettere, no?” esclama Brett mentre mi giro di scatto verso di lui rivolgendomi la mia peggiore occhiata.
“Io vado a prendere una birra!” esclama scappando verso il bancone con il terrore di essere ucciso dal sottoscritto.
“Andiamo anche noi…” si aggiungono Jared e Wendall ridendo mentre io e Neela rimaniamo da soli.
“Ti sei fatto anche un’insegnante?” esclama allargando le braccia.
“Roomie è stato…”
“…dodici anni fa l’ho capito!” mi interrompe rivolgendomi uno sguardo ben poco divertito “Ma il fatto resta! Ti sei fatto chiunque sia presente a questa festa!” continua scuotendo la testa.
“Hey, hey, hey! Ma non l’avevamo superata la fase ‘sono gelosa di tutte’? Non eravamo arrivati a quella ‘Ray mi ama da morire e devo smetterla di essere gelosa’?” chiedo e lei sbuffa.
“A Chicago! A Chicago posso pensare di averla superata ma qui è tutta un’altra storia!” ribatte alzando lo sguardo nel mio.
Mi metto a ridere e la abbraccio, lei si lascia andare contro di me “E dai Neela è tutta gente di cui non ricordavo nemmeno l’esistenza…”
“Peccato che tutte si ricordino di te…” borbotta e io le prendo il viso e le do un bacio.
“Forza andiamo dagli altri, ok?” le dico cercando di cambiare discorso e lei annuisce mentre ci incamminiamo verso il bar dove incontriamo Brett, Jar e Wen.
Il barista si gira verso di me per chiedermi se voglio qualcosa, ma si ferma a guardarmi senza dire niente: è un uomo sulla cinquantina, con i capelli leggermente brizzolati.
“Hey!” ride “Ray!” esclama ma io non lo riconosco “Ah lo so che ti stai chiedendo chi sono! Micheal, Micheal Wallace, lavoravo con tuo padre ti ricordi?” continua mentre sento i muscoli contrarsi al solo sentir nominare di mio padre.
“Salve…” rispondo cercando di suonare il più educato possibile.
“Ma guarda te che coincidenza! Proprio adesso ti incontro! Pensa che ho visto tuo padre poco meno di due mesi fa!” continua ridendo e io non so cosa dire.
Rimango semplicemente a fissarlo prima che ricominci a parlare “Pensa che è passato di qui! Qui a Philadelphia non ricordo neanche per cosa e…”
“Ray, senti allora mi accompagni a prendere quella roba in macchina?” interviene Jared e io lo guardo senza capire più molto di quello che si sta dicendo “Muoviti, è mezzora che ti chiedo di andare!” continua prendendomi per un braccio.
Sento Neela dire qualcosa ma Jar le risponde con un sorriso “Lasciamelo un attimo ok…?” e poi ci incamminiamo verso l’uscita del locale.
Fuori fa freddo, l’aria è gelida e noi siamo senza giacca, camminiamo per almeno un paio di minuti buoni senza dire niente, fino a trovare una panchina, Jared ci salta su e si siede sullo schienale, fissando il nulla.
Io rimango in piedi per un po’ poi mi siedo appoggiando le braccia alle ginocchia.
“Ho lasciato Neela dentro senza dirle niente…” inizio.
“C’è Wendall con lei tranquillo…” mi rassicura.
“Che stronzo che sono…” sbotto.
“Quello sì ma per altri motivi Barnett!” scherza e ci lasciamo scappare una mezza risata “Tra cinque minuti ti riporto dalla tua bella…” continua.
“Grazie…” gli dico “…per…boh…ho iniziato a un capire più un cazzo…” ammetto e scende di nuovo il silenzio, anche se in certo senso sappiamo tutti e due a cosa sta pensando l’altro.
“Non hai mai pensato a dove possa essere?” mi chiede a un certo punto, riferendosi a mio padre. Mi lascio scappare una risata e mi appoggio indietro contro lo schienale della panchina.
“Ci penso ogni giorno a dove cazzo è…” ammetto con una sincerità che non avevo mai usato nemmeno con me stesso “Certo l’idea che potesse tornare a Philadelphia non mi aveva mai sfiorato…”
“Perché?” mi chiede.
“Non lo so…” rispondo scrollando le spalle “Ho sempre pensato che a lui Philly facesse schifo e che quando se ne andato stesse scappando non solo da noi ma anche da questa città…” spiego.
Ricade di nuovo il silenzio, che viene dopo poco interrotto dai passi di Brett che arriva con le mani in tasca, volto la testa per guardarlo “Neela?” gli chiedo immediatamente.
“Sta tranquillo, ok? Hai una ragazza terribilmente intelligente, Ray, capisce fin troppe cose…” scherza mentre mi sposto a destra per farlo sedere.
Rimaniamo ancora in silenzio poi Brett inizia a parlare “Il barista ha continuato a dire cose dopo…” esclama con un sospiro.
“Su…” intervengo lasciando cadere la frase.
“E’ stato qui un giorno scarso per lavoro, e l’ha visto solo di sfuggita…” mi interrompe “Non sa dove abiti né…”
“Non lo voglio sapere!” sbotto aggressivo.
“Non te l’ho mai chiesto in tutti questi anni…” dice Jared e mi giro a guardarlo “Non ti è mai presa la voglia di cercarlo? Cazzo di andare lì e spaccargli la faccia?” mi chiede sporgendosi in avanti e io rido amaramente.
“Parecchie volte…” sussurro.
“Perché non l’hai mai cercato?” continua lui.
“Non lo voglio vedere!” esclamo convinto.
“Dovrai prima o poi…” interviene Brett.
“Magari quando sarà in una bara!” dico senza pensarci, pentendomi poi di quello che ho detto.
“Quando una persona muore Ray, poi è troppo tardi per tutto, persino per odiarlo…” commenta Jared alzandosi in piedi sulla panchina e poi saltando a terra.
“Tu non lo odiavi tuo padre…” gli dico e lui scuote la testa.
“No, tutt’altro…ma avrei avuto ancora parecchie cose da dirgli…” continua guardandomi negli occhi.
“Io a quell’uomo non ho niente da dire…” intervengo scandendo le parole.
“Balle!” ribatte lui “Hai un odio dentro che ti lacera anche se tu non te ne accorgi, e fai finta di niente, è un figlio di puttana, Cristo Ray lo so benissimo, e lo sai che se potessi gli spaccherei io la faccia per te, ma prima o poi dovrai farci i conti, non puoi scappare come ha sempre fatto lui…”
“IO NON SONO COME LUI!” urlo scattando in piedi per fronteggiarlo.
“No, non lo sei, cazzo ti conosco lo so che non sei come lui…” risponde calmo mentre ci fissiamo.
“Continuare a rimandare quello di cui si ha paura non serve a niente. Me lo ha detto tu te lo ricordi?” interviene Brett e io mi giro abbassando lo sguardo su di lui e annuisco.
“Non li volevo incontrare i miei veri genitori, ero terrorizzato…non volevo fronteggiare le persone che mi avevano abbandonato, anche perché tanto dei genitori li avevo già…quelli che mi avevano adottato e cresciuto come un figlio loro…” riprende fissandomi.
“E’ diverso…” gli dico.
“Sì è molto diverso, lo so…non ti sto dicendo di cercarlo Ray, anzi, lo sai bene che non ti darei mai un consiglio del genere, ti solo dicendo che prima o poi dovrai farci i conti, Jared ha ragione…” conclude e io scuoto la testa sedendomi di nuovo sulla panchina.
“Cazzo…” sorrido “…cazzo…” ripeto “…siamo di nuovo a Philadelphia, seduti su una cazzo di panchina a…”
“…psicoanalizzarci?” propone Jared ridendo.
“Alla fine non è molto diverso da dodici anni fa no?” scherza Brett.
“Avrei una paura fottuta di incontrarlo…” ammetto senza avere il coraggio di guardarli.
“Se dovesse succedere ce la farai, ce la faremo…” interviene Jar “E dai Barnett…quante cazzo ne abbiamo passate noi tre?” sorride.
“C’eravamo quando se n’è andato la prima volta, beh Brett non c’era fisicamente, ma c’era con lo spirito no?” scherza e Brett annuisce “C’eravamo quando è tornato e quando se n’è andato di nuovo, c’eravamo quando lui ha scoperto di essere stato adottato, c’eravamo quando ha incontrato i suoi veri genitori, c’eravamo quando è morto mio padre, ci saremo anche se tu dovrai incontrare il tuo…” dice con tono solenne.
“Cazzo…a dirla così sembra che abbiamo quasi avuto una vita seria…” commenta Brett mentre scoppiamo a ridere.
“Questa definizione dopo stasera ci sta proprio di merda…” esclamo.
“Non male trovarsi davanti l’intera squadra delle cheerleaders eh?” dice Jar.
“Soprattutto se te le eri fatte tutte…” continuo io e ridiamo ancora una volta.
“Allunghiamo la lista…” interviene Brett “…c’eravamo quando…Jared si è fatto per la prima volta due tipe contemporaneamente…!”
“C’eravamo quando la tua ragazza ti ha beccato con sua sorella nello sgabuzzino dei bidelli…” dico io.
“C’eravamo quando pensavi di essere sospeso perché ti facevi l’insegnate di lettere!” esclama Jar divertito.
“C’eravamo quando…siamo stati sospesi per aver rubato i vestiti dallo spogliatoio delle cheerleaders mentre si facevano la doccia costringedole a uscire in asciugamano!” ride Brett.
“C’eravamo anche quando la squadra delle cheerleaders ha scoperto che eravamo stati noi…” continuo e ci facciamo l’ennesima risata.
Senza dire niente ci alziamo in piedi tutti e tre e ricominciamo a camminare verso il locale.
“E così siamo di nuovo a Philly…” commenta Jar con le mani in tasca.
“Già…” dico alzando lo sguardo, ho voglia di tornare dentro, di tornare da Neela, ho voglia di portarla a casa e stare con lei “C’eravate quando mi sono innamorato per prima volta…” dico senza guardarli.
“Aaaaah ma cosa ti ha fatto questa Roomie!” scherza Jar passandomi una braccio attorno al collo.
“C’eravamo anche quando ti sei innamorato tu della biondina che ti aspetta dentro!” esclama Brett indicandolo.
“E direi che dobbiamo aggiungere che ci siamo anche adesso che stai pensando di mettere la testa a posto, no?” gli dico divertito e lui annuisce abbassando la testa mentre rientriamo nel locale…
***
Prima di iniziare questa parte del post ...queste sono le foto che abbiamo scelto per Sean ed Emily !
Ok, stai per conoscere due ragazzini, uno ha cosa? 10 anni e l’altra 16? Non sarai mica spaventato da loro vero? No, non puoi essere spaventato da loro…sarebbe una cosa stupida…
“Ray…” sento la voce di Neela di là in camera e poi la porta del bagno si apre e lei entra, si gira verso destra e rimane ferma a guardami “Ray cosa diavolo stai facendo?” mi chiede lasciandosi scappare un sorriso.
Sono seduto per terra contro il termosifone con un asciugamano legato il vita e uno appoggiato sulla testa immerso in una nuvola di vapore dovuta alla doccia bollente che mi sono appena fatto.
“Rifletto…” rispondo scuotendo la testa.
“Rifletti seduto per terra in bagno?” ride incrociando le braccia.
Mi alzo scrollando le spalle e mi tolgo l’asciugamano dalla testa “Non è che stai cercando di prenderti qualcosa per non dover scendere a cena?” scherza.
“Ah ah divertente Roomie…” commento passandole vicino e dandole un bacio sulla fronte “Devo vestirmi…” continuo.
“Già, Clive e i ragazzi arriveranno a momenti mi ha detto tua madre…” aggiunge lei mentre apro l’armadio tirando fuori la biancheria pulita e la roba da vestire, poi mi lascio cadere sul letto.
“Sono nervoso…” ammetto e lei si siede vicino a me.
“Me n’ero accorta…” dice accarezzandomi le spalle “soprattutto quando hai cercato in ogni modo di far rimanere qui Jared e Brett…”
“Quello era perché mi avrebbe fatto piacere…” mi difendo.
“No…quello era perché con loro sei una squadra e per qualche ragione incontrare i figli di Clive ti avrebbe fatto meno paura…” mi corregge e io la guardo “…ma certe cose le devi affrontare da solo…”
“Ma ci sei tu no?” la interrompo e lei sorride.
“Certo che ci sono io…”
“Non è che a un certo punto ti alzi e scappi via vero?” continuo un po’ preoccupato e lei scoppia a ridere.
“E dove vuoi che vada?”
“E che ne so…da qualche parte…” rispondo vago “…magari sono due mocciosi insopportabili…” riprendo dopo poco.
“O magari li adorerai…” ribatte lei e mi schiocca un bacio “Forza vestiti ti aspetto giù!” mi dice prima di alzarsi.
Rimango a fissare il nulla ancora un po’ e poi mi preparo, in cinque minuti scarsi sono pronto e sto scendendo le scale, mi lascio alle spalle l’ultimo scalino proprio nel momento in cui suonano alla porta e così, trovandomici davanti, prendo il coraggio a quattro mani e vado ad aprire…
“Ciao Ray!” mi saluta Clive.
“Ciao!” ricambio io mentre lui entra e vedo dietro di lui i miei spauracchi, i suoi figli.
Il ragazzino è piccolo e tiene la testa bassa, ha i capelli castano rossicci e sembra molto spaventato “Hey!” esclamo e lui tira su gli occhi azzurri e mi guarda “Io sono Ray!” continuo tendendogli la mano per farlo entrare, lui muove un passo e sorride “Io sono Sean…” dice stringendomi la mano.
“E…io sono Emily…” si presenta sua sorella, guardandomi, ha i capelli castani molto lunghi e gli stessi occhi del fratello, chiari e molto marcati.
“Ciao Emily!” rispondo e poi chiudo la porta alle sue spalle.
“Siete arrivati!” esclama mia madre arrivando in in ingresso.
“Ciao Judy!” la saluta Emily con un sorriso e Sean le va incontro “Ciaoooooo” le dice con un sorriso e sento distintamente la prima fitta di gelosia che ricaccio in malomodo avvicinandomi a Neela.
Mia madre presenta i due ragazzi anche a lei e poi andiamo tutti in sala da pranzo dove ci sediamo a tavola, la conversazione inizia un pochino a rilento mentre mia madre serve il primo…
“Sei al penultimo anno del liceo?” chiede Neela ad Emily cercando di fare un po’ di dialogo.
“Sì!” risponde lei.
“Ed ha una mezza idea di fare medicina al college…” interviene Clive.
“Papà…” si lamenta lei guardandolo e lui alza le mani in segno di resa, lasciandola continuare.
“Davvero ti piacerebbe medicina?” le chiedo e lei si rivolge di nuovo verso me e Neela.
“Beh…sì…a dire il vero non mi dispiacerebbe…” risponde leggermente imbarazzata “Voi avete studiato a Chicago?” continua.
“Io sì…” rispondo “Ho fatto il college lì…”
“Io a Seattle…” mi fa eco Neela.
“A me piacerebbe…molto rimanere qui a Philadelphia o andare a New York…cioè guadagnarsi la borsa di studio è dura ma vado abbastanza bene a scuola…forse ce la potrei fare…” dice sorridendo “…beh…ho ancora un annetto di tempo comunque!” commenta “Voi siete al pronto soccorso, vero?” aggiunge poi.
“Sì, medicina d’urgenza tutti e due…” risponde Neela.
“E come mai? Cioè…perché proprio medicina d’urgenza…?” chiede e io e Neela ci guardiamo.
“E’ una domanda difficile, sai?” scherzo “Non so di preciso…credo…è una cosa molto varia…e volendo anche abbastanza imprevedibile…non sai mai bene cosa ti capiterà o cosa non ti capiterà…sei sempre…puoi dover affrontare qualunque evenienza…” spiego cercando di risultare il più chiaro possibile.
“E’ un campo molto vasto…” interviene Neela “Ma anche molto vario…è stimolante direi…” sorride.
“Quando dovrò scegliere se dovessi finire a medicina vi chiederò un consiglio!” scherza e ci mettiamo a ridere.
Mi alzo per aiutare mia madre a portare di là qualche piatto e poi torniamo a tavola sedendoci per mangiare il secondo, Sean è alla mia sinistra, vicino a suo padre ma per tutta la cena non ha proferito parola, adesso se ne sta lì che guarda il suo piatto tagliando la carne e…per un attimo mi chiedo quanto sono stato idiota. Avevo paura di incontrarli e adesso mi trovo a guardare un ragazzino che sembra terribilmente a disagio in questa situazione, che non sa assolutamente cosa dire…e che mi fa una tenerezza pazzesca…e questa cosa un pochino mi sconvolge visto che avevo pensato che l’avrei odiato…cosa che adesso mi sembra decisamente impossibile…
“Hey, mi hanno detto che suoni la chitarra…” gli dico e lui alza il viso guardandomi e annuisce incerto “Sai che suono anche io?” continuo e vedo gli occhi che si illuminano mentre sorride.
“Sì papà me l’ha detto!” esclama “Che chitarra suoni?” aggiunge.
“Una Fender…Stratocaster…” rispondo e lui spalanca la bocca.
“Davvero? È la mia chitarra preferita!” esclama “Ce l’ha anche il mio insegnante di musica e la settimana scorsa me l’ha fatta provare…però io sono un po’ una schiappa…”
“Da quanto suoni?” gli chiedo.
“Da un anno…” risponde.
“Beh è poco…ti ci vorra un po’ di tempo…” gli dico.
“Sì ma io voglio mettere su un gruppo! Tu hai un gruppo?” continua mettendosi in ginocchio sulla sedia per partecipare meglio alla conversazione, dopo aver infilzato una patata con la forchetta.
“Sì, suono in gruppo…” sorrido mentre lui sembra sempre più interessato.
“Ma vi scrivete voi le canzoni?” continua nella sua raffica di domande “Oppure fate le cover?”
“Tutte e due le cose a dire il vero, ma le scriviamo quasi tutte…” rispondo.
“Anche io e Cody abbiamo provato a scriverne una…” mi dice “Si intitola ‘La rana splattellata’ dopo te la faccio sentire se vuoi…” continua mentre ci mettiamo tutti a ridere.
“Volentieri, sembra un testo interessante…” rispondo.
“Ma tu non scrivi le canzoni d’amore vero?” chiede ancora guardandomi “Perché a me fanno schifo…” aggiunge con un’espressione meravigliosa e io rido di nuovo ma è Neela a rispondere questa volta.
“Ti assicuro che non ha mai scritto una sola canzone d’amore!” esclama e lui sorride.
“Per fortuna! Cody voleva scriverne una per Claire della 5b ma gli ho detto che le canzoni d’amore fanno proprio schifo!” commenta lui.
“E che canzoni sai suonare invece?” riprendo a chiedergli notando che l’argomento musica lo interessa particolarmente.
“Sto imparando Smoke on the Water!” esclama “Però dopo la prima metà non ci capisco più niente…” ride.
“E’ difficile sai? Ero parecchio più grande di te quando ho imparato a farla bene…” lo rassicuro.
“Adesso volevo imparare qualcosa dei Muse…il fratello di Cody è andato al concerto due settimane fa e suona anche lui…e ha detto che ci insegna…” riprende “…però sono un po’ difficili e anche se le ascoltiamo e le proviamo tante volte non è che riusciamo a farle tanto bene…”
“Sai che anche noi andiamo al concerto tra qualche giorno?” gli dico.
“Sul serio?? Ma qui a Philadelphia??”
“No, a New York…andiamo lì qualche giorno e andiamo anche al concerto…” gli spiego.
“Il fratello di Cody gli ha portato una maglietta fighissima…tutta nera con le scritte…sembra davvero un chitarrista quando se la mette…” dice lui finendo la roba che ha nel piatto.
“Hey, te la prendiamo noi una maglietta, così dopo sei un chitarrista anche tu no?” gli propongo e ancora una volta gli si apre sul viso un sorriso enorme.
“Davvero? Papà hai sentito mi prendono una maglietta!” esclama rivolgendosi a Clive e ci mettiamo tutti a ridere.
“Te la spediamo il giorno dopo il concerto, così arriva subito!” gli dice Neela e lui annuisce tutto contento.
Dopo aver finito anche il secondo io e Neela ci alziamo per sparecchiare lasciando gli altri a parlare di un progetto scolastico di Emily.
“Allora, mi pare stia andando tutto bene no?” mi dice Neela mentre siamo solo io e lei in cucina e io la abbraccio.
“Direi di sì…” ammetto guardandola “…sono forti!” sorrido.
“Dillo che il piccoletto ti ha conquistato!” mi prende in giro passandomi una mano tra i capelli e io mi metto a ridere.
“E dai è strepitoso!” le dico “Hai visto che sguardo aveva mentre parlavamo?”
“Sì che l’ho visto! Era in tua adorazione…” ride lei e io mi abbasso per darle un bacio.
Pochi istanti dopo si apre la porta della cucina ed entra Sean…
“Scusate…” dice fermandosi un po’ titubante.
“E di che?” sorrido guardandolo.
“Judy ha detto…” inizia a dire mettendo le mani in tasca “Mi mostri il canestro?” chiede poi.
“Certo!” rispondo “Andiamo a prendere le giacche poi facciamo una partita!” continuo e lui annuisce schizzando fuori dalla porta verso l’ingresso.
“Ti rompe se…” inizio a dire a Neela e lei scuote la testa “Ti amo…” mi dice dandomi un bacio prima di prendermi la mano per tornare in sala da pranzo; lei si siede a tavola mentre io vado in ingresso e prendo il giaccone uscendo con Sean.
“Giocavi da piccolo?” mi chiede infilandosi il berretto.
“Sì sempre…nella casa qui di fronte abitava il mio migliore amico e poco più in là un altro, e giocavamo sempre a basket insieme!” gli dico tenendo in mano il pallone.
“Io gioco nella squadra della scuola, quest’anno sono anche diventato titolare!” dice saltellando sulla piazzola di cemento davanti al canestro e alzando la testa per guardarlo “Però giochiamo con quelli più bassi, questo è altissimo!” ride.
“Dai fai un tiro!” esclamo lanciandogli la palla che prende prima di fare qualche palleggio e poi lanciarla senza riuscire a fare canestro.
La rincorro e la recupero tornando poi da lui “Piega di più le gambe!” gli dico dandogliela di nuovo e lui riprova sbagliando ancora.
“E’ proprio alto!” ride divertito “Prova tu!” dice poi e mi passa il pallone.
Faccio qualche palleggio e poi tiro, sbagliando anche io.
“Lo vedi? È troppo alto anche per me!” scherzo e ridiamo, poi riprendo la palla e riprovo a tirare, facendo finalmente canestro.
“Wow!” ride e corre dietro al pallone prendendolo in mano.
“Pronto a fare canestro?” gli dico e poi lo prendo in braccio alzandolo mentre lui si mette a ridere e tira la palla facendo centro.
“Lo vedi che era solo questione di altezza?” gli dico e lui annuisce convinto mentre lo rimetto a terra.
“Hey…” la voce di Neela ci interrompe e ci giriamo a guardarla “C’è il dolce!” dice.
“Ok!” rispondo e poi prendo di nuovo Sean caricandomelo sulla schiena e lui scoppia a ridere di nuovo “Qualche altro centimetro e questo diventa un campione!” scherzo passando vicino alla mia Roomie che ci guarda divertita.
“Papà ho fatto canestro!” dice Sean entrando tenendo le mani attorno al mio collo e noto distintamente l’occhiata che ci rivolge mia madre, la ricambio e le sorrido, forse sono pronto addirittura ad accettare una famiglia allargata…
Sono su in camera a prendere un vecchio spartito che ho promesso di regalare a Sean quando sento qualcuno bussare alla porta aperta, mi giro e vedo Emily, appoggiata allo stipite con le braccia incrociate ed un’espressione indecifrabile.
Sto per dire qualcosa ma lei mi precede “Non ti sembra strana tutta questa cosa?” mi dice e io mi alzo in piedi, ero accucciato per cercare qualcosa in uno degli scaffali più bassi, e apro la bocca richiudendola poi, metto le mani in tasca e cerco di pensare a cosa dire.
“Da morire…” ammetto senza sapere perché sono così sincero con una ragazzina di sedici anni che praticamente non conosco.
“Non voglio romperti davvero, ma tu sei nella mia situazione, no? Sean è…Sean è un po’ troppo piccolo per parlarne, e lo so che tu vivi per gli affari tuoi che sei ben più grande di me…però…” si ferma e scrolla le spalle “…sono solo io ad avere paura che la cosa non funzioni di nuovo?” mi chiede abbassando molto il tono di voce, mentre mi rivolge uno sguardo che riconosco immediatamente, perché l’ho visto troppe volte, quando avevo sedici anni lo vedevo ogni mattina, ogni volta che mi guardavo allo specchio.
Sospiro e le faccio cenno di entrare lei muove qualche passo e rimane in piedi con le braccia incrociate “Io l’ho scoperto l’altro giorno, di tuo padre e…mia madre…” ammetto passandomi una mano tra i capelli.
“Non ti avevano detto niente?” mi chiede stupita e io scuoto la testa.
“E in due giorni sono venuto a sapere che stava con lui e che c’eravate tu e tuo fratello…” continuo e lei sorride.
“Immagino che non ti stessimo molto simpatici a pelle…” commenta e mi viene da ridere, perché capisce molto più di quanto non vorrei.
“No, direi di no…” ammetto “…ma mi sono ricreduto…”
“Nemmno io volevo incontrarti…” mi interrompe “…Judy è ok..mi piace…ma, insomma sedersi a tavola con suo figlio di 28 anni e la sua ragazza? A parlare di cosa? Del tempo qui e a Chicago?” continua allargando le braccia “Mi sebrava una cosa così idiota!”.
“Anche a me, ma è andata meglio del previsto…” azzardo e lei sorride annuendo.
“Siete forti, tu e Neela dico…” commenta.
“Anche tu e Sean non siete male!” scherzo e ridiamo ancora.
“Grazie…per aver reso la cosa…più semplice di quanto pensassi…” continua “…credevo…ti avevo immaginato come uno di quei medici boriosi e rompipalle…che magari avrebbe iniziato a farci qualche diagnosi…” esclama e scoppio a ridere “Non credevo fossi…così…normale!” conclude.
“Neanche io lo credevo di voi…” confesso “…grazie per non essere dei mostriciattoli urlanti, petulanti e insopportabili!” continuo e ridiamo, ancora una volta.
“Hey vi muovete?” la voce di mia madre risuona dal piano di sotto.
“Ci reclamano…” dico e lei annuisce.
“Meglio andare…” sorride e scendiamo insieme scambiandoci qualche commento sullo spartito per suo fratello.
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I Roomies sono ancora a Philadelphia, dalla madre di Ray, e come promesso vi abbiamo preparato anche la piantina del piano di sopra, così capite bene tutto! Per questo post comunque vi servirà di più il piano terra! Ecco qui il primo piano e il piano terra.
“Già pazzesco eh? L’aria di Chicago quest’anno ci ha portato bene!” rido versandomi un po’ di caffè.
“Anche Jared si è trovato una ragazza? Non ci posso credere!” commenta mia madre scuotendo la testa “Mi ha chiamata per il mio compleanno ma quel disgraziato non mi ha mica detto che aveva una ragazza…aspetta che lo senta…” continua, alla fine Jar è una specie di secondo figlio per lei, così come io lo sono per la madre di Jar…
“Verrai a trovarci a Chicago…così ti presentiamo anche Wen…” commento appoggiandomi all’indietro al bancone della cucina.
“E Brett?” chiede poi.
“Ah…Brett…Brett ci sta lavorando…” rido “…c’è una infermiera del nostro ospedale…è una gran ragazza credimi, un po’…beh incasinata direi…ti ho detto no? La madre di quel ragazzino…” lascio cadere il discorso e lei annuisce “Ma adesso si sta tirando su e credo che Brett…beh si sia preso una bella sbandata!” rido.
“Buongiorno!” la voce di Neela interrompe il nostro discorso mentre entra in cucina con un sorriso.
“Hey Roomie…” sorrido passandole un braccio attorno alla vita appena mi si avvicina e dandole un bacio forse un po’ troppo lungo.
“Ray…” si stacca lei imbarazzata mentre mi metto a ridere “Scusa mamma…” esclamo guardando divertito mia madre.
“Se mi dovessi scandarlizzare per questo con il figlio che mi ritrovo saremmo a posto!” commenta lei con quel suo solito sarcasmo.
“Hey…” esclamo indicandola cercando di sembrare minaccioso “…non rovinarmi la reputazione…” continuo.
“Oh…Ray…figurati se Neela non la conosce fin troppo bene la tua reputazione!” esclama mia madre alzandosi per mettere la sua tazza nel lavello.
Neela ride divertita mentre io la stringo contro di me “E tu cosa ridi…eh Roomie?” le chiedo appoggiando la fronte alla sua.
“Sei in trappola Barnett…tra due persone che ti conoscono fin troppo bene…” mi prende in giro e io la guardo cercando di sembrare minaccioso ma poi mi metto a ridere.
“Cosa pensavate di fare oggi?” ci chiede mia madre girandosi a guardarci.
“Non so…volevo portare Neela un po’ in giro…che dici Roomie?” rispondo rivolgendomi poi a lei.
“Sì…non sono mai stata a Philadelphia…” commenta.
“Io purtroppo lavoro fino a dopo pranzo…ma poi prometto di dedicarvi il pomeriggio!” esclama mia madre “Ho provato in ogni modo a spostare l’appuntamento di oggi ma…niente…” continua scuotendo la testa.
“Hey non c’è problema…!” la rassicuro “…passeremo la mattinata girovagando per l’oscuro passato di Ray Barnett!” scherzo facendole ridere entrambe.
“Allora ci vediamo nel pomeriggio…le chiavi sono in ingresso…se volete mangiare a casa nel frigo…”
“…mamma…mamma…mamma!” la interrompo “Non moriremo di fame ok?” le sorrido e lei si avvicina per darmi un bacio.
“Ok…” sospira divertita “A dopo!”
“Ciao ma’!” la saluto.
“Arrivederci!” esclama Neela poco prima che si senta la porta di casa chiudersi.
“E ora siamo solo io e te Roomie…” commento abbracciandola “…che vuoi fare?”
“Non so…è la tua città…non pensi che dovresti decidere tu?” sorride lei.
“No! Se lasci decidere a me Roomie non riusciremo ad andare più lontani dell’idromassaggio di sopra quindi…” rispondo e lei scuote la testa divertita.
“Andiamo in centro…mi fai vedere la tua scuola…dove uscivate, i locali…” propone.
“Ok…” dico poco convinto “…e io che speravo che tu condividessi l’idea dell’idromassaggio…” aggiungo poi.
“Non ti sembra che stanotte abbiamo già…beh dato abbastanza?” commenta lei ironica.
“Non è mai abbastanza Roomie…credimi!” esclamo prendendola per la mano mentre andiamo su in camera a prepararci.
“Ok e adesso prova a immaginare…noi tre…con lo skateboard appena comprato che ci spaccavamo i denti su quell’halfpipe!” rido indicando a Neela il campetto in cui con Jared e Brett perdevamo pomeriggi interi.
“Oddio!” ride anche lei “Passavate qui delle ore eh?”
“Sì…anche perché…” mi fermo e lei mi guarda incuriosita.
“Cosa?” mi chiede con quel suo solito tono.
“Beh…ok…anche se lo skate non lo usavamo beh…no dai mi sto tirando la zappa sui piedi!” esclamo prendendola per la mano per trascinarla via da lì.
“Ray Barnett!” esclama piantando i piedi a terra e fermandomi di scatto facendomi tornare indietro e sbattere leggermente contro di lei.
“Roomie!” mi lamento cercando di inscenare un sorriso.
“Confessa…cosa stavi per dire prima?” mi chiede divertita.
Sospiro e scuoto la testa “Beh…eravamo sempre qui…non solo per lo skate…dalla rampa di destra…quando eri in piedi sulla rampa di destra…c’era una visuale pazzesca degli spogliatoi femminili della squadra locale di pallavolo…con tanto di scorcio sulle docce quando aprivano le finestre giuste e…” mi fermo e lei mi guarda ironica
“E?”
“Ed eravamo riusciti a corrompere uno degli inservienti a lasciarla quasi sempre socchiusa…lo avevamo corrotto regalandogli la collezione di giornalini porno dello zio di Brett!” rido ed anche lei si mette a ridere.
“Io…davvero non oso immaginare voi tre a quindici anni! A corrompere bidelli con dei giornalini porno! Dello zio di Brett tra l’altro!” esclama cercando di trattenere le risate.
“Ne abbiamo fatte talmente tante…” sorrido reprimendo per un attimo qualche ricordo.
“Hey…” mi dice forse vedendo la mia espressione leggermente cambiata “…hey Roomie…” continua mettendomi una mano sul viso.
Abbasso lo sguardo e poi la fisso “Jar e Brett sono stati praticamente la mia salvezza sai?” esclamo e poi mi fermo per un attimo “…quando mio padre è tornato a casa…io non volevo mai starci…ero sempre fuori, sempre ogni istante…e loro lo stesso per non lasciarmi da solo. Hanno sfidato le ire dei loro genitori in ogni modo…una volta Brett ha rubato la macchina a suo padre e…siamo andati a pesca giù…in un laghetto artificiale…odiavamo pescare…non avevamo mai pescato in vita nostra ma…ogni giorno cercavamo un modo diverso per stare fuori il più possibile…ed abbiamo provato la pesca…e una volta siamo andati a sparare in un campo con il fucile a pallettoni del nonno di Jar…ci hanno messo in punizione tre settimane quella volta…” rido perdendomi nei ricordi dei miei 15 anni.
Neela mi sorride e mi abbraccia forte “Sono due deficienti ma a quanto pare come amici non sono male…” commenta accarezzandomi il viso.
Rido “No…non sono male per niente…” poi mi ricordo una cosa “Vieni…!” esclamo e la prendo per mano iniziando a camminare a passo veloce attraverso il parco davanti a noi.
“Ray!” ride cercando di starmi dietro, giriamo intorno alla collinetta dietro il parco giochi dei bambini e poi su lungo il vialetto di sassi, eccolo lì…lui, il grande albero!
Arrivo ai piedi dell’immensa quercia e mi ci arrampico “Dai Roomie vieni!” esclamo tendendole la mano.
“Ray come minimo mi ammazzo!” ribatte lei.
“E dai!” continuo e lei sbuffa prendendo la mia mano e salendo sull’albero.
Ci fermiamo sul terzo o quarto ramo e mi metto dietro di lei facendola girare verso la recinzione del parco “Da qui usavamo le cerbottane contro i professori…” esclamo fiero.
“Scusa?” ride lei.
“Vedi lì c’è il parcheggio professori della mia scuola…quindi per andare alla loro macchina passavano sempre qui davanti, e in primavera questa quercia è piena di foglie e se ti ci nascondevi in mezzo nessuno ti vedeva, quindi ci mettevamo qui con le cerbottane a tirare palline di carta contro i prof…” spiego e lei scoppia a ridere di gusto.
“Non ci posso credere…voi eravate dei teppisti in piena regola Ray…” mi dice appoggiandosi all’indietro contro di me mentre mi posiziono meglio sul ramo per rimanere in equilibrio.
“Ti amo Roomie…” le dico a bassa voce senza guardarla, continuando a tenere gli occhi sulla gente che passa e su un paio di bambini che corrono avanti e indietro rincorrendo un pallone.
“Anche io teppista…” risponde divertita poco prima di ricominciare a scendere dall’albero…
Stiamo camminando per il centro della città, ho appena mostrato a Neela “Hayle’s” il pub dove ho passato metà delle serate della mia adolescenza, dentro è ancora tutto come dieci anni fa, i divanetti rossi, rubati a Happy Days, il vecchio jukebox che cercavamo di far partire come Fonzie, rimendiandoci solo le mani doloranti per i troppi pugni tirati.
Non so che ci fosse preso, Happy Days non è un telefilm propriamente della nostra epoca, ma per un periodo quando avevamo credo 11 anni avevano ricominciato a dare le repliche prima di pranzo…ed eravamo completamente partiti…tanto che si salutavamo con un “Hey…” tipicamente alla Fonzie…
Poi a 13 anni la mania era cambiata, avevamo scoperto l’A-Team, io ero Murdoch, Jared Sberla e Brett, che avevamo appena conosciuto, Hannibal…ci mancava solo un Mr.T e così avevamo iniziato a girare per la città alla ricerca di un nuovo amico, che doveva essere per forza di colore…
Avevamo avuto la pessima idea di interrompere una partita di Basket di alcuni ragazzi parecchio più grandi di noi…e ci eravamo resi conti che come A-Team facevamo proprio schifo: io ero finito dentro un bidone della spazzatura, Jared chiuso in uno degli armadietti dello spogliatoio e Brett nello sgabuzzino delle scope…da quel giorno era finita anche la mania dell’A-Team…
“Barnett!” uno voce mi riporta alla realtà… “Barnett!” ripete e io mi giro “Ray Barnett…!”
“Jimmy!” esclamo con sorriso “Jimmy Costingan!” ripeto avvicinandomi per stringergli la mano “Come stai?” gli chiedo.
“Alla grande amico e tu? È una vita che non ci si vede!” risponde lui ricambiando la stretta di mano.
“Saranno 6 anni! Ormai sto a Chicago in pianta stabile e tu?” gli chiedo.
“Io sempre qui! Lavoro con mio padre…studio di avvocati…” risponde lui.
“E’ pazzesco vederti…” commento “…Jimmy posso presentarti Neela? La mia ragazza!” continuo introducendoli.
“Hey piacere di conoscerti! Jimmy Costigan...un vecchio compagno di scuola di Ray!” esclama lui mentre Neela gli stringe la mano con un sorriso “Sei qui a trovare tua madre?” mi chiede e io annuisco.
“Sì siamo qui per qualche giorno, poi andiamo un weekend a New York e poi si torna a casa…” rispondo.
“Senti…dopodomani siete ancora qui no?” continua e io faccio cenno di sì con la testa “C’è una festa giù al “905” perché non venite? So che c’è parecchia della vecchie gente…potremmo fare una bella rimpatriata!”
“Sarebbe fantastico!” esclamo “Che dici Roomie?” le chiedo.
“Volentieri…” sorride lei.
“Perfetto allora…ci si vede lì allora!” esclama Jimmy prima di salutarci dicendo che è in ritardo per una riunione di lavoro.
“Una festa con tutti i tuoi amici di qui eh?” mi chiede Neela abbracciandomi mentre riprendiamo a camminare.
“Già…gente che non vedo da chissà quanto…” sorrido “…ho voglia di rivedere qualcuno…”
“Spero siano tutti uomini questi che hai voglia di rivedere!” commenta lei guardando la strada davanti a sé.
“E dai Neela…non puoi essere gelosa a prescindere!” rido.
“Certo che posso! E lo sono!” mi dice lei “Dovrò tenerti a guinzaglio…o metterti un paio di manette…” continua.
“Per le manette ci sto…ma magari in un'altra occasione ti va?” le sussurro in un orecchio facendola ridere.
Entriamo in casa ridendo e subito sento una musica provenire dalla cucina e scuoto la testa divertito, Neela mi guarda e io la prendo per mano attraversando la sala da pranzo mentre anche lei inizia a distinguere chiaramente le strofe…
Pretty woman walkin down the street
Pretty woman, the kind I like to meet
Pretty woman, I dont believe you
Youre not the truth
No one could look as good as you
“Non ci posso credere che ascolti ancora questa…” commento aprendo la porta della cucina cercando di fare il minor rumore possibile; mi appoggio allo stipite e Neela sorride accoccolandosi contro di me.
Mia madre è lì, al bancone della cucina, con lo stereo troppo alto per una mamma, che muove la testa ritmicamente canticchiando a voce relativamente bassa le parole della canzone.
“Sedici anni!” dico ridendo e lei si gira di scatto forse leggermente spaventata e poi sorride “Questo film è uscito da sedici anni e tu ascolti ancora sempre questa mentre cucini?” riprendo guardandola.
“Buone vecchie abitudini Ray!” scherza buttando qualcosa nell’immondizia e riprendendo poi a tagliare una carota; poi si ferma e scuote la testa “Avevi 12 anni quando hanno dato questo film alla tv…”
“E tu non volevi che lo vedessi perché Julia Roberts era decisamente troppo svestita…” commento.
“E tu ti sei nascosto dietro il divano e sei rimasto lì per tutta la durata del film…” continua.
“Era una palla…!” esclamo ridendo “Ma per Julia Roberts in minigonna attillata…” aggiungo.
“Dopo averlo visto cucinavi sempre ascoltando questa canzone…” riprendo.
“E l’avevi imparata anche tu! Anzi ogni tanto me ne cantavi addirittura una strofa!” mi prende in giro, prima di prendere una teglia da forno e metterci dentro qualcosa…
“Pretty woman, don’t walk on by
Pretty woman, don’t make me cry
Pretty woman, don’t walk away…” canticchio divertito andando a tempo con la musica e Neela alza il viso guardandomi e scoppia a ridere, mentre anche mia madre si gira e mi guarda con un sorriso.
“Ok signore il Barnett show è finito…cambiamo cd?” propongo poi rendendomi conto di aver fortemente incrinato la mia reputazione agli occhi della mia ragazza…muovo qualche passo vicino allo stereo e inizio a guardare i cd.
“E dai Ray! La sai! La sai davvero!” mi prende in giro Neela mentre mi costringo a non alzare gli occhi dalla lista di canzoni che sto scorrendo, troppo imbarazzato per ammettere che…sì…so a memoria la canzone di Pretty Woman.
“Guardavo in continuazione quel film! E la colonna sonora era perennemente nello stereo! Penso fosse logico che arrivasse a piacerti…” esclama mia madre.
“Hey non ho detto che mi piace!” mi difendo guardandola, ma vedo quell’espressione sul suo viso…e allora mi rivolgo verso Neela che mi sta guardando e mi sorride “So qualche strofa niente di più…vivendo con una che ascoltava solo quello…e i Chicago!” concludo alzando verso di lei il Greatest Hits da cui mia madre non si separa mai.
“Beh direi che hai sviluppato comunque i tuoi personalissimi gusti musicali no?” obietta lei.
“Per fortuna…” bofonchio girandomi ancora verso i cd mentre sento Neela che ride e poi si avvicina a me abbracciandomi da dietro.
“Non preoccuparti Ray…vengo lo stesso ai tuoi concerti…anche se inizi con le serenate...” scherza e io mi giro di scatto, passandole un braccio attorno alla vita e stringendola contro di me.
“Non scherzare con il fuoco Roomie…” la minaccio con un sorriso avvicinando il mio viso al suo.
“A dodici anni canticchiavi Pretty Woman in cucina con la tua mamma…questa non me la toglie più nessuno…” commenta lei molto soddisfatta mentre scuoto la testa, assolutamente convinto del fatto che questa non gliela farò mai più dimenticare.
“Hey…” dico poi ricordandomi una cosa “…ma abbiamo ospiti? Ho visto la tavola apparecchiata per quattro…” continuo e lei appoggia il coltello vicino al tagliere e si gira a guardarmi aprendo la bocca, con una espressione che non riesco a decifrare.
“A dire il vero sì, ho invitato una persona a cena…” inzia a dire “…lo so che magari avrei potuto farlo prima ma…per telefono…” si ferma “…a dire il vero Ray dovrei parlarti di una cosa…” conclude e sento i muscoli contrarsi mentre mi si forma in testa un’idea precisa di quello che sta per dirmi.
“Io…è da stamattina che siamo in giro e…vado a farmi una doccia…” si intromette Neela mentre sento che mi stringe la mano per un attimo.
Nessuno aggiunge niente e Neela si gira seguita solo dal suono della porta che si richiude alle nostre spalle.
“Chi c’è a cena stasera?” chiedo pochi istanti dopo senza muovermi né smettere di guardarla.
Lei sospira senza dire nulla e io mi muovo andando davanti al frigo ed aprendolo per tirarne fuori una birra, lo richiudo pesantemente e mi giro verso di lei cercando di calmarmi “Mamma…” dico cambiando leggermente tono.
“Ho invitato una persona Ray, una persona…che…una persona con cui mi vedo da qualche tempo…” inizia a dirmi.
“Un uomo?” la interrompo e lei annuisce, io faccio lo stesso mentre bevo un sorso di birra ghiacchiata “E da quanto…” continuo incrociando le braccia.
“Sono otto mesi…” mi risponde lei.
“Otto mesi?” ripeto incredulo, rido nervosamente e giro la testa per non guardarla, poi mi passo una mano tra i capelli “Esci con questo tizio da otto mesi e me lo dici due ore prima che si presenti a cena?” le chiedo.
“Non ce n’è mai stata occasione Ray…” cerca di giustificarsi.
“Mamma ti ho tenuto non so quanto al telefono raccontandoti di Neela!” la accuso “Magari tra una frase e l’altra avresti potuto accennare a questo idiota!”
“Ray!” mi rimprovera guardandomi storto “Clive è una persona meravigliosa, il motivo per cui non te ne avevo parlato era che volevo farlo di persona…”
“Clive…” ripeto bevendo un sorso di birra.
Otto mesi. Otto mesi e non ha mai trovato il tempo di dirmi che si vede con questo, forse perché sapeva come avrei reagito, sapeva che avrei preso il primo aereo per Philadelphia e mi sarei presentato da questo a fargli il terzo grado…
“…magari avresti potuto accennare la cosa!” continuo “Cristo mamma…otto mesi è…tantissimo!” esclamo e lei mi viene vicino.
“Mi dispiace Ray…” esclama mettendomi le mani sulle braccia “…adesso…beh mi rendo conto che magari avrei potuto parlartene ma…” sospira “…tu reagisci sempre così, lo sai è già successo…”
“Erano delle teste di cazzo!” sbotto e lei mi guarda male “Non ti meritavano!” continuo molto più convinto scostandomi per buttare la bottiglietta ormai finita nel cestino.
“Clive ti piacerà…” commenta lei con tono disteso ed estremamente rilassato.
“Lo spero…” commento girandomi e la guardo, sospiro e scuoto la testa “…lo sai perché faccio così vero?” le chiedo a bassa voce e lei annuisce venendomi vicino e mettendo una mano sulla mia.
“Lo so…” risponde.
“Non permetterò mai più a nessuno di farlo…neanche di provarci a…” lascio cadere la frase e scuoto la testa, poi porto lo sguardo oltre la porta a vetri della cucina, quella che dà sul giardino.
“E’ una persona straordinaria…è inglese come Neela…e…” scrolla le spalle e sorride.
“Sei felice?” le chiedo interrompendola e lei annuisce “Come non lo ero da tempo…” ammette e ci sorridiamo.
“Gli darò il beneficio del dubbio…ma non ti prometto niente…” dico cercando di scherzare, ma in realtà sono fin troppo serio.
“Se non ti piace lo caccio fuori di casa…” sorride.
“Lo faresti sul serio?” chiedo inclinando la testa.
E lei non risponde mettendosi semplicemente a ridere “Hey non hai risposto!” mi lamento scherzando.
“Ti piacerà!” commenta lei sibillina andando in sala da pranzo.
Siamo tutti e tre in cucina, mamma e Neela parlano tra di loro, ridendo di qualcosa, io gioco con un pezzo di peperone crudo…facendolo lentamente a pezzettini con il coltello, intanto tendo l’orecchio per sentire il campanello…quello dovrebbe arrivare a minuti.
Non passano neanche una manciata di secondi che sento proprio quel suono, che aspettavo all’inizio della serata, mi mamma va di là, va ad aprire e poggio lentamente il coltello sul tavolo.
“Dovremmo andare…” mi dice Neela e io scrollo le spalle.
“Già…” commento alzandomi dall sgabello e prendendole la mano; eviterei tutto e salterei questa serata senza eccessivi problemi, ma a quanto pare non posso…
Arriviamo in ingresso e sento mia madre ridere, mentre una voce maschile le dice qualcosa.
Sospiro e Neela mi stringe la mano, capisce…lei capisce senza bisogno che io pronunci neanche una parola…o almeno ci prova perché quello che mi auguro è che non abbia idea del sentimento che sto provando adesso, all’idea che quello che mi si parerà davanti sia solo un coglione, pronto solo a deluderla come ha già fatto ‘lui’ troppe volte…
“Clive…” esclama mia madre vedendoci “…posso presentarti mio figlio Ray e la sua ragazza, Neela?” continua mentre l’uomo si gira con un sorriso.
I capelli scuri e leggermente scompigliati, sembra più giovane di mia madre, sembra calmo, rilassato, glielo si legge negli occhi, due profondi occhi verdi che sembrano quasi trasmettere sicurezza…quasi…
“Ray…piacere!” esclamo stringendogli la mano.
“Clive…Clive Hudson…ho sentito parlare molto di te…” esclama rispondendo con una stretta di mano forte e decisa.
Vorrei poter dire lo stesso amico…ma ho sentito parlare di te la prima volta due ore fa…no non glielo posso dire “Spero di essere all’altezza…le madri tendono sempre a esagerare…” scherzo facendolo sorridere; si gira poi verso Neela e stringe la mano anche a lei.
“Neela Rasgotra…” si presenta.
“Hey questo è un accento familiare…” esclama lui sorpreso.
“Sembra che la passione per il vecchio continente sia di famiglia…” commenta lei sorridendo.
“A quanto pare…” esclama lui.
“Andiamo a sederci di là?” Propone mia madre mentre la seguiamo in sala da pranzo; Neela mi prende la mano ancora un volta e io mi volto per guardarla, mi tira contro di sé e mi dà un semplice bacio sulle labbra prima si raggiungere gli altri.
“Quindi vi siete trovati a vivere insieme per caso?” chiede Clive divertito bevendo un sorso di vino.
“Mi ha incastrato…” commenta Neela rivolgendomi un’occhiata “…ero senza casa e lui con un affitto in meno e…” lascia cadere il discorso ridendo.
“Una inglese con un rockettaro americano…siete una bella accoppiata!” ride incorciando le mani sotto il mento.
“Neela mi raccontava oggi che ogni tanto sente la nostalgia dell’Inghilterra…” interviene mia madre.
“Non me lo dire…succede anche a me in continuazione…” commenta lui guardando la ‘mia’ ragazza
“Clive mi racconta spesso degli anni che ha vissuto lì…” continua mia mamma.
“Precisamente dove?” chiede Neela interessata
“Liverpool prima…” risponde lui.
“Ah che città assolutamente…grigia…” commenta Neela.
“Oh da morire…sono stato molto meglio quando mi sono trasferito vicino a Londra…e poi ancora proprio nel centro della città sempre per lavoro…” dice Clive che in meno di una serata sembra aver conquistato il trono di imperatore di casa Barnett.
Sarà mezzora che non apro bocca, hanno parlato di Beatles e Rolling Stones…di che cazzo ne so di cosa hanno parlato, lui ha parlato…parlato per tutta la cena…
“Anche io ho vissuto a Londra…quasi sempre lì direi…giusto qualche periodo in campagna da mia nonna, a ovest del Surrey…” continua Neela.
“Oh mio fratello abita da quelle parti!” commenta il damerino inglese dei poveri “L’autunno per quanto piovoso è una meraviglia…”
“Piovoso più o meno quanto Chicago!” interviene Neela ridendo.
“Clive ha proposto di portarmi da suo fratello…magari il prossimo autunno…” esclama mia madre fin troppo entusiasta della cosa.
Progettano già un cazzo di viaggio? E poi anche un matrimonio?
“Ne vale la pena…ho sempre amato quei posti…certo ormai considero l’America la mia casa, ma rimango sempre legata a…al resto…” dice Neela sorridendo.
“Questo non fa altro che farti guadagnare punti Neela! Inglese, bella e intelligente…” inizia a dire Clive mentre mi alzo in piedi spingendo rumorosamente la sedia all’indietro.
“E’ finita l’acqua…” stauisco senza aggiungere altro, entrando subito dopo in cucina e sbattendo la brocca sul tavolo.
Appoggio le mani al bancone e cerco di respirare, di ricacciare dentro tutto quello che è venuto fuori negli ultimi minuti…
Passa poco più di un minuto, sento la porta aprirsi di nuovo e richiudersi, poi più niente; non mi giro e rimango a fissare il marmo del piano della cucina, spostando solo poco dopo lo sguardo oltre la finestra.
“Ray…” la voce di Neela mi arriva bassa da dietro di me, poi sento i suoi passi che si avvicinano.
Non rispondo, e non mi muovo, senza nemmeno muovere lo sguardo “Torna di là…” dico con una calma che non sembra mia “…altrimenti si sente perso senza il suo pubblico…” continuo.
“Ray…” ripete lei mettendomi una mano sulla spalla.
“Lo sai cosa ha fatto quando è tornato?” le dico portando gli occhi nei suoi “Lo sai cosa faceva ogni sera?” continuo “Ci intratteneva…provava a essere spiritoso, a interessarsi delle nostre cose…prometteva di portarci a fare chissà quali viaggi…e lusingava qualunque persona mettesse piede in questa dannatissima casa…” mi fermo e giro ancora una volta la testa, oltre il vetro scuro della finestra “…e ci siamo cascati Neela, a tutte le sue fottute lusinghe…ci siamo cascati tutti e due…” concludo stringendo i pugni, mentre sento chiaramente la voce farsi più roca.
“Non sta cercando di ingannarvi Ray…” cerca di spiegarsi.
“E secondo te cosa sta facendo?” esclamo a voce troppo alta girandomi verso di lei.
“Sta solo cercando di piacerti…” riprende mentre mi mette le mani sul viso.
“Può risparmiarselo…” commento secco.
“Vieni qui…” mi dice poi e io la guardo “…Ray…” continua e io mi giro lasciando che mi passi le braccia attorno alla vita, che affondi la testa contro il mio petto mentre appoggio la mia sui suoi capelli.
La sua mano si muove lenta lungo la mia schiena “Mi dispiace Neela…” dico a bassa voce.
Rimaniamo lì in silenzio per un po’ “Dobbiamo tornare di là…” dico a metà tra una domanda ed una affermazione.
“Dagli una possibilità Ray…” esclama guardandomi negli occhi “Tua madre mi sembra felice…”
“Anche a me…è questo che mi ha mandato fuori di testa…” sorrido e lei ricambia “Lo so che…ho esagerato…che…non è così…male ma…ho paura che qualcuno la lasci di nuovo da sola…e quando gli ho sentito dire quelle cose…” sospiro.
“Non è tuo padre Ray…” azzarda stringendomi.
“Lo so…” commento e mi abbasso per posare le labbra sulle sue “…e comunque piantala di fare la cascamorta con lui!” esclamo e lei mi guarda con gli occhi sgranati.
“Ray Barnett!” mi minaccia.
“Ti ho vista…” continuo con un sorriso.
“Sei geloso! Ecco cos’è sei geloso!” mi accusa divertita “Geloso di me e di tua madre! Geloso del fatto che non sei più al centro dell’attenzione…”
“Non è assolutamente vero!” mi difendo staccandomi da lei e prendendole la mano, poi la tiro ancora contro di me “Grazie…” sussurro mentre mi passa una mano sul viso.
“Torniamo di là…” dice e io annuisco.
Varchiamo di nuovo la porta della cucina “Scusate…non poteva fare a meno di me…” scherzo mentre mi arriva pronto un pugno sul braccio da parte di Neela.
“Ray!” esclama rimproverandomi mentre a tutti scappa una risata.
Mi siedo e guardo Clive “Scusa l’interruzione…” dico con tono serio ma lui sorride.
“Figurati…gli estranei danno sui nervi a tutti…” dice con un tono strano, con un qualcosa nella voce che mi fa venire voglia di credere che capisca davvero…
Sono uscito a portare fuori l’immondizia, fa freddo, l’aria è secca e gelida; cammino lentamente per il vialetto di casa, qualcosa sulla destra attira la mia attenzione: un pallone da basket.
Sarà del bambino dei vicini…mi accucio e lo prendo in mano facendogli fare qualche rimbalzo per terra, poi muovo un paio di passi veloci fino ad arrivare alla piazzola asfaltata sopra cui avevo attaccato il canestro; faccio rimbalzare ancora la palla a terra e la lancio prendendo in pieno l’anello di ferro.
“Peccato…” risuona una voce alla mia sinistra, coperta dai rimbalzi della palla, mi volto e vedo Clive che si abbassa e la prende in mano, poi me la tira deciso.
“Grazie…” rispondo facendola di nuovo rimbalzare qualche volta a terra.
“Senti Ray…” inizia a dire “…non sono un tipo che gira intorno ai discorsi…”
“Neanche io…” lo interrompo e rimaniamo un attimo in silenzio “…sto cercando un motivo per cui tu non mi debba piacere…” statuisco guardandolo negli occhi.
“L’hai trovato?” mi chiede e io scrollo le spalle tirando la palla verso il canestro e mancandolo di nuovo.
Clive si muove ed intercetta la palla, la prende in mano ed inizia a palleggiare.
“Non ho mai avuto una discussione del genere…quindi credimi non ho la più pallida idea di cosa dirti…” esclama fermandosi e prendendo la mira, poi lancia la palla e fa canestro.
“Io ne ho visti altri…” commento mentre recupero il pallone e lo faccio rimbalzare, poi mi fermo “Credi che sia il classico figlio paranoico, eh?”
“No…” risponde con tono deciso “…se avessi alle spalle anche solo metà della storia familiare che hai tu farei lo stesso…” continua facendomi cenno di passargli la palla.
La lancio e lui la intercetta iniziando a palleggiare, poi si gira e me la passa di nuovo, la prendo, le faccio fare qualche rimbalzo e la tiro: canestro.
“Tua madre non è una stupida…” commenta poi e io lo guardo.
“Lo so…” gli dico “…ma credo sia alla disperata ricerca di qualcuno che le dia quello che mio padre non le ha mai dato…” aggiungo.
“Pensi che possa essere io?” chiede.
“Non ne ho idea, non ti conosco…” rispondo prendendo la palla e ricominciando i palleggi.
“Sono innamorato di tua madre Ray…” stauisce mentre mi fermo tenendo la palla tra le mani e poi gliela lancio con forza.
“Credo lo sia di te…” commento.
“Siamo abbastanza grandi per gestire questa storia…” aggiunge scrollando le spalle prima di mettere le mani in tasca.
“Direi di sì…” dico a bassa voce.
“Proviamoci ok? Ad andare d’accordo…per lei…” propone facendo rimbalzare il pallone e passandomelo da dietro.
“Penso che possiamo riuscirci…” convengo lanciando la palla: canestro.
“Hey…” esclamo entrando in cucina, mia madre sta lavando qualche pentola e mettendo il resto in lavastoviglie.
“Hey…” risponde lei con un sorriso.
“Parlano di…calcio…qualche squadra a me sconosciuta…” rido mettendo le mani in tasca e avvicinandomi a lei, appoggiandomi all’indietro contro il bancone della cucina.
Sorride anche lei e mi passa un piatto da asciugare.
“Ti ho visto fuori con Clive prima…” mi dice.
“L’ho sfidato a basket…” rispondo “…noi americani siamo ancora i migliori!” scherzo e si mette a ridere.
“Non è…” mi fermo “…non è male…” riprendo e ci guardiamo.
“No, non lo è…” sorride.
“E poi…” scuoto la testa “…hai la stessa espressione che…ho io quando mi guardo allo specchio…” le dico e mi guarda confusa “…da quando sto con Neela dico…Jared dice che è un misto tra l’essere completamente rincoglioniti e un grave danno cerebrale…” spiego e si mette a ridere.
“Mi mancavano i commenti da Jared…” esclama scuotendo la testa molto divertita “…e comunque grazie per avermi appena dato della decerebrata…”
“Non a te! Alla tua espressione…” puntualizzo e ci mettiamo a ridere “Si ferma qui?” chiedo così su due piedi, girare intorno alla domanda che voglio farle da quando sono entrata in cucina non servirà a molto.
“Non lo so…sarebbe un problema?” risponde e io scrollo le spalle.
“Direi…direi di no…” confesso “…ho deciso di dargli una chance…quindi…” allargo le braccia e poi le incrocio di nuovo al petto.
“Sei cambiato…” esclama di punto in bianco e io mi giro a guardarla “…sei terribilmente cambiato…” sorride e io abbasso la testa “…sei sereno…e tranquillo, e la rabbia che ti porti dentro da sempre si sta quasi affievolendo…”
“Non c’era mai riuscito nessun altro…” confesso senza guardarla.
“Lei sì però…” sorride.
“Con lei non ho ragione di essere incazzato per qualcosa…con lei quello che è passato è passato e non conta più…con lei conta…” mi fermo “…conta lei…e basta…” sorrido.
“Vai di là…io arrivo tra poco…” sorride.
“Ok…” concludo e mi sporgo per darle un bacio sulla guancia.
“Stanco?” mi chiede Neela mentre si siede a letto, dietro di me massaggiandomi le spalle.
“Un po’…” rispondo buttando indietro la testa per sgranchire il collo e appoggiandola poi contro la sua “…è stata una serata impegnativa…” sorrido e lei mi dà un bacio sulla guancia facendo poi scorrere le mani in avanti lungo il mio petto.
“Siamo in gennaio e tu vai costantemente in giro con addosso solo un paio di boxer…” ride prendendomi in giro.
“E la cosa ti dà così fastidio?” chiedo girando la testa per guardarla.
“No…direi di no…” risponde a bassa voce baciandomi mentre alzo un braccio portandolo indietro a affondandole le mani nel capelli.
“Domani? Che progetti hai per me?” mi chiede poi mentre mi appoggio ancora una volta contro di lei, lasciando che mi massaggi le spalle ancora un po’.
“Idromassaggio?” proprongo.
“Ray!” ride con tono di rimprovero.
“Hey io ci provo! Non si sa mai che mi vada bene…” scherzo.
“Magari domani sera…prima di cena…tua madre ha detto che ha quell’impegno in tardo pomeriggio…” commenta lei mentre non riesco a trattenere un sorriso.
“Adoro la tua mente diabolica Roomie…” esclamo e ci mettiamo a ridere.
Cala il silenzio per qualche istante e io rimango lì lasciandomi coccolare dal tocco delle sue mani “Grazie per stasera…” le dico tenendo gli occhi chiusi, la testa ancora appoggiata all’indietro contro di lei.
“Per cosa?”
“Per avermi impedito di andare fuori di testa…” rispondo “…per aver impedito che gli fracassassi il cranio, per…esserci stata…”
“L’ho fatto volentieri Ray…” mi dice.
“Non sono uno facile da gestire…” ammetto e sento che si mette a ridere.
“Neanche un po’!” conviene divertita.
Mi alzo e mi giro subito, appoggiando le mani sul letto, una alla sua destra e una alla sua sinistra, avvicinando il mio viso al suo “Ma tu ci riesci…” le dico e lei annuisce “…quindi ti meriti una ricompensa e…un ringraziamento per tutto quello che hai fatto stasera…che dici?” continuo dandole un bacio.
“Sì direi che me lo merito proprio…” risponde prendendomi per le spalle e tirandomi giù sul letto insieme a lei…
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mercoledì, 03 gennaio 2007 |
* La mattina di Natale *
Quando apro gli occhi il cielo fuori è ancora scuro, si vede solo verso est qualche raggio di sole che preannuncia l’alba ma niente di più; mi giro per guardare l’ora sulla sveglia, le 06.30.
Alle otto sia io che Neela dobbiamo essere in ospedale, di turno il giorno di Natale, che meraviglia…
Mi stiracchio leggermente e poi mi giro verso Neela passandole le braccia attorno alla vita delicatamente ma non troppo, in effetti sto cercando di svegliarla.
“Roomie…” le dico in un orecchio ricevendo come risposta un mugugno sordo e ovattato dalle coperte sotto cui sta nascosta.
“E dai Roomie…Buon Natale…” sorrido e lei affonda se possibile ancora di più nel piumone girandosi e stringendosi contro di me.
“Buona Natale Ray, lasciami dormire…” borbotta con la voce impastata e mi metto a ridere.
“Neela! È la mattina di Natale, dobbiamo aprire i regali…” le rispondo raggiungendola con la testa sotto le coperte.
“Ray è presto, dormi e piantala!” mi rimprovera lei sbadigliando.
“Non è presto!” ribatto “Anzi per essere la mattina di Natale è già tardissimo, sono stato fin troppo bravo a resistere fino alle sei e mezza, voglio il mio regalo!” continuo divertito.
“Le sei e mezza? Barnett chiudi quella bocca e dormi o rientro in sciopero lo giuro!” mi minaccia lei.
“Alle otto siamo di turno! Non vuoi aprire i tuoi regali prima?” le chiedo.
“No!” risponde lei secca, molto molto addormentata.
“Beh io sì!” rido scoprendoci entrambi di scatto e lasciando cadere il piumone per terra.
“Ray!” esclama mettendosi a sedere e guardandomi fisso.
“Buongiorno anche a te amore e Buon Natale!” le dico con il più innocente dei sorrisi.
“La prossima volta che decido di trovare un coinquilino devo dire in giro che mi suggeriscano di comprarmi un cane!” sbotta lei alzandosi dal letto e dirigendosi verso la porta.
“Heeeeeeey!” mi lamento e lei si gira mettendosi a ridere e scuotendo la testa.
“Sei peggio di un bambino! Guardati, lì seduto a letto con il broncio la mattina di Natale…” sorride venendo di nuovo verso di me, mi prende il viso tra le mani e mi dà un bacio “Buon Natale Roomie…” mi dice sottovoce.
“Così va molto meglio!” convengo portandola di peso di nuovo a letto.
“Ma non volevi i regali tu?” ride lei.
“Certo…ma possiamo aprirli a letto così poi siamo già pronti per i ringraziamenti no?” rispondo molto convinto e lei scoppia a ridere di nuovo.
“E poi mi chiedono perché ti amo!” mi dice “Vado a prendere i regali…” aggiunge poi.
“I regali?” chiedo “Vuol dire che sono più di uno?” continuo molto curioso e soddisfatto.
“Meno domande e più pacchetti Ray, muoviti!” mi dice mentre esce dalla stanza.
Io mi alzo e prendo dall’armadio i pacchi per Neela e poi mi risiedo di nuovo sul letto.
Dopo poco meno di un minuto arriva anche lei “Hey ne ho due anche io?” sorride e io annuisco.
“Prima tu…” dico allungandole il primo pacchetto, lei si siede accanto a me e inizia a scartarlo.
Apre la scatola e tira fuori i pattini da ghiaccio che guarda con un sorriso “So che non sai pattinare…non ancora…ma voglio assolutamente insegnarti! Insomma andiamo anche a New York non possiamo non pattinare!” rido e lei mi guarda divertita “E poi non ti ho detto una cosa…” aggiungo e lei mi guarda confusa “Vedi…ho sentito mia madre l’altro giorno e ho pensato…beh abbiamo pensato che…siccome Philadelphia è vicina a New York magari potremmo andare a trovarla, dopo il nostro weekend…” propongo e lei mi guarda aprendo la bocca.
“Andare da tua madre?” mi chiede.
“Per qualche giorno…” rispondo.
“Dici sul serio?” continua e io sorrido.
“Non è così male te lo giuro!” commento.
“No non è quello è che…vuoi presentarmi a tua madre? Oddio mi viene la tachicardia solo a pensarci!” esclama portandosi una mando sulla guancia mentre mi metto a ridere.
“Neela dai…”
“Sul serio! Pensa se non le piaccio! Cosa probabile…O se le sto antipatica! Cosa ancora più probabile…magari pensa che non vado per niente bene per te e mi dice di starti alla larga! Magari non le vado bene perché sono indiana, magari non le piace il mio nome…”
“Roomie…”
“…o come porto i capelli! Magari non le piace come mi vesto! O come parlo! Insomma se mi trova uno schifo e mi dice di lasciarti io cosa faccio?” continua assolutamente nel panico.
“Neela!” rido prendendole le mani “Ti adora già senza conoscerti figurati quando ti conoscerà!” la rassicuro.
“Magari quando mi conosce crolla tutto e pensa che sono una cretina…” esclama lei.
“Neela…non succederà davvero! Credimi conosco mia madre e le piacerai tantissimo…ma se ti crea così tanti problemi possiamo fare a meno, sul serio…” le dico e lei scuote la testa.
“No…ok…calmiamoci…so quanto ci tieni a tua madre…insomma mi farebbe un gran piacere conoscerla…però promettimi di non lasciarmi se lei ti dice che non le piaccio!” mi supplica e io mi metto a ridere abbracciandola.
“Te lo prometto Roomie, te lo prometto!” la rassicuro e lei sorride.
“Sono proprio paranoica eh?” mi chiede.
“Un pochino…” risponde e lei alza lo sguardo nel mio “Prima di questa digressione stavamo parlando del pattinaggio no? Sarà un’impresa ardua insegnarmi lo sai?” continua.
“Vedrai che ci divertiremo un mondo!” la rassicuro e lei si sporge per darmi un bacio.
“Tocca a te!” esclama passandomi un pacchettino piccolo e molto leggero, lo scuoto e sento qualcosa che rumoreggia all’interno.
Lo scarto e lo apro in meno di 20 secondi “I biglietti per il concerto dei Muse!” esclamo sgranando gli occhi “Rommie sei fantastica!!” sorrido.
“Suonano nel weekend in cui siamo a New York e quindi ho pensato di approfittarne!” commenta mentre la tiro contro di me.
“Grazie…” le sussurro e lei mi passa una mano sulla guancia.
“Adesso voglio il mio secondo regalo!” dice poi prendendo il pacchetto accanto a me mentre mi metto a ridere.
Lo scarta e apre la scatolina verde “Non è niente di che ma…”
“Ray…” mi interrompe tirando fuori il braccialetto dalla confezione: niente di pretenzioso, niente di impegnativo, un nastrino nero con i ganci dorati su cui ho fatto comporre con delle piccole lettere argentate una scritta… ‘Roomie’… “Ray è bellissimo…è troppo…”
“Ti piace? No perché lo so che non è un gran gioiello ma non sono proprio tipo da diamanti e cazzate varie…” ammetto forse con troppa schiettezza e lei si mette a ridere scuotendo la testa.
“Mi piace da morire…” risponde e continua a ridere, poi prende il secondo pacchetto per me e me lo porge “Vedrai quanto mi piace l’idea…” aggiunge poi e io la guardo incuriosito.
Slaccio il nastro blu e apro la scatola mettendomi a ridere, una collana a palline argentate, come le altre che già ho, e una piastrina rettangolare su cui è incisa una scritta: ‘Roomie’.
“E poi mi chiedono perché ti amo?” sorrido riprendendo le parole dette da lei poco prima, mentre ci mettiamo a ridere entrambi “E io che pensavo di essere stato originale!” scherzo e lei mi abbraccia tirandomi giù con la testa sul cuscino.
“Buona Natale Roomie…” mi dice guardandomi.
“Buon Natale anche a te Roomie…” le rispondo prima di darle un bacio.
* Al matrimonio di Liz e John *
“I matrimoni hanno sempre questo certo non so che…” esclama Jared mentre camminiamo per il giardino in cui si tiene il ricevimento; gli altri sono già nella sala ristorante ma gli sposi hanno annunciato che la cena non comincerà prima di un’ora quindi con Jar, Neela e Wen abbiamo deciso di farci due passi all’aperto.
“Un certo non so che…” gli fa eco Wendall ironica.
Continuiamo a camminare per almeno cinque minuti, il posto è enorme e alla fine arriviamo a un gazebo bianco con qualche panchina e un paio di quelle stufette alte, che sembrano un po’ dei funghi, sotto cui decidiamo di sederci; intorno non si vede nessuno, in effetti siamo in pieno inverno e la gente con un cervello se ne sta al caldo, non in mezzo alla nebbia alle 8 di sera sotto a un gazebo…
“Se pensate che l’ultimo matrimonio a cui sono stato è quello di mia zia Berenice…” continua Jared con un’espressione schifata.
Lo fisso incredulo “Mi stai dicendo che qualcuno se l’è sposata?” chiedo inorridito.
“Lascia stare, guarda lascia stare…” commenta lui “Raccapricciante…sono sopravvisuto alla vista di lei con i suoi 130 chili di sposo solo grazia a queste…” esclama tirando fuori dal taschino della giacca un paio di canne.
“Jared!” esclama Wendall fissandolo incredula.
“Hey io che ne sapevo che questo matrimonio era divertente? Avevo paura che magari risultasse come l’ultimo a cui sono stato e allora credimi, mi avresti supplicato di dartene una!” la riprende lui convinto.
“Vedi sono questi i momenti in cui capisco perché sei il mio migliore amico…” rido rubandogliene una dalla mano.
“Ray ti vuoi fumare quella roba?” mi chiede Neela incrociando le braccia, con un tono eccessivamente autoritario.
“E dai Roomie…vedrai che ci divertiamo…” la rassicuro e lei scuote la testa.
“Io quella roba non la fumo!” Ribatte.
“Hai mai provato?” le chiede Wendall che si siede vicino a Jar e gli ruba di mano la canna, tirando poi fuori l’accendino dalla borsa.
“Adoro questa donna…” esclama lui guardandola e mettendosi a ridere.
“Sì ho provato ma non era stata una grande esperienza…ho tossito per tipo 6 ore…” esclama lei sorridendo.
“Questo è il momento giusto per riprovare!” esclamo io facendola sedere sulle mie ginocchia prima di accendere la mia canna “Dove l’hai recuperata?” gli chiedo.
“Solito…Chuck…” risponde facendo un tiro della sua.
“Solito?” chiede Wen guardandolo “Ma siete degli abitudinari?”
“No…” rispondo io “Lo siamo stati però…” scherzo e tutti ci mettiamo a ridere.
“Dai Roomie…” le dico poi guardandola, mentre lei prende in mano la ‘sigaretta’ e fa un paio di tiri, seguiti da qualche lieve colpo di tosse.
“Sarò riconoscente a queste canne a vita per avermi salvato al matrimonio di zia Berenice…” continua Jared.
“Certo che se si è sposata quella c’è speranza per tutte eh?” commento.
“Ray non fare lo stronzo!” mi dice Neela.
“No no credimi…ha ragione…tu non conosci zia Berenice per fortuna…” le fa eco Jared.
“Centoventi chili di moribidezza!” esclamiamo poi io e lui all’unisono mettendoci a ridere.
“Quando arrivava a casa sua voleva sempre abbracciarci e ci inglobava tutti e due in uno di quei suoi vestiti enormi e floreali…” dico ridendo, riprendendo la canna da Neela che intanto zitta zitta ha continuato a fumare.
“Dovevi vedere il suo vestito da sposa…” continua Jar con faccia schifata, mentre non curante tira fuori un’altra canna dal taschino e se la accende.
“Posso solo immaginare…chissà come era vestito lo sposo…” esclamo.
“Senti chi parla…uno che è venuto a un matrimonio in jeans con camicia aperta e canottiera neanche fossimo in spiaggia…” commenta Neela guardandomi divertita.
“Lo so che ti faccio impazzire Roomie…” le dico con un sorriso, alzando poi il viso per darle un bacio.
“Jared dov’è finita la tua cravatta?” chiede poi Wendall fissando il suo ragazzo.
“Ehm…” tossicchia lui imbarazzato.
“Ce l’ha in tasca…” rispondo io mentre lui mi tira un pugno.
“Sporco traditore…” mi minaccia “E dai sembravo un pinguino…” si lamenta mente Neela mi prende dalle mani la canna e facendo finta di niente fa qualche tiro.
“Più che un pinguino sembravi un suricati…” commento dall’alto della mia saccenza.
“Un che?” mi chiedono i tre all’unisono.
“Suricati…li ho visti ieri in un documentario…” continuo.
“E che cazzo sarebbe un suri…coso?” mi chiede Jared.
“Hai presente Pumbaa e Timon del Re Leone?” dico e loro annuiscono “Ecco Timon…”
“Ma Pumbaa è più figo…” si lamenta Wendall.
“Sì ma Pumbaa è un facocero mica un suricati…e lui non sembrava un facocero…” puntualizzo io.
“Logica cristallina eh Ray?” scherza Neela mettendosi a ridere.
“Faacoceeeeero…” esclama Jar, probabilmente iniziando a sentire l’effetto delle canne “E’ una bella parola eh?”
“Ma si dice facòcero o facocèro?” interviene Wen.
“E dai facòcero….non sai proprio niente della vita!” la riprende Jared prendendosi un pugno.
“Magari si dice facocerò…” interviene Neela con aria pensierosa…e ci mettiamo a ridere.
Ridiamo come degli idioti per delle battute che non farebbero divertire nemmeno un bambino di 5 anni, e invece guardaci qui…a parlare di Pumbaa, Timon e dei facoceri…
Wendall finisce la sua canna e la butta a terra “Suricati ho freddo, andiamo dentro?”
“Ma come freddo? Ci sono anche le stufette…” si lamenta lui e lei lo guarda in maniera eloquente.
“Muoviti O’Connor…andiamo dentro…” gli dice e lui sorride alzandosi.
“Andiamo dentro…andiamo…” commenta mentre si allontanano ed io e Neela ridiamo guardandoli.
“Allora era così male questa canna?” le chiedo e lei sorride scuotendo la testa.
“Direi di no…” mi risponde mettendomi le mani sulle spalle e guardandomi con uno sguardo che riconosco molto bene.
“Neela…” dico ma lei si alza dalle mie ginocchia e due secondi dopo si risiede sopra di me, questa volta a cavalcioni.
“Ray…” mi fa eco lei passandomi le mani sul collo “…ho voglia di fare l’amore Roomie…” continua a bassa voce con la bocca contro il mio orecchio…
“Neela…” ripeto “…sei sotto l’effetto di quello che hai fumato…altrimenti non diresti mai una cosa del genere…ti conosco…” le dico ma lei mi interrompe iniziando a baciarmi, facendo scendere le labbra lungo il mio collo.
“Tu dici?” continua riportando lo sguardo sul mio e io mi metto a ridere.
“Roomie…siamo a un matrimonio…in mezzo a un giardino…sotto un gazebo…” inizio a dire.
“Lontani da tutti gli altri invitati…” mi interrompe lei mentre fa scendere le mani lungo il mio petto iniziando poi a slacciare la cintura dei pantaloni “Allora fermami…” mi dice iniziando ad attaccare i bottoni dei jeans.
“Lo sai che non ne ho la forza…” commento con un filo di voce mandando al diavolo tutti i miei buoni propositi e passandole una mano attorno al collo per tirarla contro di me…
La sento ridere contro la mia pelle “Lo sapevo che ti avrei convinto…” mi dice.
“Come se di solito fosse difficile convincermi a fare l’amore con te eh?” le rispondo divertito mentre ci guardiamo prima di ricominciare a baciarci.
Le faccio scivolare le mani sotto la gonna lunga del vestito mentre ci alziamo e la spingo contro una delle pareti del gazebo.
“Allora Roomie…sicura di non voler tornare dentro?” dico con la voce ormai ridotta a un sussurro abbassandole entrambe le spalline del vestito.
“Perché non la pianti di dire cose inutili Dottor Barnett…” commenta lei mente le sfilo gli slip da sotto la gonna.
“Ok…la pianto di parlare e inizio con qualcos’altro…” le dico mentre la prendo in braccio, le gambe che si chiudono intorno alla mia vita e iniziamo a fare l’amore, ignorando qualsiasi altra cosa…
“Sai forse dovremmo tornare dentro…” mi dice Neela che adesso è seduta a terra, sempre nel gazebo mentre io ho la testa appoggiata sulle sue gambe.
“Non possiamo farlo un’altra volta?” propongo.
“Lo abbiamo già fatto due volte…e penso che la cena stia per iniziare…” ride lei.
“Se proprio dobbiamo…” commento rassegnato mentre mi alzo in piedi e le tendo la mano per aiutarla a tirarsi su “Dobbiamo trovare al più presto un altro matrimonio Roomie…” le dico poi mentre iniziamo a camminare abbracciati verso l’edificio in cui si tiene la festa “Oggi ci è venuto particolarmente bene…” continuo e la sento mentre si mette a ridere.
“Merito delle canne…” commenta.
“O magari del fatto che sembrava che tu non riuscissi a farti passare la voglia di me…” le dico in un’orecchio e la vedo arrossire poco prima di arrivare all’entrata dove la cena sta per iniziare.
Ci sediamo al tavolo, siamo a quello degli sposi, con Sam, Wen, Jared, Carol, Doug e in qualche modo ci si è infilato anche Brett che sembra intendersela alla grande con lo sposo visto che non capisco perché ma stanno ridendo da quasi mezzora…
La cena dura un paio d’ore anzi direi di più ma le conversazioni sono tutt’altro che noiose, sarà che noi quattro sentiamo ancora l’effetto di quello che abbiamo fumato prima, sarà che in effetti gli sposi sono felici e decisamente in serata, sarà che Brett ha scoperto la sua vera vocazione…ovvero lo showman…
Ad un tratto mentre i camerieri distribuiscono le fette di torta che sono appena state tagliate da Elizabeth e John, Brett si alza in piedi e con un cenno convinto chiede che gli venga passato il microfono.
Io e Jar ci guardiamo inorriditi: e adesso questo cretino cosa fa?
Prende la forchetta e come nella migliore delle tradizioni la picchetta sul bicchiere per attirare l’attenzione, nella sala scende il silenzio e tutti lo fissano confusi.
“Lo so che vi state chiedendo che cosa vuole questo spuntato da chissà dove, un idiota che probabilmente tre quarti di voi non hanno mai visto…” inizia a dire e la gente inizia a ridere, perché in effetti è la pura verità “…ma qui voi medici siete tutti dei timidoni e nessuno voleva fare il discorso e quindi ci voleva l’uomo della serata ed eccomi qui…” continua e ancora una volta tutti si mettono a ridere.
“Io nemmeno li conoscevo li sposi prima che Jared e Ray mi coinvolgessero, non ricordo neanche come, nell’addio al celibato di John, e adesso sono qui che faccio un discorso, e lo vedo sposini…sto leggendo sguardi di puro terrore nei vostri occhi…” scherza e Liz e John si mettono a ridere “…non verrò a dire quanto si amano e cose simili, cioè scommetto che si amano parecchio se si sono sposati ma non li conosco abbastanza bene per assicurarvelo quindi meglio se sto zitto!”
“Brett sei un idiota!” esclamiamo ad alta voce all’unisono io e Jared mentre lui ci guarda ed inscena un inchino.
“Modestamente…” risponde e la sala ride ancora una volta “…va bene, adesso la pianto concedetemi solo di ringraziare i signori Carter per questa splendida festa, concedetemi di dedicargli un brindisi…” continua alzando il bicchiere “…e…VIVA GLI SPOSI!” conclude mentre parte uno scroscio di applausi e lui si siede, lasciando che siano i due sposi ad alzarsi per ringraziare tutti pubblicamente…
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Questo post è strettamente collegato a quello che Neela ha postato stamattina, per capire quello che ho scritto dovete assolutamente leggere anche il suo, che tra l'altro vi consiglio caldamente perchè bellissimo! :p
Ray
* Alla festa di addio al celibato *
“Brett…staccale gli occhi di dosso…credimi non vuoi portarti a casa una spogliarellista stasera…” commenta Jared.
Siamo all’addio al celibato di Carter, seduti su in divanetto con un paio di cocktail in mano a testa a fissare un paio di ballerine adeguatamente svestite che ballano su un tavolo.
“Hey, se voi siete felicemente incastrati non vuol dire che il divertimento debba cessare anche per me…” si difende lui “A parte il fatto che quella ti ha puntato Ray…” continua rivolto verso di me.
“No…no…no…nessuna mi può puntare stasera chiaro? Altrimenti conosco qualcuno che non si farebbe molti problemi a puntarmi una pistola in piena fronte…” commento ben consapevole del temperamento della mia Roomie.
“Non è mica detto che lo venga a sapere…” dice Jared molto poco convinto.
“Non avete ancora capito come funziona la vita?” chiedo con fare retorico “Se stasera mi comporto da bravo ragazzo niente verrà mai fuori con Neela, ma se sgarro, anche sono di poco di certo mi ritroverò nella merda…e a parte questo non sento nessuna necesità di farmi altre ragazze…grazie!” spiego risoluto.
“Non pensavo sarei vissuto tanto da sentire una frase simile uscire dalla tua bocca…” statuisce Brett finendo uno dei tre bicchieri che tiene in mano.
“Ray…” esclama poi Jared “….non solo ti ha puntato ma sta anche venendo qui…”
Mi giro verso il metro e ottanta di ragazza che avanza verso di noi preceduta dalla sua enorme scollatura.
“Magari si vuole fare Brett…” commento.
“Hey…” esclama lei fissandomi non appena ci raggiunge.
“O magari no…” ride Brett.
“Voi tre qui tutti soli?” chiede poi mentre un altro paio di ragazze ci si parano davanti.
Una non se lo fa ripetere due volte e prende i bicchieri dalle mani di Brett sedendosi sopra di lui, si scola i suoi drink e poi lo guarda “Mi offri da bere?” gli chiede e lui risponde immediatamente di sì alzandosi trascinato dalla statuaria bruna vestita da infermierina.
“Siamo nella merda Barnett…” mi dice Jared che con tutta la sua buona volontà sta tenendo lo sguardo ad altezza consona, ovvero sul viso della bionda davanti a lui.
“Allora occhioni belli…” gli dice questa “…hai programmi per stasera?”
“A dire il vero io…” inizia a rispondere lui ma lei gli prende le mani nel momento in cui inizia a diffondersi nuovamente la musica nella sala trascinadolo sulla pista da ballo mentre lui si gira poco convinto, forse terrorizzato dall’idea di una Wendall vestita da amazzone con ascia e scudo in mano…
“A quanto pare siamo solo io e te…” mi dice la prima.
“Che coincidenza eh?” dico cercando una via di fuga ma cazzo quella ci sa fare…beh ovvio è il suo lavoro e mi si siede in braccio, esattamente a cavalcioni sopra di me “Hey…” esclamo alzando le mani per evitare ogni compromettente contatto mentre la sua scollatura è esattamente all’altezza del mio sguardo “…senti a dire il vero…” inizio a dire alzando gli occhi nei suoi “…dovresti alzarti…stavo giusto per…tornare a casa dalla mia ragazza…”
“Ma è un addio al celibato siamo qui per divertirci…” protesta lei mentre io mi alzo praticamente facendola cadere a terra non troppo delicatamente.
“Senza rancore…sei uno schianto sul serio…ma…no…” dico cercando di recuperare il controllo a pieno.
So di essere totalmente innamorato di Neela, e so che non la tradirei mai, ma perché mettersi in condizioni di poterlo fare quando è meglio evitare? So che non lo farei mai, adesso dopo averla scaraventata via da me così ne sono certo, ma meglio non avere un paio di enormi tette davanti agli occhi mentre si fanno certi pensieri e discorsi.
Lei si alza e se ne va forse anche leggermente indispettita.
“Avresti mai pensato di cacciare da sopra di te una modella della serie ‘spogliami a pagina 2’?” mi chiede Jared venendomi vicino e io scoppio a ridere
“Serie ‘spogliami a pagina 2’…” esclamo ricordando il vecchio soprannome, nato una sera in cui eravamo a una festa di modelle di una qualche rivista, ci avevano invitato al party di lancio ed era venuta fuori questa denominazione per alcune delle ragazze.
Ride anche lui scuotendo la testa “Birra?” mi chiede poi e io annuisco seguendolo verso il bancone.
***
Entro in casa ed è tutto terribilmente buio. Neela se l’è presa sul serio per quella foto…cazzo…
E io che quella l’ho cacciata da sopra di me senza mezzi termini…
Sospiro e vado verso la porta di camera sua che è socchiusa…la apro e vedo che lei è davvero lì, addormentata nel suo letto…quello in cui non dormiva da parecchio tempo…
Mi appoggio allo stipite e rimango lì a fissarla, potrei distendermi vicino a lei ma se l’umore è rimasto lo stesso di quello di oggi rimedierei al massimo un pugno, o un calcio…di certo qualche insulto ben piazzato.
Mi giro scuotendo la testa e entro in camera mia, mi cambio e mi infilo nel mio letto che stanotte sembra decisamente troppo vuoto e freddo: domani…domani dovrò farmi perdonare…
Mi alzo di buon ora e vado in cucina in un patetico tentativo di farla svegliare di buon umore, prepraro i pancake con le gocce di cioccolato, il the alla vaniglia con due cucchiani e mezzo di zucchero di canna…come diavolo fa a bere una cosa così dolce poi…comunque…spremuta di pompelmo…quello rosa perché se no è troppo amaro e metto tutto sul vassoio dirigendomi poi verso camera sua.
Entro e lo appoggio sul comodino sedendomi poi sul letto “Roomie…” la chiamo e lei inizia a stiracchiarsi, con calma apre gli occhi e mi guarda.
“Cosa vuoi tu?” mi chiede aggrottando la fronte.
“Buongiorno Neela…” esclamo con un sospiro mentre lei si mette a sedere e lascia cadere lo sguardo sul comodino.
“Stai cercando di comprarmi con una colazione?” mi chiede.
“No sto cercando di essere carino e farmi perdonare…” rispondo “E dai Roomie! Io quella l’ho scaraventata a terra due secondi dopo che il coglione di Morris scattasse quella foto…!” esclamo e lei scuote la testa.
“Tu sei sempre il solito…” commenta scendendo dal letto dalla parte opposta alla mia e andando a tirare su le persiane spalancando il balcone.
“Neela…” aggiungo lasciando cadere la frase, anche perché vederla così con quella canottierina rossa e i pantaloncini che mi dà le spalle non fa che aumentare la mia voglia di farmi perdonare al più presto… “…quella non l’ho toccata! Te lo vuoi mettere in testa?? Se non ci credi vai a chiederlo a Jar…e anche a Brett!” continuo.
“Ah beh certo…vado a chedere conferma ai tuoi migliori amici che sono sessuomani e inaffidabili tanto quanto te!” esclama con una faccia davvero incredula.
“Grazie della colazione Ray…adesso se vuoi scusarmi mi dovrei vestire…” riprende mettendo le mani ai fianchi.
“Posso darti una mano?” chiedo facendo finta di niente.
“NO!” esclama lei e io alzo le mani in segno di resa.
“Ok…” sbuffo uscendo dalla camera mentre lei sbatte la porta alle mie spalle chiudendola addirittura a chiave ed io mi giro incredulo fissando la serratura.
Doccia, fredda: adesso!
E’ un inferno! Passare la propria giornata libera in casa con una persona che ti parla a monosillabi e che non vuole fare sesso con te!
Soprattutto se la persona in questione è la tua ragazza…
Sono seduto sul divano che faccio zapping, tra un imperdibile replica di ‘Tremors’ e ‘Pretty Woman’, pomeriggio impegnato vero Ray?
Ad un certo punto suonano alla porta.
“Vai tu Ray!” esclama Neela da camera sua.
“Vai tu Ray…” le faccio il verso a bassa voce mentre mi alzo “Adesso che ti fa comodo mi parli eh? Piccola suora di clausura…” commento sempre controllando il tono di voce.
“Buongiorno!” mi dice il fattorino non appena apro la porta.
“Buongiorno!” rispondo.
“La signorina Neela Rasgotra abita qui?” mi chiude.
“Dicono…” commento ricevendo un’occhiata confusa “Sì…sì scusi abita qui…” mi correggo e lui mi passa un modulo da firmare e poi un pacchetto, prima di andarsene.
“C’è una roba per te!” urlo chiudendo la porta e lei viene in soggiorno.
“Grazie…” dice prendendo il pacchetto dalle mie mani e girandosi per tornare in camera.
Butto gli occhi al cielo e prendo la giacca dall’appendino “Io vado a fare la spesa…” esclamo senza ottenere risposta sbattendo la porta alle mie spalle.
Rientro in casa poco meno di un’ora dopo, appoggio le borse in cucina e metto a posto qualcosa.
“Ray puoi venire un attimo?” mi urla Neela come sempre da camera sua, dove sembra aver ritrovato il suo habitat naturale.
Mi tolgo la giacca e la lancio sul divano andando poi da lei: è davanti allo specchio con addosso quello che sembra essere un vestito da cerimonia che le fascia il corpo in maniera perfetta.
“Wow…” mi lascio scappare con un sorriso e lei si gira fissandomi stupita ed anche leggermente imbarazzata, come se non si aspettasse da me una simile reazione.
“Non è il mio genere…” commenta ridendo.
“Pensa se lo fosse…” dico io muovendo qualche passo nella stanza e lei scuote la testa.
“Ray ti ho chiamato solo perché non riesco più a tirare giù la cerniera, deve essersi incastrata!” sbotta lei tornando ad essere la stoica scioperante…
“Già…certo…chissà cosa avevo pensato…” borbotto a bassa voce mentre mi posiziono dietro di lei e inizio a tirare giù la cerniera scoprendo la pelle a poco a poco.
Lo sta facendo apposta, visto che sembra anche essersi accidentalmente dimenticata di indossare il reggiseno…piccola vipera…
Lascio scorrere la mano sulla sua schiena…
“Ray…” inizia a dire lei “…non attacca…” continua mentre istintivamente inizio a baciarle il collo: che mi fermi se ci riesce.
“Ray, ti ho detto che…” la sua frase si interrompe mentre porto le mani davanti abbassandole il corpetto.
“Cacciami dalla tua camera Roomie…” dico a bassa voce mordendole il lobo dell’orecchio.
“Ti odio…” mi risponde lei mentre mi metto a ridere soddisfatto…
Si gira e mi fronteggia prendendo la mia felpa e togliendomela prima di lasciarla cadere a terra “Dichiaro concluso lo sciopero…da adesso fino a data da destinarsi…” mi dice mentre le sfilo completamente il vestito prendendola poi in braccio.
“Propongo di aprire delle trattative per non farlo più riprendere…” sussurro mentre ci lasciamo cadere sul letto.
“Cerca di essere convincente allora…” commenta con la bocca sul mio orecchio mentre mi sfila la maglietta.
***
“Forse potresti iniziare a pensare di trovarti qualcuno di fisso…” esclama Jar.
“Hey io e Sarah siamo stati insieme quasi 5 mesi…” si difende Brett.
“Beh 5 mesi non è poco…” commenta Morris.
“In effetti…” aggiungo io.
Siamo in birreria, sono le 10, io e Jared dobbiamo aspettare Wendall e Neela che staccano tra poco più di un’oretta, e così Archie e Brett ci hanno raggiunto per bere qualcosa.
“Perché finita?” gli chiedo poi.
“Perché ha vinto una borsa di studio per andare a studiare a Washington e una relazione a una simile distanza…nah non è da me…la mia distanza massima penso possa essere la massimo un pianerottolo…” risponde lui e ci mettiamo a ridere.
“Un pianerottolo…” dice Jared scuotendo la testa “…vi ricordate quando in casa vecchia, quando abitavamo insieme, si era trasferita di fronte a noi quella che abbiamo poi scoperto essere una attrice di film porno?”
“State scherzando?” chiedo Morris “Vivevate assieme?” continua e lo guardiamo tutti e tre, convinti che volesse sapere qualcosa di più della pornodiva piuttosto che della nostra convivenza…
“Abbiamo vissuto in casa insieme per…tutto il tempo del college?” chiedo rivolto verso Jared che annuisce.
“Hai fatto il college anche tu?” chiede Archie a Brett che scuote la testa.
“No…avevo inziato con il conservatorio…poi ho lasciato e ho iniziato a lavorare…” spiega lui bevendo un sorso di birra.
“Voi due vi conoscete da sempre e fin qui ci sono…e tu? Dove diavolo li hai trovati questi due?” continua Morris e ci mettiamo a ridere tutti quanti.
“Ci siamo conosciuti che avevamo cosa, 13 anni?” chiede Jared e sia io che Brett annuiamo…
* 15 anni prima – Philadelphia *
“Hey, c’è un camion dei traslochi qui di fronte!” esclama Jackie la sorella di Jared entrando in camera sua dove stiamo facendo finta di studiare.
Ci sporgiamo entrambi dalla finestra ed eccoli lì un enorme camion azzurro esattamente dall’altra parte della strada.
Sentiamo poi dei passi su per le scale e delle risatine tipicamente svampite.
“Hey Kris che cacchio avete da ridere?” chiede Jared all’altra sorella che si ferma davanti alla porta della camera con un’amica.
“Niente…” rispondo lei due angeliche.
“Piantala Sottiletta!” le dico alzandomi in piedi ed usando quel soprannome rubato a Happy Days.
Lei sbuffa “I nuovi inquilini…” dice lei “…hanno un figlio che avrà la vostra età…e che è troppo carino!” continua la sua amica concludendo con un’altra ignobile risatina poco prima di scomparire lungo in corridoio.
“Hey sta scaricando una chitarra…il ragazzo della casa di fronte…” esclama Jared che è rimasto a fissare la scena fuori dalla finestra.
“Andiamo a vedere come se la cava il novellino?” propongo e lui annuisce.
Ci precipitiamo giù dalle scale, afferriamo i nostri Skateboard e attraversiamo la strada arrivando nel giardino dei vicini.
“Ciao!” esclamo rivolto al nuovo arrivato.
“Ciao…” risponde lui.
“Sono Jared…abito qui di fronte…lui è Ray, abita quattro case più in là…” esclama Jare mettendosi sottobraccio lo skateboard e avvicinandosi a lui.
“Brett…piacere!” si presenta tendendoci la mano.
“Suoni?” gli chiedo vedendo la custodia della chitarra che ha ai piedi.
“Sì!” risponde lui convinto.
“Anche noi!” risponde Jar “Che chitarra è?” gli chiede e Brett su accucia per aprire la custodia.
“Wow! Una Gibson Les Paul!” esclamo io “Posso?” chiedo poi e lui annuisce mentre le prendo in mano.
“E’ stupenda!” commenta Jared guardandola in adorazione.
“Voi che suonate…?” chiede lui.
“Ah io una vecchia Fender di mio zio…ma sogno la Stratocaster!” ribatto provando a suonare qualche nota.
“Io suono una Gibson come te…e ammetto che questa amico è il mio sogno!” scherza Jared.
“Beh ve la posso far provare se volete…” dice lui.
“Noi facciamo le prove nel mio garage, quasi ogni sera…” propone Jar “…abbiamo anche un batterista…se vuoi passare…”
“Grandioso!” risponde prima di venire interrotto da sua madre che lo chiama per chiedergli aiuto.
“Allora stasera?” ci chiede poi e noi annuiamo.
“Alle sette…” gli dico.
“Perfetto!” esclama lui prima di salutarci e correre dentro di casa.
* fine *
“E poi quando voi due avete deciso di venire a studiare a Chicago…” inizia a dire Morris.
“…io li ho seguiti iscrivendomi al conservatorio e trovando poi lavoro qui…” conclude Brett posando sul tavolo il bicchiere finito di birra.
“Ragazzi stiamo chiudendo…” ci dice la cameriera avvicinandosi al tavolino.
“Giusto…tra l’altro devo andare…” dico io e gli altri concordano.
Usciamo dal locale e Morris ci saluta, dicendo che è in ritardo per un appuntamento.
“Hey nevica!” esclama Brett alzando lo sguardo verso il cielo.
“Vi ricordate che nevicava anche la prima volta che abbiamo messo piede a Chicago?” dico io mettendo le mani in tasca.
“Si ricordo il mio colossale volo sul ghiaccio fuori dalla nostra nuova casa…” borbotta Jar e ci mettiamo a ridere prima di salutarci per andare a casa.
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venerdì, 24 novembre 2006 |
Sono sveglio da più di mezz’ora, con gli occhi aperti a fissare il soffitto, ho sentito passare il camion dei rifiuti e i netturbini che puliscono le strade, ora l’unico rumore è il respiro di Neela e qualche sporadica macchina che passa sotto la nostra finestra nell’umidità del mattino.
Le ho raccontato tutto.
Ho parlato di mio padre per la prima volta in non so quanti anni…
Anzi ho parlato di mio padre per la prima volta e basta.
Non è stato semplice, ho dovuto costringere la parole ad uscirmi dalla bocca, ho dovuto metterle una dietro l’altra cercando di dare un senso a qualcosa in cui non ne ho mai trovato uno.
Avevo rimosso, chiuso tutto in cassetto e cercato di buttare via la chiave, ma poi ogni tanto me la ritrovavo tra i piedi, in qualche luogo polveroso della mia memoria era lì, pronta a riaprire i ricordi.
Mi giro a guardarla: ha aspettato mesi prima che decidessi di parlarle, non mi hai mai interrotto lasciando che fossi io a condurre il racconto, senza mai chidere un perché, senza mai dire stronzate scontate con non avrei mai voluto sentire.
Non ha avuto bisogno di dire molto per farmi capire tutto, è bastato il modo in cui ha fatto l’amore con me stanotte…non sono cose che alla fine puoi spiegare a parole, non è possibile dare un senso compiuto a quello che provi certe volte a quello che capisci tramite i gesti di una persona, sai che ha voluto darti tutto e non c’è modo di quantificare cosa sia quel tutto, è tutto e basta…
Ed è quello che è successo stanotte, è successo tutto.
Mi sporgo leggermente verso di lei solo per guardarla un po’ meglio, poi sento dei rumori provenire dal soggiorno, i passi di Alex ed altri suoni che riconosco fin troppo bene…
Mi alzo cercando di non fare rumore, mi infilo una maglietta ed esco dalla stanza, sul divano con le gambe incrociate e la chiatarra in mano c’è Alex.
Si gira sentendo lo scatto della porta che mi richiudo alle spalle “Scusa…” dice credendo di avermi svegliato.
“Tranquillo…non dormivo…” lo rassicuro sedendomi vicino a lui “Cosa ci fai in piedi a quest’ora?” gli chiedo guardando il led luminoso del videoregistratore, le 06.04.
Scrolla le spalle “Mi capita di fare dei sogni e poi non ho più voglia di dormire…” risponde.
“Che sogni?” gli chiedo appoggiandomi indietro contro la testiera del divano.
“Ho sognato Steve che mi sparava…”
Steve. L’hai chiamato Steve, non l’ha chiamato papà; quando è tornato a casa la seconda volta, mio padre dico, l’ho sempre chiamato Jeff, mai papà, mi sembrava l’unico modo per proteggermi almeno un po’…stronzate!
“Ci vorrà un po’ perché passino…” commento.
“Tu lo sogni mai tuo padre?” mi chiede e io sorrido e scuoto la testa.
“No…direi di no…” rispondo “…mi sono quasi dimenticato come è fatto…”
“Voglio dimenticarmelo anche io…” mi interrompe e poi inizia a strimpellare la sua chitarra.
Riconosco gli accordi quasi all’istante, una delle canzoni preferite di mia madre: Father and Son di Cat Stevens.
“E tu questa come la conosci?” gli chiedo.
“Piace a mamma e piaceva molto anche a Luka…” mi spiega.
“Sai anche mia madre la ascoltava sempre quando mio padre se n’era andato…e io…pensavo sempre a quanto mi sarebbe piaciuto un giorno magari ascoltarla con lui…faccia a faccia…” confesso.
“Già…” risponde con un tono troppo maturo per essere quello di un bambino di 10 anni che riflette su una canzone troppo adulta e impegnata per lui, e forse anche per me…
Mi sporgo e prendo la mia chitarra iniziando a seguirlo negli accordi; nessuno dei due canta ad alta voce, limitandosi a seguire la musica ma le ricordo le parole…le ricordo bene…
(qui trovate la traduzione della canzone)
Father
It’s not time to make a change,
Just relax, take it easy.
You’re still young, that’s your fault,
There’s so much you have to know.
Find a girl, settle down,
If you want you can marry.
Look at me, I am old, but I’m happy.
I was once like you are now, and I know that it’s not easy,
To be calm when you’ve found something going on.
But take your time, think a lot,
Why, think of everything you’ve got.
For you will still be here tomorrow, but your dreams may not.
Son
How can I try to explain, when I do he turns away again.
It’s always been the same, same old story.
From the moment I could talk I was ordered to listen.
Now there’s a way and I know that I have to go away.
I know I have to go.
Father
It’s not time to make a change,
Just sit down, take it slowly.
You’re still young, that’s your fault,
There’s so much you have to go through.
Find a girl, settle down,
If you want you can marry.
Look at me, I am old, but I’m happy.
(son-- away away away, I know I have to
Make this decision alone - no)
Son
All the times that I cried, keeping all the things I knew inside,
It’s hard, but it’s harder to ignore it.
If they were right, I’d agree, but it’s them you know not me.
Now there’s a way and I know that I have to go away.
I know I have to go.
(father-- stay stay stay, why must you go and
Make this decision alone? )
Sento un rumore provenire dalla camera da letto.
“Mi sa che l’abbiamo svegliata!” sorride Alex e io annuisco alzandomi in piedi.
“Vai a prepararti…poi arrivo a fare la colazione!” gli dico e lui ripone la chitarra prima di entrare in bagno.
Torno in camera, Neela è ancora distesa ma ha gli occhi aperti.
“Hey…” le dico sorridendo, sedendosi sul letto.
“Hey…buongiorno…” risponde stropicciandosi gli occhi.
“Ti abbiamo svegliata?” chiedo e lei scuote la testa.
“No…ma mi sono accorta che non c’eri più e…”
“…avevo sentito Alex…” le spiego e lei mi prende la mano tirandomi giù a letto con lei “C’è un bambino di 10 anni di là Roomie!” scherzo mentre mi bacia.
“Ok…allora aspetteremo che vada a scuola!” commenta lei ridendo.
Rimaniamo lì a fissarci per qualche secondo io mi tiro su di nuovo “Va meglio oggi?” mi chiede e io annuisco “Bene perché…”
“Ti amo Neela…” la interrompo e lei si ferma a guardarmi, poi si mette seduta e mi abbraccia “…voglio che te lo ricordi, sempre, capito Roomie?” continuo mentre mi lascio coccolare da lei e la sento sorridere.
“Capito…” mi risponde a bassa voce prima di venire interrotta dai passi di Alex che risuonano per il soggiorno “Penso che voglia la colazione…” commenta mentre ci mettiamo a ridere.
“Già…vado io tu resta a letto, tanto abbiamo la mattina libera no?” le dico alzandomi.
“Dai vengo anche io…” insiste e io abbasso il viso all’altezza del suo.
“No tu rimani qui…io gli faccio da mangiare lo porto alla fermata dell’autubus e torno qui da te…quindi non muoverti…” sorrido e lei annuisce prima di darmi un bacio e ributtarsi sul cuscino.
***
“Devi stringere il bullone Ray, non allentarlo!” mi rimprovera Jared mentre riemergo da sotto il lavello della cucina guardandolo storto.
“Grazie dell’informazione Mr.Muscolo…” gli dico.
Siamo a casa mia, tutta la formazione al gran completo, io, Jared, Brett ed Alex intenti a riparare, al momento con scarsi risultati, una tubatura.
“Devi sostituire la guarnizione…” si inserisce Brett bevendo un sorso di birra con l’aria di chi la sa lunga.
“LA guarnizione? Brett ci saranno come minimo 25 guarnizioni qui sotto…” mi lamento.
“Ahhhhh fa vedere!” commenta appoggiando la bottiglia e distendendosi sul pavimento vicino a me con la testa dentro il mobiletto, sotto la tubatura “Chiaramente…” inizia a dire “…chiaramente…intendevo questa guarnizione…” continua indicando un punto imprecisato.
“Questa quale Brett?? Stai indicando un punto dove non ci sono guarnizioni…” gli faccio eco.
“Siete due inetti!” risuona la voce di Jared poco prima che la sua testa appaia tra la mia e quella di Brett, sotto la famosa tubatura.
“E tu quale guarnizione cambieresti?” gli chiedo scettico,
“Nessuna! Non è la guarnizione è il bullone o la ghiera di metallo il problema…” risponde.
“Sentilo il piccolo idraulico…posso sapere come sai che non è la guarnizione??” chiede Brett.
“Posso sapere come fai a sapere che è la guarnizione??” gli fa eco lui.
“Posso sapere perché in tre non siete capaci di riparare un tubo??” la voce di Alex si intromette nel discorso mentre tutti e tre ci tiriamo su leggermente per guardarlo: se ne sta lì appollaiato sul tavolino a commentare il nostro lavoro con un sacchetto di patatine in mano…
“Vuoi provarci tu?” gli chiediamo tutti e tre all’unisono mentre lui saltà giù dal tavolo e si accuccia per controllare la situazione, poi scrolla le spalle.
“Io ho 10 anni cosa pretendete da me?” commenta tornando a sedersi sul tavolino.
“Ok…non può essere così difficile no?” esclama Jared alzandosi in piedi con tono molto poco convinto.
“Io allora tolgo la ghiera di metallo e la sotituisco…” dico riposizionandomi sotto il lavandino.
“Svita anche il bullone di congiunzione…” commenta Brett sedendosi a terra.
“Io fossi in voi chiuderei l’acqua prima di fare qualcosa che poi allagate tutto…” interviene Alex, parlando con la bocca piena di patatine.
“Hey mostriciattolo…mica siamo degli sprovveduti!” statuisce Brett convinto “Forza Barnett muoviti con quella ghiera…” si rivolge poi a me.
Inizio a svitare la ghiera “Jar guarda che sto svitando quella che mi hai detto tu…” inizio a dire e vedo sia la sua testa che quella di Brett comparire vicino alla mia.
Inizio a svitare e proprio in quel momento suonano alla porta.
“Alex vai tu?” gli chiedo e lui risponde di sì correndo ad aprire.
“Chi è?” chiedo senza muovermi dalla mia posizione.
“Sono Morris ma che…che diavolo state facendo?” la voce di Archie risuona per la casa.
“Hey!” lo salutiamo tutti e tre “C’è una tubatura che perde…” gli spiego poi.
“Stanno svitando una ghiera…” interviene Alex.
“Ma no! Non la ghiera! Quando c’è una perdita non è quasi mai la ghiera di solito è la guarnizione!” esclama Archie convinto.
“Ah cosa vi avevo detto!” gongola Brett.
“Il fatto che Morris e ripeto Morris ti stia dando ragione non fa di te un idraulico…” gli dice Jared ironico.
“Io stringerei prima il bullone e poi cambierei il gommino…” ci spiega Archie accucciandosi a terra.
“Io ripeto che prima chiuderei l’acqua…” dice di nuovo Alex.
“Hey…ma per chi ci hai preso?” gli fa eco Morris.
“Jared passami il coso…” gli dico allungando la mano.
“Coso…coso è abbastanza generico…ci saranno 72 possibili cosi nella cassetta degli attrezzi…” risponde lui.
“Il coso…il coso allungato…” continuo senza che mi venga la parola esatta “…per svitare…”
“Coso allungato per svitare…se non ti conoscessi direi che mi stai facendo delle allusioni sessuali Barnett…anzi visto che ti conosco penso che tu lo stia facendo…” commenta lui.
“Jared…passami quel dannato coso…” lo minaccio.
“Penso che per coso intenda la chiave inglese da 12…” spiega Alex come se fosse un esperto del mestiere.
“Vedi? Lo capisce lui e tu non ci arrivi…” esclamo.
“La prossima volta che mi chiedono un coso saprò cosa si intende…” esclama Jar ironico.
“Se Wen ti chiede “il coso” evita di passargli una chiave inglese Jared…” scherza Brett mentre ci mettiamo a ridere tutti…forse anche Alex…
Prendo la chiave inglese e inzio a fare come mi ha detto Morris, è questione di una manciata di secondi prima che dalla tubatura parta un getto di acqua fortissimo diretto contro la mia faccia e in ogni altra direzione della cucina…
“Ray stringi il bullone!” esclama Jared venendo colpito dal getto
“Stringi la ghiera!!!!” dice Brett riparandosi dall’acqua.
“La guarnizione cambia la guarnizione…” gli fa eco Archie.
“Piantatela tutti e tre!” esclamo rimettendo le cose a posto.
Esco da sotto il lavello e mi guardo intorno, la cucina è diventata una specie di lago…
“Io ve l’avevo detto di chiudere l’acqua…” continua Alex imperterrito: l’unico che dalla sua posizione sul tavolino è rimasto asciutto.
Non facciamo tempo a rispondergli che la porta di casa si apre.
Fisso l’ingresso inorridito e vedo apparire, in sequenza, Neela, Wendall e Sam.
Si girano tutte e tre e fissano incredule la scena.
“Ray…” esclama Neela guardando per terra “…la cucina Ray!” ripete.
“C’è stato un contrattempo…” commenta Alex guardandole divertito “…io gliel’avevo detto di chiudere l’acqua!!” ride poi.
“Posso sapere perché siete fradici tutti e quattro?” chiede Neela sgranando gli occhi.
“E’ stata la guarnizione…” esclama Jared.
“Il bullone non andava allentato…” dice Brett.
”La ghiera di metallo andava più stretta…” interviene poi Archie.
“Il tubo ha iniziato a predere…” mi difendo io.
“Sono quattro cretini…” conclude Alex scuotendo la testa mentre si becca una serie di occhiate da manuale.
Wendall e Sam fanno un’espressione strana prima di scoppiare a ridere “Oddio scusa Neela me è troppo…” esclama Wendall appoggiandosi a una parete per mantenere l’equilibrio.
Sam si porta una mano davanti alla bocca e ci fissa cercando di fare la persona seria con scarsi risultati.
“Guardatevi! Ma non vi è venuto in mente di chiudere l’acqua prima di…di…” esclama Neela allargando le braccia.
“Ah…io l’avevo detto di chiudere l’acqua…” commenta Alex a cui Brett prontamente tira un guanto da lavoro di quelli che stavamo usando per riparare le tubature.
“Pensavamo fosse la guarnizione…” dice Morris strizzandosi la cravatta.
“Tu lo pensavi…tu e Mr.Sturalavandini!” esclama Jared indicando Brett.
“Ah beh perché invece era di certo il bullone…tu che hai anni e anni di esperienza come impiegato al Paradiso della Brugola lo sai bene…” gli risponde quest’ultimo incrociando le braccia.
“Se mi aveste indicato qualcosa di più preciso magari avrei evitato di allagare tutto!” mi difendo io alzandomi finalmente in piedi.
“Hey se tu quello che voleva il “coso allungato per svitare”…” mi risponde Jared minacciandomi con la famosa chiave inglese.
“Sei tu che mi hai detto che quella da 12 sarebbe andata bene!” esclamo rivolto verso Alex.
“Hey quella da 12 andava bene se poi tu non sei capace di svitare la roba non è mica colpa mia…” si difende il ragazzino.
“Dovevate cambiare il gommino!” interviene Archie.
“Prima bisognava stringere la ghiera!” stauisce Jared.
“E cambiare la guarnizione!” conclude Brett.
“Basta!” la voce di Neela risuona per l’appartamento, mentre tutti e cinque ci zittiamo abbassando la testa come degli scolaretti impauriti.
Di sfuggita riesco a vedere Wendall in preda a una sorta di crisi respiratoria per le risate e Sam che cerca di rimanere composta per non dare il cattivo esempio a suo figlio…
Neela ci guarda…e poi a un certo punto scoppia a ridere seguita dalle sue due amiche.
“Quattro omaccioni grandi e grossi e non avete saputo riparare una tubatura??” farfuglia la mia Roomie mentre la guardo con le mani sui fianchi.
“Tre tecnicamente…io sono arrivato dopo…” esclama Morris.
“Ragazzi davvero…Dio quanto avrei voluto potervi filmare!” ride Wendall mentre Jared le si avvicina minaccioso.
“Fossi in te la pianterei ho imparato cose durante questa lezione di idraulica che potrebbero ritorcersi contro di te…” le dice riferendosi alla famosa battuta sul “coso allungato per svitare”…
Io, Brett ed Archie scoppiamo a ridere mentre lei ci guarda un po’ confusa.
“Cosa avete insegnato a mio figlio!” si lamenta Sam rivolta verso di noi.
“Niente…sono io che cercavo di insegnargli che dovevano chiudere l’acqua…” ribatte Alex mentre Brett da dietro lo solleva di peso.
“Sei morto mostriciattolo!” esclama facendolo poi ricadere sul divano in preda alle risate.
“Roomie…” rido “…mi dispiace davvero…” continuo avvicinandomi e lei scuote la testa divertita.
“Solo tu hai questo potere lo sai? Avrei ucciso chiunque altro in questa situazione…” dice e poi abbassa di molto il tono “…e invece vedendoti adesso così completamente fradicio ho solo voglia di cacciare tutti di casa…” conclude mentre le rivolgo uno sguardo soddisfatto.
“Signori…” mi giro con fare teatrale “…chi rimane per le pulizie?” chiedo e vedo la sperata espressione di terrore.
“Io sono di turno in ospedale…” esclama Morris.
“Già anche noi vero Wen?” dice Jared prendendo la giacca e avviandosi verso la porta.
“Io…” dice Brett e Alex lo guarda.
“Tu avevi promesso che venivi a mangiare fuori con me e mamma vero?” gli dice e vedo l’espressione di adorazione sulla faccia del mio amico: salvato da un nanetto alto un metro e una mela.
“Esatto!” esclama “Andiamo?” dice poi rivolto a Sam che ride scuotendo la testa.
In pochi minuti se ne sono andati tutti e rimaniamo solo io e Neela “Ah la minaccia delle pulizie non fallisce mai…” rido abbracciandola.
“Sei tutto bagnato…” ride.
“Beh allora sarà il caso che mi tolga questi vestiti cosa dici?” suggerisco iniziando a baciarla.
“Ray?” mi dice quando abbiamo praticamente raggiunto la camera.
“Si?” dico con un filo di voce.
“Dopo pulisci…tutto!” esclama convinta.
“Dovrò proprio impegnarmi questa volta a quanto pare…per convincerti ad aiutarmi nelle pulizie…” commento mentre ci lasciamo cadere sul letto.
***
“Sì ieri ne abbiamo parlato…” dico a Neela stringendomi nel cappotto, siamo alla fermata della metro e stiamo andando al lavoro.
“Un addio al celibato per Carter…organizzato da te, Jared e Morris con consigli di Brett….tremo solo all’idea…” commenta lei sarcastica.
“Cos’è non ti fidi delle nostre idee geniali?” rido saldendo sul vagone e sedendomi mentre prende posto accanto a me.
“No, ho paura della loro eccessiva genialità…” sorride appoggiando la testa alla mia spalla mentre partiamo diretti verso il County.
“Dai…cercheremo di fare qualcosa di divertente, originale…e lontano dalle idee di Brett…” concludo ricordandomi divertito alcune delle sue proposte…
“Non le voglio sapere…” commenta lei.
“Ah Roomie…non avevo certo intenzione di dirtele!” sorrido mentre mi guarda storto forse leggermente preoccupata da tutto quello che è venuto fuori ieri nel nostro pomeriggio tra uomini!
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L’ultima cosa a cui avrei mai potuto pensare era una chiacchierata con Dubenko a sfondo familiare; ogni padre ha dei problemi, così come probabilmente li ha ogni figlio, ma quando sono gli adulti a sbagliare, quando sono i padri a commettere gli errori, a ignorare i propri figli, beh non dovrebbe esserci per loro alcuna pietà.
Un figlio non sceglie il proprio padre, non sceglie di vederlo andare via una mattina quando è troppo piccolo per capire che non tornerà più; nemmeno i padri scelgono i loro figli, ma decidono di averne e di prendere su di loro le responsabilità della loro crescita, responsabilità che nella mia vita sono decisamente state abbandonate troppo presto…
E così che sono arrivato a non avere un padre, a pensarlo morto, e magari ogni tanto a sperare che lo sia davvero; soffrirei? No non credo, per lui ho già sofferto abbastanza, ho smesso di versare anche solo una lacrima per quel figlio di puttana parecchi anni fa…
E invece credo sia vivo, da qualche parte, magari con una qualche famiglia, magari con dei nuovi figli da abbandonare, o magari, come spero, è solo come un cane a leccarsi le ferite di una famiglia che ha distrutto…
“Disturbo Dr.Barnett?” una voce risuona alla mia sinistra mentre sono nel piazzale ambulanze seduto su una panchina con in mano una tazza di caffè ormai gelato.
Alzo lo sguardo e vedo Dubenko, la divisa blu da ci chirurgia, e sopra un giaccone marrone allacciato per metà.
“No…” rispondo lanciando il bicchiere di cartone del caffè nel cestino e alzandomi in piedi.
Nessuno dei due parla, forse sono stato troppo duro con lui l’altro giorno, a dirgli che certi rapporti sono irrecuperabili, ma deve capirlo, capire che non sarà la sua posizione di padre a rendere ogni suo errore perdonabile.
Certo un figlio tende a dare seconde possibilità ai propri genitori, forse per natura ma c’è un limite…
Sta per aprire la bocca e per dire qualcosa, forse un commento forse qualcosa di più quando la sirena di un’ambulanza lo interrompe bruscamente, si aprono le porte del policlinico ed escono Abby, Neela e Morris.
“Due feriti per un incidente stradale, Ray ci servi anche tu!” esclama Morris.
Guardo Dubenko che annuisce e poi corro verso l’ambulanza.
Gli dovrò parlare. Dirgli che non volevo fare semplicemente lo stronzo, che a modo mio volevo aiutarlo e aprirgli gli occhi, per evitare che tra dieci anni suo figlio si ritrovi in un bar a parlare con qualcuno, dicendogli che esistono davvero dei rapporti irrecuperabili con i propri padri…
“E’ una stronzata! E’ davvero una stronzata!” rido entrando al pronto soccorso con Morris.
“Questo lo dici tu! Adesso cerchiamo un terzo parere, lo cerchiamo assolutamente, Pratt…dov’è Pratt quando potrebbe essere utile…” mi risponde Archie guardandosi in giro.
“Morris!” la voce di Pratt risuona alle nostre spalle mentre entrambi ci giriamo.
“Greg!” lo accoglie Morris “Proprio tu ci servivi! Il nostro rockettaro qui presente sostiene che nella partita dei Bulls contro i Boston Celtics non c’era il fallo di sfondamento di Pierce su P.J. Brown…” gli spiega Archie guardandomi storto mentre io rido.
Quel fallo non c’era, neanche a sognarselo.
“Amico…” esclama Pratt mettendogli una mano sulla spalla e ridendo “Ma dove diavolo l’hai visto quel fallo! Hai le visioni esattamente come l’arbitro!” ride.
“Ah!” esclamo trionfante “Cosa ti avevo detto? Eh? Mi devi un birra Morris! Una birra enorme!” continuo mentre lui entra in salottino maledicendo sia me che Pratt.
“Ray!” la voce di Kovac mi richiama, faccio appena a tempo a girarmi che mi lancia qualcosa…di blu.
“Cos’è?” chiedo guardando la tuta che mi ha appena tirato.
“Domani sei di turno con la eliambulanza!” mi risponde passandomi anche il casco.
“Wow!” dico entusiasta “Domani? Tutto il giorno?” continuo rimirando il casco bianco molto soddisfatto.
“Sei ore di turno…” risponde Kovac divertito.
“Fantatisco!” esclamo “Grazie!” concludo uscendo dal pronto soccorso.
Pazzesco, tutta la giornata in elicottero, quando lo dico a Jar schiatta d’invidia, da piccoli avevamo questa sorta di passione per tutto ciò che volava, sì ok lui voleva fare l’astronauta mentre io dopo aver visto Top Gun ero fermamente convinto che sarei diventato un pilota, magari leggermente più alto di Tom Cruise ma questi sono dettagli…
Arrivo a casa ed entro rumorosamente.
“Roomie non hai idea di cosa succederà domani!” esclamo tutto contento abbandonando come al solito lo zaino in giro.
“Ciao anche a te Ray!” scherza vedendomi e dandomi un bacio “Cosa succede domani?” mi chiede poi.
“Turno con l’eliambulanza!” esclamo trionfante “Sei ore in giro per i cieli di Chicago!” lei si gira e mi guarda.
“Scusa?” mi chiede poco convinta mentre butto gli occhi al cielo “Sono di turno sull’eliambulanza!” ripeto.
“Tu? Sull’elicottero e perché?” mi chiede.
“Che soddisfazione dirti le cose Neela…” commento ridendo e lei mi lancia una della sue occhiate.
“Devi proprio andarci?” continua e io mi avvicino a lei e le prendo il viso.
“Che ti prende?” le chiedo divertito.
“Niente…” si affretta a dirmi abbassando lo sguardo.
“Neela…”
“…insomma è pericoloso!” mi interrompe alzando la testa all’improvviso e mi metto a ridere.
“E dai Roomie, c’è gente che ci lavora ogni giorno…e io farò il tunro di sole sei ore…” le spiego e lei scuote la testa “…vieni qui…” sorrido e la abbraccio “…mi piace sai quando ti preoccupi per me…” le dico a bassa voce “…ti metti sempre i capelli dietro l’orecchio quando sei nervosa e poi mi guardi in un modo che mi fa impazzire…” continuo e si mette a ridere.
“E’ che non so…tu? Su un elicottero? Con il casino che fai di solito come minimo lo fai precipitare…” ride passandomi le mani lungo le braccia.
“Grazie Roomie…davvero…” sorrido e le do un bacio “…e non ti ancora detto la parte migliore…” continuo poi “…ho una uniforme…” sorrido e lei si mette a ridere.
“Ray…” dice.
“Sul serio con tanto di casco!” ribatto e lei si stacca da me andando in cucina “Non mi dai soddisfazione Neela!” mi lamento prendendo l’uniforme e andando in camera.
“Ray sembri un bambino con il costume da carnevale…” ride lei dalla cucina mentre mi sto infilando l’uniforme, poi prendo il casco e me lo metto prima di tornare di là.
“Allora?” le chiedo e lei si gira e mi guarda, mi tiene gli occhi fissi addosso per qualche secondo…
“E’ un’uniforme…” dice con un tono di voce estremamente basso.
Allargo le braccia “Come mi sta?” chiedo combattendo con la visiera del casco.
“Ti sta come un’uniforme…” continua con fare noncurante e io sbuffo.
“Bene, male, da schifo, me la strapperesti di dosso? Un commento Roomie!” esclamo e poi mi giro per rientrare in camera.
“Te la strapperei di dosso…” risuona la sua voce alle mie spalle mentre mi giro molto lentamente, alzo la visiera del casco e inarco un sopracciglio, con un sorriso malizioso in faccia.
“Scusa?” le chiedo divertito.
“Non lo ripeterò…” dice lei guardandomi fisso negli occhi mentre inizio a camminare verso di lei.
“Oh sì che lo ripeterai…” commento arrivando esattamente di fronte a lei che non dice niente, mi prende il viso tra le mani con un gesto veloce ed inizia a baciarmi.
Poi le mani scendono lungo il collo lentamente, prende la cerniera della divisa e la tira giù fino alla fine prima di iniziare ad accarezzarmi il petto mentre mi stacco da lei per un attimo.
“Neela…se questa cosa ti fa un simile effetto giuro che la rubo…” non faccio tempo a finire la frase che la sua bocca è di nuovo sulla mia.
Infila le mani nell’uniforme e me le fa scorrere lungo la schiena graffiandomi leggermente la pelle, poi le riporta davanti, fino al collo e mi slaccia il casco prendendolo e lanciandolo sul divano.
“Hey un po’ di attenzione…il mio casco…” mi lamento staccandomi mentre vedo un sorriso diabolico dipingersi sul suo viso.
“Vai a riprendertelo…” dice mentre prende i lembi nella divisa ormai aperta e mi tira verso la camera mentre faccio scorrere le mani sulla sua schiena.
“Domani Roomie…giuro che domani lo rimetto a posto…” balbetto con la bocca incollata alla sua.
Oltrepassiamo la porta e lei mi sfila la parte sopra della tuta lasciandomi a petto nudo prima di smettere di baciarmi e fissarmi convinta.
Sorride, mi mette le mani sulle spalle e mi spinge sul letto su cui cado “Roomie… non ti facevo così…” non riesco a finire la frase perché lei prende i pantaloni dell’uniforme e mi sfila anche quelli lanciandoli verso la finestra.
“Te l’avevo detto che te l’avrei strappata di dosso no?” mi dice a bassa voce sedendosi a cavalcioni sopra di me.
“Quand’è che te ne compri una anche tu di quelle uniformi?” le chiedo poco prima che ricominci a baciarmi passandomi le mani su tutto il corpo.
Le sfilo la maglietta e slaccio il reggiseno lanciandoli oltre il letto prima di iniziare ad armeggiare con la cintura dei pantaloni: rotolo finchè non è sotto di me e glieli sfilo velocemente.
“Devi mettertela più spesso quella tuta…” mi dice accarezzandomi le spalle prima che richiuda le mie labbra sulle sue.
Il pilota è sempre stata la mia vocazione…
Sono in cucina a cercare qualcosa per cena, Neela è in camera a vestirsi dopo una doccia. Sorrido ancora una volta pensando a lei e a quell’uniforme, devo corrompere qualcuno giù all’ospedale e farmela lasciare, assolutamente…
Sento bussare alla porta, chiudo il frigo e vado ad aprire.
“Hey!” esclamo vedendo Sam che mi sorride.
“Ciao Ray!” mi saluta mentre la faccio entrare “Come va?” mi chiede.
“Ray chi…è?” chiede Neela uscendo dalla camera “Sam ciao!” la saluta poi andandole incontro ed abbracciandola “Come stai?” le chiede.
“Abbastanza bene grazie…” risponde lei abbozzando un sorriso.
“Dai siediti, vi porto qualcosa da bere!” dico indicando il divano e andando in cucina a prendere qualcosa.
“Come mai da queste parti?” le chiedo poi e lei si gira verso Neela, poi verso di me.
“Neela ti ha detto di Alex…” mi chiede e io annuisco.
“Di farlo stare da noi per un po’? Sì!” rispondo convinto.
“E la cosa non è un problema?” continua lei.
“No assolutamente Sam! So che Neela te l’ha già detto ma non è un problema anzi! Sul serio…anche perché so già che si coalizzarà con me contro di lei!” rido indicando la mia Roomie che mi sorride.
Sam scuote la testa “Grazie…” dice guardandoci entrambi “…per un po’ finchè non trovo un appartamento…” ci spiega.
“Tu e Luka cambiate casa?” le chiede Neela e vedo il volto di Sam irrigidirsi per un attimo.
“Io e Alex cambiamo casa…” risponde passandosi una mano tra i capelli.
Neela non dice nulla limitandosi ad annuire.
“Vi siete lasciati?” le chiedo e mi guarda.
“L’ho lasciato direi…” dice con una risata amara “…penserete che dopo tutto quello che gli ho fatto passare sono un’ingrata a fargli anche questo vero?” continua.
“No…” le rispondo e lei alza lo sguardo verso di me.
“Penso sia naturale Sam…” continua Neela attirando la sua attenzione “…dico la voglia di ricominciare…da sola…”
“Ne ho bisogno capite?” chiede sperando di sentirsi capita e annuiamo entrambi “Magari torneremo insieme magari no, ma…devo ricominciare da zero adesso che Steve…beh…spero sia fuori per sempre dal gioco…” continua.
“Credo che lo sia…” la rassicura Neela.
“Lo credo anche io…” dice Sam con un sospiro “…ma per Alex…è sempre suo padre…”
“Ne sei sicura?” la interrompo e lei si gira guardandomi stupita “Pensi che per Alex sia ancora un padre?” chiedo mentre sento la voce farsi più tagliente e meno comprensiva.
“Beh lo è Ray…” inizia a dire ma la interrompo di nuovo “Io penso di no Sam. Penso che Alex abbia deciso di non avere più un padre dopo tutto questo…”
“Pensi che sia possibile farlo? Prendere una simile decisione? A quell’età?” mi chiede Neela mentre vedo che mi guarda, dritto negli occhi.
Abbasso lo sguardo ed annuisco “Sì è possibile, è assolutamente possibile…” rispondo fissando la bottiglia di birra che tengo fra le mani.
Qualche attimo di silenzio e poi Sam ricomincia a parlare “Io vado...” si alza in piedi ed io alzo lo sguardo su di lei.
Ci alziamo che io e Neela “Vi porto la sua roba magari uno di questi giorni, prima che lo dimettano…” continua incamminandosi verso la porta.
“Certo! Quando vuoi!” le risponde Neela prima di salutarla e farla uscire.
Quando la porta si richiude in casa scende un silenzio quasi soprannaturale, torno al divano prendo le bottiglie vuote e poi vado in cucina a buttarle nella spazzatura.
“Ray…” la voce di Neela risuona alle mie spalle, mi giro e mi sta guardando con le braccia incrociate “…cos’è successo con tuo padre?” mi chiede così, senza preavviso, senza…
“Niente…” rispondo subito cercando di tenermi occupato, facendo finta di cercare qualcosa nella credenza.
“Ray…quando parli…di Alex di suo padre…sei sempre così…”
“NEELA NON è SUCCESSO NIENTE!” dico a voce molto, molto alta, sbattendo l’anta dell’armadietto e girandomi di scatto.
La vedo sussultare e stringersi le braccia attorno alla vita, mentre mi rivolge uno sguardo chiaramente ferito.
“Vado a farmi una doccia…” continuo prendendo e chiudendomi in bagno.
Cazzo.
Che diritto ho di trattarla così? Di urlarle dietro quando lei cerca di aiutarmi…
Apro l’acqua, lascio cadere a terra i vestiti e mi butto sotto il getto della doccia appoggiando la fronte contro il muro…
Quando esco dal bagno la casa è silenziosa e non vedo Neela da nessuna parte, butto i vestiti nel cesto della roba sporca e vado in camera: è lì.
Distesa a letto mi sta dando le spalle, ha la coperta tirata su fin poco sopra i fianchi.
Sospiro e mi avvicino, mi distendo dietro di lei e le passo le braccia attorno alla vita.
“Mi dispiace…” le sussurro in un orecchio, non risponde.
“Non volevo urlare così Neela davvero, so che stavi cercando di…aiutarmi ma non sono bravo a parlarne…a tirare fuori tutto e parlarne tranquillamente…non ho mai parlato…” continuo.
La sento girarsi fino a fronteggiarmi, ha gli occhi un po’ arrossati, deve aver pianto; mi passa una mano sul viso “Io ti amo Ray…voglio sapere perché…ogni volta che viene fuori quell’argomento tu…non sei più tu…” mi dice a bassa voce.
Chiudo gli occhi e le appoggio la testa sul petto lasciandomi coccolare.
“Te lo giuro Neela…te ne parlerò…non adesso però…non…” lascio cadere la frase e lei rimane lì a passarmi le mani tra i capelli.
“Quando vuoi Ray…” sussurra “Io sono qui…” conclude mentre continuo a lasciarmi abbracciare senza aggiungere altro.
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“Tutto ok?” chiedo ancora una volta rivolto verso Alex che annuisce con lo sguardo basso.
Luka ha appena aggredito Steve prendendolo a pugni, l’ennesima scena a cui Alex non avrebbe dovuto assistere…
“Alex…Luka ha perso il controllo…è arrabbiato con Steve…lo sai, per quello che ha fatto…” continuo a dire e lo so che sono solo stronzate.
Quell’uomo gli ha sparato, ha aggredito Sam, le ha fatto perdere il suo bambino, a cosa diavolo servono ad Alex i miei commenti? A niente eppure sono qui a dirgli cose inutili…
“Luka lo odia…” dice dopo un po’ alzando gli occhi mentre io prendo una sedia e la posiziona vicino al suo letto.
“Alex…” inizio a dire.
“E non dirmi che non è vero!” esclama alzando leggermente la voce, stringendo gli occhi e i pugni forse per non piangere “Lo odio anche io…” aggiunge a voce molto più bassa.
Odia suo padre…
“Aveva detto che aveva un nuovo lavoro che sarebbe venuto a prendermi e saremmo andati in Arizona, nella casa dei nonni…hanno una fattoria sai? Mi aveva detto che saremmo stati là insieme, che sarebbe venuta anche mamma…” inizia a dirmi “…voglio bene a Luka ma papà aveva detto che saremmo stati di nuovo una famiglia e continuava a ripetermelo… in tutte le lettere…”
Le solite promesse con cui cercano di comprare la tua fiducia. Le belle parole che poi svaniscono nel nulla…
“Anche mio padre mi ha detto così una volta sai?” gli dico e lui mi guarda subito “Quando è tornato…la prima volta…” continuo.
“Se n’è andato anche lui?” mi chiede a voce bassa e io annuisco.
“Avevo 8 anni…” rispondo “…mi sono svegliato e un giorno…”
“…non c’era più…!” mi interrompe lui sapendo benissimo di cosa sto parlando mentre io annuisco “Hai vissuto anche tu con tua mamma?” continua.
“Già…solo io e lei…” commento con un sorriso “…sai mia mamma è molto simile alla tua…” continuo e lui sorride.
“Ti diceva sempre su perché non mettevi a posto la camera?” mi chiede.
“Sempre! Ogni giorno!” rispondo e ci mettiamo a ridere “E mi diceva di mettere a posto la chitarra quando la lasciavo in giro, o di non lasciare i vestiti in giro…” mi fermo e poi ricomincio “…sai adesso che ci penso queste cose le fa sempre anche Neela!” dico mentre ridiamo di nuovo.
“Neela mi piace proprio!” dice.
“Anche a me!” sorrido “Proprio tanto…”
“Sembri come quelli dei film che piacciono a mamma quando parli di lei…” mi prende in giro “Tutto romanticoso e sdolcinato…”
“Hey hey hey! Non è vero!” mi difendo ridendo “Senti chi parla il mammone di turno!” scherzo a mia volta.
“Io voglio bene a mamma…” dice lui serio mettendosi a sedere un po’ più dritto.
“Lo so Alex…” dico.
“E mi sarebbe piaciuto avere quella sorellina…sarebbe stato forte…!” continua scrollando le spalle.
“Anche la tua mamma la voleva tanto, ed anche Luka…è per questo che prima ha aggredito Steve…ha aggredito tuo padre…è arrabbiato per la sua bambina…” gli spiego.
“Anche io sono arrabbiato per Julie…e perché ha fatto male alla mamma…e l’avrei preso a pugni io!” esclama convinto.
“E’ normale che tu sia arrabbiato dopo quello che è successo…” gli spiego “…ha fatto troppe cose brutte…” lascio cadere il discorso…stavo per dire che ne ha fatte troppe perché lui possa perdonarlo, ma chi sono io per dirgli che non dovrà mai perdonare suo padre?
“Tu l’avresti preso a pugni vero? Se fosse stata tua mamma…” dice poi e io mi metto a ridere.
“Penso di sì…” confesso “…sai anche io voglio molto bene a mia madre…siamo stati solo io e lei per tanti anni…come te e Sam…siamo una famiglia ristretta, e io ho sempre pensato di doverla proteggere da quando papà se n’era andato…” gli spiego e lui annuisce.
“Sai, anche se io…beh…se sono scappato, se le ho detto delle cose brutte ogni tanto…io non la cambierei con nessuna altra mamma…” sorride “…siamo sempre stati io e lei senza nessuno e lei è stata forte sai? Mi ha sempre comprato un casino di cose, anche la playstation, e mi ha organizzato le feste di compleanno e poi guarda anche i film di zombie con me…adesso li guarda anche Luka ma lei li ha sempre guardati!” dice.
“Sam è una mamma proprio forte…” sorrido.
“Già…anche quando abbiamo conosciuto Luka…anche lui è forte…è simpatico e quando si sono messi assieme io ero contento perché era come avere un papà…cioè gli voglio bene…” continua e poi si ferma un attimo “…però quando mi scriveva papà quello vero io ero più felice perché è lui il mio vero papà…”
“E’ normale Alex…” gli dico.
“Però adesso io quel papà non lo voglio più!” statuisce “Dici che mamma si arrabierà con Luka per aver preso a pugni Steve?”
“Non credo si arrabbierà più di tanto…sai Alex penso che anche lei sia molto arrabbiata con Steve…” commento e lui annuisce.
“Mamma era proprio triste per Julie…” mi dice e si asciuga gli occhi con il dorso della mano “…anche prima quando l’ho vista, era proprio triste…” continua.
“Le ci vorrà un po’ di tempo per riprendersi, e avrà bisogno di te sai? Dovrai stare con lei…” dico io.
“Io non la lascerò mai!” mi interrompe fissandomi “Ti posso chiedere un piacere Ray?” chiede poi.
“Certo!” rispondo.
“Domani mi porti la mia chitarra? Quando sono giù mi piace suonarla…e piace anche a mamma quando la suono…magari le faccio tornare il buon umore!” dice e io annuisco.
“Te la porto domani! Senza problema! Sai anche io quando sono giù suono sempre…” confesso.
“Anche io…mi aiuta tantissimo…e anche la mamma ha detto che le piace…” commenta lui.
“Hey alla tua mamma piacciono i frappè?” gli chiedo e sul suo viso si apre un sorriso enorme.
“Da morire! Beve sempre quello alla fragola!” risponde.
“Ok allora senti qui, adesso vado giù prendo un frappè per lei e uno per te…e poi glielo portiamo!” propongo e lui annuisce immediatamente “Doppia cioccolata e caramello giusto?” chiedo poi a lui.
“Ovvio!” risponde ridendo.
“Aspettami qui…torno tra poco!” concludo uscendo dalla sua camera.
***
“Neela?” chiedo entrando in casa e richiudendomi la porta alle spalle.
“Hey…” la sua voce risuona mentre esce dal bagno venendomi incontro, mi passa le braccia attorno alla vita e mi stringe “Non vedevo l’ora che tornassi…” dice a bassa voce mentre l’abbraccio forte.
“Sono rimasto un po’ con Alex e poi siamo andati da Sam…” le spiego e lei annuisce.
“Hai fatto bene…” sorride mentre mi prende le mani e mi porta fino al divano su cui ci sediamo.
“Kovac ha preso a pugni Steve…” dico mentre appoggio la testa sulla sua spalla lasciando che le sue mani giochino tra i miei capelli.
“Stai scherzando?” chiede lei preoccupata.
“Sta bene…” la rassicuro subito “Stanno bene tutti e due…” continuo “Quel figlio di puttana voleva vedere Alex, si è presentato davanti alla sua camera e Luka non ci ha più visto, gli è saltato alla gola mandandolo al tappeto…” le spiego.
“Non finirà mai con quello…” sospira.
“Adesso è finita, finita anche per Alex…” commento io.
“Alex è troppo piccolo per decidere…” inizia a dire lei ma la interrompo “…dieci anni sono abbastanza per decidere di chiudere con una persona del genere!”
“E’ suo padre Ray!” esclama.
“Appunto…” commento io chiudendo gli occhi mentre rimaniamo in silenzio per un po’.
Potrei dirglielo adesso, raccontarle di come se n’è andato quella volta, di come ci ha lasciato senza uno straccio di spiegazione, di come ha provato a tornare a illuderci di nuovo tagliandoci poi per la seconda volta fuori dalla sua vita.
Potrei dirle che anche io una volta avevo un padre, prima di giurare che l’avrei odiato per il resto della mia vita, ma non adesso, non…non adesso, adesso non voglio pensare a lui.
“E Sam come l’hai vista?” riprende dopo un po’.
“Sam è Sam…distrutta ma è pazzesca…quando sta con Alex dico…riesce a convincerlo che andrà tutto bene che sta bene…” le dico aprendo gli occhi per guardarla.
“Penso sia abituata a farlo…” aggiunge e io annuisco mettendomi a sedere dritto.
“Ti rendi conto che è più giovane di noi praticamente?” sbotto ad un tratto “Cristo ha 25 anni, un figlio di 10…e ne ha appena perso uno…” continuo.
“Ci pensavo oggi…” risponde Neela accoccolandosi contro di me “…non so cosa avrei fatto se mi fossi trovata a vivere la sua vita…! Per fortuna hanno Luka…”
“Lui è importante certo…” dico e lei mi guarda “…ma ho paura che adesso dovrà risistemare un po’ di cose da sola…” continuo appoggiandomi all’indietro contro la spalliera del divano.
Cala di nuovo il silenzio, per un po’, una decina di minuti in cui rimango semplicemente lì con Neela che mi accarrezza il braccio, la sua testa contro di me, con gli occhi chiusi e la mentre troppo intasata di pensieri.
“Alex mi ha chiesto di portargli la sua chitarra lì in ospedale…” sorrido a un certo punto “…abbiamo parlato di come suonare ci rilassi quando le cose vanno da schifo…”
“Lo frequenti un po’ troppo sai?” scherza lei “Tra un po’ gli insegnerai a rimorchiarsi le ragazze?” continua e ci mettiamo a ridere.
“Forse la mia chitarra mi aiuterebbe anche adesso…” continuo e Neela si alza andando nell’angolo a prenderla, le sorrido.
“Sai a volte vorrei saperla suonare come te, magari mi rilasserei anche io…” dice mentre si siede di nuovo accanto a me.
“Posso insegnarti…” le propongo aprendo la custodia e tirandola fuori.
“No Ray…davvero…” ride
“Dai…” continuo porgendole la chitarra che prende in mano e mettendomi dietro di lei.
Le predo le mani, posizionandole in maniera corretta, le dita della sinistra che tengono gli accordi, la destra pronta a suonare.
“Ray…” protesta a bassa voce.
“Shhh…” la zittisco con la bocca contro il suo orecchio.
Sorride mentre le faccio suonare le prime note “Lasciati andare…” continuo appoggiando il mento sulla sua spalla “Devi sentirla la musica…” continuo a muovere la sua mano, mentre con la sinistra le faccio cambiare qualche accordo che esce più o meno intonato.
La musica inizia a riconoscersi…
“Sei proprio fissato con questa canzone ultimamente eh?” commenta lei a bassa voce e io sorrido.
“I never said I'd lie and wait forever…” inizio a cantare
“If I died, we'd be together
I can't always just forget her
But she could try…”
Canto la prima strofa di “The Ghost of You” dei My Chemical Romance senza lasciarle andare le mani, continuando a suonare insieme a lei.
“Sai che è vero…aiuta…” mi dice girando la testa per guardarmi prima di prendere la chitarra e appoggiarla sul tavolo; poi si lascia cadere all’indietro contro di me.
“Ti amo…” le dico appoggiando il mento sulla sua testa che lei però alza guardandomi negli occhi, sorride.
“Non me l’avevi mai detto così…” mi dice e mi metto a ridere.
“Lo so…è che…mi sembra ancora così….strano…cioè non è che sembri strano essere innamorato di te ma…”
“Non preoccuparti…” mi interrompe “…capisco cosa vuoi dire…” mi dice tornando ad appoggiare la testa sulla mia spalla.
“Ma tu lo sai vero? Cioè anche se sono così idiota da non dirtelo in continuazione lo sai?” le chiedo quasi scherzando, ed è lei che questa volta si mette a ridere.
“Sì che lo so scemo!” commenta mentre mi stringe “Lo so…” ripete mentre ce ne stiamo lì in silenzio, a pensare, semplicemente godendoci qualche minuto di noi…
And all the things that you never ever told me
And all the smiles that are ever gonna haunt me
Never coming home
Never coming home
Could I? Should I?
And all the wounds that are ever gonna scar me
For all the ghosts that are never gonna...
***
Salgo sul tetto per staccare un attimo, mi chiudo la porta alle spalle e mi accorgo di non essere da solo, appoggiato al parapetto davanti a me c’è Morris.
“Hey…” lo saluto avvicinandomi a passo lento, ultimamente non ho un gran rapporto con lui dopo tutti i casini con Neela, ma con la storia di sua sorella…mi piacerebbe riuscire a palargli…
“Ciao…” mi saluta senza nemmeno degnarmi di uno sguardo continuando a fissare la grigia skyline di Chicago.
“Senti Archie…” inizio a dire.
“Abbiamo abbandonato il Morris?” mi interrompe ironico ma molto acido.
“Puoi almeno starmi a sentire?” esclamo “Lo so che sei ancora incazzato per Neela ma…cazzo…prova a capirmi è la prima ragazza che ho…da una vita e non sapevo neanche come dirlo in giro!” gli spiego e lui scrolla le spalle “Comunque volevo solo dirti che se hai casini con tua sorella…se vuoi puoi parlarmene, di casini familiari ne conosco un po’…”continuo senza sperare di ottenere risposta.
“Lei è bellissima…ha fatto la modella di biancheria intima per Versace per anni…” inizia a dire e io sposto lo sguardo sul panorama lasciandolo parlare “E’ sposata da 5 anni...e…suo marito la adora…ha avuto pressochè perfetta...”
Cala di nuovo il silenzio “Non so che cazzo le sia saltato in mente…di farlo…di nuovo…” riprende dopo poco.
Di nuovo? Aveva già tentato il suicidio una volta?
“La prima volta aveva solo 16 anni…” ricomincia risolvendo il mio dubbio “…il suo ragazzo le aveva fatto credere di avere l’AIDS e lei…ha pensato bene di farla finita…ma non c’è riuscita neanche quella volta…”
Cazzo! Non avrei mai pensato a una cosa simile…
“Mi dispiace…” dico semplicemente affondando le mani nelle tasche del camice.
“Certo Ray immagino come ti dispiace…” commenta lui.
“Morris cazzo!” sbotto e ci voltiamo a guardarci.
“E’ tornato il Morris?” mi interrompe.
“Senti sto cercando di aiutarti…” inizio a dirgli e lui scuote la testa.
“Risparmiati l’aiuto Ray, non me ne faccio niente…” statuisce girandosi e tornando nell’ospedale.
***
“Piantala cretino!” esclama Jared tirandomi una lattina vuota di birra.
“Neanche morto idiota! Adesso che posso sfotterti tanto quanto tu sfotti me sei finito!” commento io.
Siamo sul suo divano a vederci “L’alba dei Morti Viventi” per la sessanticinquesima volta, ma in extended edition.
“Io non sono fuso e schifosamente perso come te…” ribatte.
“Piccioncino non venire a raccontarla a me che oggi te la stavi mangiando con gli occhi in accettazione…” continuo aprendomi l’ennesima birra.
“Cazzo…devo trovare un posto in ospedale dove rinchiuderla…” commenta lui e ci mettiamo a ridere, sarà che sono 2 ore che guardiamo questo film bevendo soltanto birra e le cose stanno degenerando.
“Il mio sogno proibito rimane sempre il salottino…” rido.
“Troppo esposto…” commenta ricevendo un’occhiata divertita “In sala suture c’è più spazio di manovra…” continua scoppiando a ridere alla fine.
“Sei un coglione…” rido tirandogli un cuscino.
“Cazzo te lo ricordi quando queste stronzate le dicevamo ogni giorno, dopo quelle feste a commentare quelle che ci eravamo portati a letto? Il periodo in cui abbiamo vissuto insieme è stato davvero una follia…ti ricordi quando abbiamo trovato quella sconosciuta mezza nuda sul divano alle otto del mattino?” dice riprendendo fiato.
“Me lo ricordo eccome…chi cazzo e poi?”
“E dai tu te la sei fatta la sera dopo…in piscina con quell’altra tizia…” ride.
“In quella mega villa…cazzo è vero! Che tu ti sei preso le due gemelle…le due New Yorkesi…e Brett si è fatto quello schianto di bionda che non mi ricordo neanche come diavolo si chiamava!” esclamo ricordandomi perfettamente di quella sera.
“Quelle due non me le dimentico…” commenta con un sorriso soddisfatto.
“Se ci sentono Neela e Wen ci ammazzano…” rido.
“Fortuna che sono di turno direi allora…” risponde alzando la birra in un teatrale brindisi.
“Quella sera è stato uno sballo…” continuo io ricordando…
* Flashback – 3 anni prima *
“Un po’ di gente eh?” mi dice Jared a voce alta cercando di sovrastare la musica.
“Decine di ragazza ubriache e in abiti che approvo decisamente…” commenta Brett “…questo è il paradiso…!” ci mettiamo a ridere.
“Hey!” una voce risuona alla mia sinistra.
“Hey…” saluto una ragazza bionda che solo quella mattina avevo trovato sul divano di casa nostra con addosso un reggiseno e un paio di pantaloni da uomo…un paio di pantaloni di Brett…
“Ci si rivede…” sorrido e lei inclina la testa.
“Posso offrirvi da bere ragazzi? Per l’ospitalità di stanotte…sono qui con qualche amica…” dice lei.
“Certe offerte non si rifiutano!” interviene Jared accettando l’invito.
Le seguiamo fino ad uno dei tavolini nel privè: nove, nove ragazze sedute intorno a un tavolo pieno di alcolici, la cosa si fa veramente interessante.
Il giro di presentazioni è abbastanza veloce, i nomi sono i soliti, Jessica, Janet, Kristin, i nomi di ogni sera…
“I ragazzi mi hanno dato ospitalità stanotte dopo la festa a casa loro…” ride la prima “…ero talmente ubriaca che…” fa un gesto strano con la mano e le amiche si mettono a ridere.
L’acool scorre a fiumi, tra una risata, un ammiccamento, qualche parola con Brett e Jared che mettono in chiaro quale delle nove hanno puntato…
“Fa un caldo terribile qui non trovi?” mi chiede la biondina sporgendosi verso di me sul divanetto.
“Abbastanza…” commento lasciando scorrere gli occhi sulla curva delle sue gambe.
“Potremmo andarcene tutti in piscina da me…” interviene in quel momento un’altra delle ragazze, una bionda assolutamente pazzesca con una scollatura che lascia ben poco all’immaginazione.
“Hey ho sentito piscina?” chiede Brett cercando di staccare gli occhi dalla scollatura per riportarli sul suo viso.
“Io ci sto!” esclama Jared alzandosi e portando con se le due gemelline che gli si sono catapultate addosso a inizio serata.
“Vada per la piscina…” commento guardando la biondina di prima che mi sorride complice.
Una villa alla Magum P.I. prende forma davanti ai nostri occhi…
“Cazzo…!” commenta Brett, e quella parola racchiude tutto quello che c’è da dire.
Le ragazze sono già arrivate e un paio di loro sono già in piscina, con addosso qualcosa che forse qualcuno potrebbe chiamare costume ma che sarebbe più adatto chiamare straccio di stoffa, troppo piccolo per coprire anche un decimo di tutta quella pelle scoperta.
“Questo è il nostro giorno fortunato o sbaglio?” mi chiede Jared levandosi la maglietta pronto a saltare in piscina.
“Qualcuno ci ama amico…ci ama davvero tantissimo…” commento prima di prendere la rincorsa e lanciarmi in acqua.
3.00 di notte, idromassaggio, io, la mia solita biondina e la sorella di non ho capito chi…
Jared è sparito un paio di ore fa con le gemelle, in lontananza vedo la sagoma di quella bionda dalla scollatura fenomenale che aveva puntata Brett già a inizio serata.
“Il medico…vuoi diventare un medico…” dice una delle due sedendosi sopra di me.
“Già…direi di sì…” rispondo mentre sento le mani dell’altra sulle mie spalle giro la testa e inizia a baciarmi mentre sento le sue mani scendere lungo le braccia…
Sarà una notte decisamente interessante…
11.00 del mattino, entriamo in casa ridendo come tre idioti.
“Cazzo voi di non avete di cosa sono state capaci…” esclama Jared lasciandosi cadere sul divano.
“Hey ti prego evitaci i particolari!” rispondo io prendendo una bottiglietta d’acqua dal frigo “Anche se dubito tu possa battere la mia accoppiata nell’idromassaggio…” continuo sedendomi su una poltrona “La moretta aveva un fondoschiena che non potete neanche immaginare…”
“E’ la qualità che conta deficienti, non la quantità…la mia era una ma … WOW …” interviene Brett uscendo dal bagno.
“Tutta invidia amico!” ride Jared.
“Neanche per sogno…ne tiro su anche tre se voglio…” ribatte lui.
“Hey hey hey cos’è una sfida?” dice Jar alzandosi dal divano.
Mi metto a ridere “Evitate di mettermi in mezzo si sa che vinco!” commento entrando in camera.
“Sentila la testa di cazzo!” commenta Brett fissandomi.
“Sfida, stasera: chi se ne becca di più…” dice convinto.
“Io ci sto!” rido.
“E secondo voi mi tiro indietro!” ride Jar.
“Ve ne pentirete…tutti e due…” statiisce Brett entrando in camera sua.
* Fine Flashback *
“Quella serata è una di quelle che non ti dimentichi…” dico rivolto al mio amico.
“Eravamo ben diversi eh?” commenta lui ridendo.
“Già…anche se non rimpiango niente…di quegli anni dico…” mi fermo “…sono felice di averli vissuti così…ma sono anche felice che adesso sto vivendo diversamente…”
“Ray sembri mio nonno…” dice mentre mi arriva addosso l’ennesima lattina finita di birra.
“Ma piantala! Che lo so che fai lo splendido ma poi per Wen ci hai perso la testa…” gli dico.
“Cazzo…” commenta con un sospiro.
“Non era proprio la risposta che mi aspettavo però…” scherzo ricevendo un’occhiataccia.
“Lei è fantastica…” aggiunge poi “…non so cos’ha cioè te lo giuro…”
“E’ inutile che le vieni a spiegare a me queste cose…ci ho provato mille volte a spiegarti perché Neela…è così…così…” lascio cedere il discorso “Rinunciaci non ci riesci a spiegarlo a parole fidati…”
“Già…” sospira “Ti rendi conto che io e te ci siamo incontrati quando mi sono trasferito nel tuo quartiere ed avevo 3 anni…cioè ti rendi conto che ci conosciamo da 25 anni noi due?” dice poi così dal nulla.
“E questa da dove viene fuori?” dico passandogli una lattina di birra.
“Boh…non so…però…cazzo ne abbiamo passate insieme Barnett!” realizza poi con uno sguardo stralunato.
“Sembra che siamo marito e moglie se la metti così…” gli dico.
“Già…certo tesoro meglio non far sapere al mondo della nostra relazione segreta…” continua con tono serio.
“Esatto, soprattutto adesso che abbiamo la copertura perfetta con Neela e Wen…” aggiungo io.
“Giusto…” dice convinto.
“Giusto…” ripeto io.
Poi ci fissiamo e scoppiamo a ridere.
25 anni, ci sopportiamo da 25 anni…
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mercoledì, 27 settembre 2006 |
“Direi di sì!” esclama poi mentre ci mettiamo a ridere.
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:: PER INIZIARE
::
Questo diario fa parte del gioco di ruolo Emergency
Room, dedicato al telefilm ER Medici in Prima Linea. I fatti
narrati qui sono frutto di immaginazione e i riferimenti a persone
e cose realmente esistenti è casuale. I personaggi appartengono
alla Warner Bors, alla NBC e ai creatori del Telefilm.
:: RAY::
:: Carta di identità
:: Nome: Ray
:: Cognome: Barnett
:: Età: 27 anni circa
:: Ruolo: Borsista al secondo anno
:: Legami: nessuno
:: Altro: divide un appartamento con Neela
:: La sua storia
Non si sa molto del passato di Ray, ma si sa qualcosa del
suo presente. Arriva al Policlinico di Chicago durante il suo primo
anno da Borsista e subito si delinea il suo ruolo all'interno del
Pronto Soccorso. Arrogante e sfacciato in apparenza sembra però
indossare soltanto una maschera che nasconde notevoli insicurezze.
Ha una grande passione per la musica, suona infatti in un gruppo
rock che cerca di sfondare. Donnaiolo e provocatore viene chiamato
dalla Weaver in uno dei suoi primi giorni di lavoro come "il
figlio naturale di Ozzy Osburne".
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